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Come vendere una casa proveniente da una donazione


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È possibile vendere una casa proveniente da una donazione? Perché potrebbe essere un problema? E quali strumenti possono essere utilizzati dagli acquirenti per tutelarsi?

Ricevere una casa in donazione rappresenta un’interessante opportunità economica

È intuitivo che chi la riceve possa utilizzarla come abitazione per sé oppure affittarla

Ma è possibile anche vendere una casa proveniente da donazione?



E dal 18 dicembre 2025 è molto più semplice di prima: con la legge 182/2025 chi compra a titolo oneroso una casa donata non rischia più, di norma, di doverla restituire agli eredi del donante

Restano alcune verifiche da fare prima di mettere la casa in vendita

Si può vendere la casa donata? I casi più comuni

Il genitore che ha donato è vivo e nei registri non c’è nessuna opposizione trascritta

Si vende come qualsiasi altra casa: niente rinunce dei fratelli, niente polizze

Il genitore è morto dopo il 18 dicembre 2025

Di norma nessun problema per chi compra, a meno che un fratello abbia già trascritto una domanda di riduzione prima del rogito

Il genitore è morto prima del 18 dicembre 2025

Bisogna verificare se entro il 18 giugno 2026 è stata trascritta una domanda di riduzione o un’opposizione: in quel caso valgono ancora le vecchie regole

Il genitore si è riservato l’usufrutto

Si può vendere solo la nuda proprietà, oppure la piena proprietà con la firma anche del genitore usufruttuario

La casa è stata ricevuta con le agevolazioni prima casa da meno di cinque anni

Vendendo si perdono le agevolazioni, salvo ricomprare un’altra prima casa entro un anno

Nei registri risulta già trascritta una domanda di riduzione

Chi compra ne subirebbe gli effetti: prima di vendere la questione va chiusa con i fratelli, per esempio con un accordo dal notaio

Cosa è cambiato rispetto al passato

Fino al 17 dicembre 2025 la donazione poteva essere contestata dagli eredi del donante alla sua morte, se ritenevano che avesse leso la loro quota di legittima, e la casa poteva essere chiesta indietro anche a chi l’aveva comprata, fino a vent’anni dalla trascrizione della donazione

Per questo chi comprava pretendeva garanzie, e la vendita era complicata

Oggi il nuovo articolo 563 del Codice civile ha cambiato il quadro: gli eredi lesi possono rivalersi solo su chi ha ricevuto la donazione e sul suo patrimonio, in denaro, e non più su chi ha comprato la casa

La pagina sui rischi dell’acquisto di una casa donata spiega nel dettaglio le poche eccezioni rimaste

Vendere una casa proveniente da una donazione: l’esempio del signor Rossi

Immaginiamo che Il signor Rossi, che ha due fratelli, abbia ricevuto dal padre in donazione la casa in cui vive dieci anni fa e decida di venderla ai signori Bianchi, che sono particolarmente interessati

Durante i controlli preliminari del Notaio a cui i signori Bianchi si sono rivolti emerge la provenienza da donazione della casa

I signori Bianchi devono rinunciare al bene per evitare possibili contenziosi con i due fratelli del signor Rossi, che potrebbero ritenere la donazione lesiva della loro legittima?

No

Fino al 2025 la risposta sarebbe stata: serve una rinuncia all’opposizione firmata dai fratelli, e spesso anche una polizza assicurativa pagata dal venditore

Oggi, se il padre è vivo e dalle visure non risultano opposizioni o domande di riduzione trascritte, i Bianchi possono comprare senza queste cautele

Se un giorno i fratelli si riterranno lesi, potranno chiedere la loro parte al signor Rossi, non ai Bianchi

Resta un caso in cui la rinuncia torna utile: quando nei registri risulta un’opposizione trascritta prima della riforma

In quella situazione chi l’ha fatta può rinunciarvi o revocarla con un atto dal notaio, come spiegato nella pagina sulla rinuncia all’opposizione alla donazione

Chi invece sta comprando e ha già firmato il compromesso trova le risposte nell’articolo casa proveniente da donazione: servono ancora le tutele?

La plusvalenza: il punto che molti venditori ignorano

C’è un aspetto fiscale che riguarda chi vende una casa ricevuta in donazione e che spesso sorprende

Per le case donate, i cinque anni oltre i quali la vendita non genera plusvalenza tassabile si contano dalla data in cui il genitore aveva comprato la casa, non dalla data della donazione; e come costo di acquisto si considera quello pagato dal genitore

Un esempio semplificato: il padre compra un bilocale nel 2023 a 150

000 euro e lo dona al figlio nel 2025; se il figlio lo vende nel 2026 a 180

000 euro, la differenza di 30

000 euro può essere tassata, perché dall’acquisto del padre non sono passati cinque anni

Sono esclusi, in linea di massima, i casi in cui la casa è stata abitazione principale per la maggior parte del periodo

Come funziona, e come si può pagare l’imposta direttamente al rogito, è spiegato nella pagina sulla plusvalenza

Anche le agevolazioni prima casa vanno considerate: se il figlio le ha usate sulla donazione e vende entro cinque anni, le perde, a meno di comprare un’altra prima casa entro un anno

I dettagli sono nella pagina sulla perdita delle agevolazioni prima casa

Vendere una casa proveniente da donazione: i costi

Fino al 2025, a chi vendeva toccavano anche le spese per l’atto notarile di rinuncia dei fratelli e per la polizza assicurativa

Oggi, nella maggior parte dei casi, queste spese non ci sono più

Solitamente in caso di compravendita le spese notarili sono a carico dell’acquirente: chi compra si farà carico dell’onorario del Notaio per l’atto di compravendita, per l’eventuale preliminare e l’eventuale trascrizione, oltre naturalmente alle tasse che devono essere versate

Trattandosi di una compravendita tra privati le tasse previste sono imposta di registro al 9% del valore catastale, imposta catastale e imposta ipotecaria 50 euro ciascuna

Se si tratta di una prima casa l’imposta di registro scende al 2% del valore catastale

Quanto all’onorario del Notaio non sono previste tariffe fisse: molto dipende dall’urgenza dell’atto dal professionista individuato e da altri fattori

Chi vende resta invece responsabile di ciò che riguarda il suo titolo: eventuali visure aggiornate, la presenza del genitore usufruttuario, la plusvalenza se dovuta

Per sapere cosa serve nel proprio caso, e quanto costerebbe l’atto, si può chiedere un preventivo ai notai della propria zona, indicando che la casa proviene da una donazione: di solito rispondono in poche ore

Se sulla casa c’è ancora l’usufrutto del genitore, la pagina sulla donazione con riserva di usufrutto spiega come si procede

Domande frequenti

Posso vendere la casa che mi ha donato mio padre, anche se è ancora vivo?



Dal 18 dicembre 2025, se nei registri non risultano opposizioni o domande di riduzione trascritte, la casa si vende come le altre: chi compra non rischia di doverla restituire agli altri eredi

Servono ancora la rinuncia dei fratelli e la polizza?

Di norma no

La rinuncia serve solo se esiste un’opposizione già trascritta da revocare; la polizza può avere senso solo in alcuni casi transitori legati a successioni aperte prima del 18 dicembre 2025

Se vendo la casa donata pago la plusvalenza?

Può succedere se non sono passati cinque anni dall’acquisto fatto dal genitore che ha donato, non dalla donazione

Sono esclusi, in linea di massima, i casi in cui la casa è stata abitazione principale per la maggior parte del periodo

Mio padre si è tenuto l’usufrutto: posso vendere?

Puoi vendere la nuda proprietà, oppure la piena proprietà se tuo padre firma anche lui l’atto, cedendo l’usufrutto

Senza il suo consenso chi compra riceverebbe solo la nuda proprietà

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