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Acquisto bene da ente ecclesiastico dal notaio

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Una pratica molto diffusa

Oggigiorno si sta diffondendo la ricerca di chiese sconsacrate e di beni che erano adibiti al culto da poter acquistare. Sono frequenti gli annunci da parte di agenzie specializzate nel settore che propongono immobili una volta adibiti a monasteri o convitti.

Le agenzie immobiliari, dato il grande valore di tali beni, spesso richiedono provvigioni estremamente alte per ottenere questo tipo di immobili. Infatti nella maggior parte dei casi vi è l’intervento del mediatore nell’atto di acquisto.

Quali sono le ragioni che spingono ad acquistare un bene appartenente a un ente ecclesiastico?

Spesso la volontà di acquistare un bene appartenente ad un ente ecclesiastico deriva dall’estremo fascino che possono avere gli immobili molto antichi, dotati di una particolare forma architettonica.

Il valore storico artistico di alcuni immobili non va trascurato e poter intervenire con lavori di ristrutturazione o anche di manutenzione ordinaria, prevede un’attenzione particolare, in quanto alcuni beni sono sottoposti a dei vincoli imposti dalla legge di seguito analizzati.

Questi beni così particolari hanno naturalmente un costo elevato e, pertanto, è necessario disporre di un importante capitale per poterli acquistare.

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Cosa si intende per enti ecclesiastici

Per enti ecclesiastici si intendono quegli enti che sono stati costituiti e approvati dall’autorità ecclesiastica. Sono soggetti alle norme che regolano il al diritto canonico. Si contraddistinguono perché hanno uno scopo essenziale che è quello della religione e del culto. Per fine di culto si intende una pratica religiosa che consiste nella celebrazione periodica e costante di attività religiose relative ad una determinata fede.

Questa importante precisazione è necessaria per comprendere quando si ha dinanzi un ente ecclesiastico e quando no, essendoci talvolta molta confusione in materia.

Acquisto bene da chiesa ente ecclesiastico dal notaio

Acquisto di un fabbricato da un ente ecclesiastico

Qualora si sia interessati all’acquisto di un bene appartenente a un ente ecclesiastico, non potrà procedersi in via diretta recandosi dal notaio con il rappresentante legale dell’ente e procedere immediatamente al trasferimento del diritto di proprietà sul bene, ma dovrà essere necessariamente rispettato uno specifico iter.

Come funziona l’acquisto di un bene ecclesiastico

Prima di decidere di acquistare un bene ecclesiastico è necessario sapere che esiste un iter che va rispettato in virtù della natura peculiare del bene in oggetto. Analizziamo quali sono le particolarità di tale vendita.

Chi interviene nell’atto pubblico davanti al notaio

Dinanzi al notaio, oltre alla parte che intende acquistare il bene, comparirà un rappresentante legale dell’ente ecclesiastico in base alle norme canoniche. Per comprendere chi sia il soggetto abilitato al compimento di tale atto, basterà controllare lo statuto dell’ente o anche il registro delle persone giuridiche, in quanto ente civilmente riconosciuto.

Sono necessarie autorizzazioni per la vendita?

Inoltre, l’ente ecclesiastico non potrà decidere autonomamente se vendere il bene immobile, ma dovrà richiedere delle autorizzazioni che variano a seconda del valore storico artistico del bene e del valore economico.

Per le autorizzazioni è necessario porre delle differenze a seconda se il bene sia o non sia di valore storico-artistico, vincolato dalle norme previste nel codice dei beni culturali, sia appartenente all’Istituto Diocesano del clero.

Una volta avuta certezza della sussistenza o meno del vincolo di tutela, si potrà identificare il giusto percorso per l’alienazione che sarà elaborato considerando sia l’esistenza del vincolo, sia il valore economico del bene.

Immobili non vincolati dal Codice dei Beni Culturali

I beni non soggetti al Codice dei beni Culturali se hanno un valore inferiore a 250.000 euro, hanno bisogno della semplice licenza (autorizzazione) del vescovo o diocesano.

Se, invece, il valore del bene oggetto di vendita è compreso tra 250.000 e 1.000.000 di euro, è necessaria la licenza del diocesano, ma anche il consenso del Consiglio degli Affari Economici (CAE) e del Collegio dei Consultori (CC). Se i proprietari sono istituti non dipendenti dalla diocesi, la licenza del superiore è integrata dal consenso degli organi statuari.

Sia se il bene sia vincolato o non vincolato dalla disciplina dei beni culturali dovrà sempre esservi la licenza della Santa Sede se il valore dello stesso sia superiore a un milione di euro.

In conclusione, se non vi è alcun vincolo sul bene appartenente all’ente ecclesiastico sarà il suo valore economico a determinare le autorizzazioni previste dal diritto canonico.

Immobili vincolati al Codice dei Beni culturali

Nel caso un immobile abbia più di 70 anni e l’autore non è più vivente è necessario effettuare la verifica di interesse culturale relativamente al luogo in cui è occupato il bene. La verifica della culturalità del bene richiede un apposito procedimento regolato dal Codice dei Beni Culturali.

In questo caso è riconosciuto il diritto di prelazione in favore dello Stato e degli enti previsti dagli articoli 60 e 61 del codice dei beni culturali. L’acquisto, quindi, non sarà automatico ed immediato da parte dell’acquirente in quanto solo a seguito del mancato esercizio del diritto di prelazione da parte dell’organo competente sarà possibile acquistare il bene. Infatti dovrà prima esservi la denuncia dell’atto di vendita all’autorità preposta e, nel termine di 60 giorni, potrà essere esercitato il diritto di prelazione.

Ciò che bisogna precisare è che oltre alle autorizzazioni a vendere da parte degli enti ecclesiastici in base al valore del bene, in questo caso sarà anche necessaria l’autorizzazione da parte del Ministero dei beni culturali. Il procedimento, quindi, richiedendo più autorizzazioni prima della stipula dell’atto pubblico notarile, richiederà più tempo.

Immobili dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero

I beni appartenenti a questa categoria prevedono altre formalità da rispettare. In particolare se eccedono il valore di 1.000.000 di euro è riconosciuto il diritto di prelazione da esercitarsi nel termine di sei mesi a favore di: Stato, Comune, Università, Regione e Provincia. Per poter esercitare il diritto di prelazione, l’atto deve essere notificato a pena di nullità alla Prefettura territorialmente competente.

Quali sono le documentazioni che saranno richieste per l’atto di vendita?

Come ogni acquisto immobiliare saranno necessarie le visure catastali dell’immobile, cui provvederà il notaio, la presentazione di una planimetria e l’attestato di prestazione energetica dell’immobile.

È necessario che, inoltre, che vi sia una perizia di stima da richiedersi a dei professionisti attestante il valore dell’immobile oggetto di acquisto. Nel caso in cui il valore sia superiore a 1.000.000 di euro si richiederanno più perizie.

È anche richiesta una documentazione fotografica del bene. Naturalmente come sopra specificato sarà necessario verificare se sussiste un decreto che sancisca un particolare vincolo e allegare le relative autorizzazioni alla vendita.

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Autore: Notai Online articolo realizzato personalmente dall'autore e coperto da copyright ©

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