Rendita catastale

Rendita catastale: perché è importante per l’acquisto di un immobile?


Quando cerchiamo quanto spenderemo per l’acquisto di un immobile in termini di tasse e imposte ci imbattiamo in un termine particolare: la rendita catastale. Cosa è e perché è importante per l’acquisto di un immobile? A chi la dovremo versare? Dunque, oltre al costo dell’abitazione che andremo a pagare al venditore, quanto altro budget dovremo prevedere? Una serie di domande importanti, in quanto sono determinanti per fare bene i conti

Se stiamo comprando casa da un privato (ma anche da un’impresa costruttrice nel caso in cui l’abitazione sia stata realizzata o ristrutturata da più di cinque anni) ci imbatteremo, alla voce tasse e imposte, nel termine “rendita catastale“: è infatti in base a questo parametro che andremo a calcolare le tasse da pagare e, se il concetto di Iva (da versare in caso di acquisto ad esempio da impresa costruttrice nel caso di abitazione realizzata o ristrutturata da meno di cinque anni) è abbastanza noto a tutti, quello di rendita catastale è molto meno comune e dunque di più difficile comprensione.
Prima di vedere nello specifico in cosa consiste la rendita catastale è bene però riassumere in breve la procedura che comporta l’acquisto di un’abitazione.

Acquisto di un’abitazione: rendita catastale, rogito notarile, atto di mutuo

Abbiamo trovato l’abitazione che vorremmo acquistare, ora dobbiamo metterci in moto per finalizzare la compravendita immobiliare. Tre sono le principali domande che potrebbero sorgerci alla mente: come funziona il rogito notarile? Come fare per ottenere un mutuo? E cosa è la rendita catastale in base alla quale calcolare le tasse (o meglio, la maggior parte di esse) da pagare sull’abitazione?
Andiamo con ordine: il rogito è l’atto notarile che determina in via ufficiale il passaggio di proprietà, una volta che sia stato sottoscritto dal venditore, dal compratore, dal Notaio e da quest’ultimo debitamente registrato. Il rogito contiene le generalità delle parti in causa (venditore/i e compratore/i), gli accordi economici intercorsi, l’ubicazione dell’abitazione e i documenti catastali che la riguardano. In altre parole, è una specie di “carta d’identità” dell’immobile che comprova l’avvenuta compravendita e fa fede per qualsiasi futuro ulteriore atto.
Per quanto riguarda il mutuo, anch’esso richiede uno specifico atto notarile: in questo caso sarà però sottoscritto non dal venditore e dal compratore, bensì dal compratore e dalla banca che eroga il finanziamento. Chi intende comprare casa dovrà dunque attivarsi per trovare un istituto di credito disposto a concedere il mutuo (per questo la banca eseguirà una serie di controlli economici per verificare la solvibilità – cioè la capacità di pagare – del richiedente) e verificare le condizioni applicate, che possono variare da banca a banca. Anche se il richiedente non avrà contatti diretti con il Notaio incaricato dalla banca, questa farà probabilmente eseguire i controlli del caso da un proprio professionista. Una volta che l’istituto di credito ci avrà concesso il mutuo, per formalizzare il finanziamento ci rivolgeremo al nostro Notaio per la sua formalizzazione, che di norma avviene contestualmente alla firma dell’atto di compravendita.
Ultima, ma non meno importante domanda, a quanto ammonteranno le tasse che dovrò pagare sull’acquisto? Sebbene non sia l’unica da dover pagare, la parte maggiore è quella che risponde alla voce “imposta di registro“, che si calcola come detto sopra a partire dalla rendita catastale dell’immobile.

Perché è importante conoscere la rendita catastale di un immobile per il calcolo dell’imposta di registro?

Quello della rendita catastale è un parametro importantissimo, perché ci servirà non solo per il calcolo dell’imposta di registro, ma è la base anche per il calcolo di altre tasse locali quali ad esempio l’Imu. Sapere come calcolarla e di quali dati avremo bisogno può essere dunque una buona idea. Innanzitutto è necessario essere in possesso di dati che sono riportati sulle schede catastali dell’immobile: iniziamo dunque con il recuperare questi documenti, che d’altro canto ci serviranno anche per il rogito notarile, in quanto andranno allegati allo stesso.
La rendita catastale di un immobile è in relazione alle sue dimensioni e alle tariffe d’estimo, cioè ai valori che vengono assegnati all’immobile in base alla sua destinazione d’uso e anche alla zona in cui si trova. In ogni caso, la rendita catastale è desumibile anche dalla dichiarazione dei redditi, in cui deve essere segnata: il venditore potrà dunque comunicarcela semplicemente consultando questo documento.
Ora che abbiamo la rendita catastale, possiamo procedere con il calcolo dell’imposta di registro: è necessario rivalutare del 5% la rendita catastale, quindi moltiplicheremo la cifra ottenuta per 110 se stiamo comprando una prima casa oppure per 120 negli altri casi. In caso di prima casa andremo dunque a pagare l’imposta di registro nella misura del 2%, per la seconda casa del 9%.

Ora che abbiamo calcolato l’imposta di registro dalla rendita catastale: a chi dovremo pagarla?

Anche qui è necessaria una precisazione: il calcolo che avremo fatto dell’imposta di registro a partire dalla rendita catastale ci servirà per avere un’idea di quanto andremo a pagare prima di procedere verso la finalizzazione del contratto, ma non saremo naturalmente noi a dover fornire questa informazione: sarà il Notaio a dirci quanto dovremo pagare, senza tema di errore.
L’imposta di registro deve essere versata al Notaio, in qualità di sostituto d’imposta: sarà lui dunque a versarla a nostro nome.