Rinuncia all'azione di riduzione dal notaio, gratis o pagata
- Che cos’è l’azione di riduzione?
- Che funzione ha l’azione di riduzione
- Ci sono altre azioni a tutela del legittimario leso?
- A cosa serve, in definitiva, l’azione di riduzione?
- Chi può agire in riduzione?
- Quali sono i presupposti per poter agire in riduzione?
- Cosa viene ridotto nell’azione di riduzione?
- L’azione di restituzione se il bene è venduto
- Soluzioni alternative alla riduzione
- Costo notaio per l'atto di rinuncia all'azione di riduzione
- Rinunciare alla riduzione: quattro risposte per il legittimario
Il legittimario che ha ricevuto meno della sua quota, per un testamento o per donazioni fatte in vita, può fare causa con l’azione di riduzione oppure rinunciarvi con un atto dal notaio, gratis o in cambio di una somma. La rinuncia pagata è spesso la strada più rapida per ottenere quanto spetta senza una lite in tribunale: qui sotto come funziona l’azione, chi può esercitarla e quali forme può avere la rinuncia.
Che cos’è l’azione di riduzione?
L’azione di riduzione è il mezzo giudiziario specifico che il legislatore concede al legittimario per far dichiarare nei suoi confronti l’inefficacia delle disposizioni testamentarie o delle donazioni o dei legati che hanno leso i suoi diritti intangibili alla quota di legittima.
Come funziona l’azione di riduzione
L’azione di riduzione è un’azione individuale, in quanto ciascun legittimario agisce in giudizio solo per far valere i suoi diritti e per la sua quota. Si tratta, inoltre, di un’azione personale che viene proprio indirizzata al soggetto che ha ricevuto di più con il testamento o con la donazione dal notaio, volta a rendere inefficace, nei confronti del legittimario, quanto gli è stato attribuito oltre i limiti previsti dalla legge. Ciò che va precisato è che se il testatore abbia lasciato un testamento attribuendo tutto il suo patrimonio, ad esempio, ad un soggetto diverso dai legittimari, quelle disposizioni non devono essere considerate come nulle, ma sono valide. Anzi, la validità delle disposizioni lesive costituisce un presupposto dell’azione di riduzione.
Quando può essere esercitata l’azione di riduzione
L’azione di riduzione può essere esercitata solo se il donante non è più in vita e solo contro i destinatari della disposizione riducibile e i loro eredi. Proprio per questo, come sopra precisato, si tratta di un’azione personale. Non è possibile conservarsi il diritto di esercitare l’azione di riduzione in eterno, ma si ha un termine di dieci anni di prescrizione. Finché il donante è in vita, i legittimari non possono neppure rinunciarvi; un effetto simile si ottiene solo con il patto di famiglia, che riguarda l’azienda o le quote di società.

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Che funzione ha l’azione di riduzione
La funzione dell’azione di riduzione (in senso stretto) si esaurisce nel rendere inefficaci nei confronti del legittimario, che agisce in riduzione, le disposizioni testamentarie e le donazioni lesive dei suoi diritti di legittima.

Ci sono altre azioni a tutela del legittimario leso?
Sì. Esiste l’azione di restituzione, che è successiva all’azione di riduzione, e presuppone l’esito positivo dell’azione di riduzione, anche se le due domande possono essere proposte nello stesso giudizio. L’azione di restituzione costituisce lo strumento processuale utilizzabile poi dallo stesso legittimario per ottenere la restituzione dei beni oggetto delle liberalità private di efficacia con l’azione di riduzione.
Fino al 17 dicembre 2025 la restituzione poteva essere chiesta anche ai terzi che avevano comprato quei beni dal donatario. La legge 2 dicembre 2025 n. 182 ha riscritto l’articolo 563 del Codice Civile : oggi la riduzione di una donazione non pregiudica chi ha acquistato dal donatario a titolo oneroso, e la tutela del legittimario si ferma al donatario e al suo patrimonio. Le vecchie regole sopravvivono solo in alcuni casi transitori, spiegati nella pagina sulla rinuncia all’azione di restituzione.
Cosa si intende per azione di restituzione
Una volta che è stata ottenuta la riduzione delle disposizioni che abbiano leso i diritti dei figli e del coniuge si avrà diritto alla restituzione dei beni ereditari. Se il bene è divisibile, la riduzione avviene naturalmente, separando dal bene la parte che serve per integrare la quota riservata ai legittimari.
Se, invece, il bene non si può dividere comodamente (si pensi a una casa), l’art. 560 c.c. guarda a quanto pesa la parte da ridurre: se l’eccedenza del legatario o del donatario supera un quarto della quota disponibile, la casa rientra per intero nell’eredità e a lui spetta il valore della disponibile; se non lo supera, può tenere la casa e pagare in denaro la differenza ai legittimari. Regole a parte valgono se chi ha ricevuto la casa è a sua volta legittimario.
A cosa serve, in definitiva, l’azione di riduzione?
L’azione di riduzione accerta l’esistenza di una disposizione lesiva e delle altre condizioni dell’azione. Quindi, con l’azione di riduzione il giudice accerta la lesione dei diritti successori del legittimario.
Chi può agire in riduzione?
Possono agire in riduzione i legittimari lesi. Qualora le disposizioni lesive coinvolgano più legittimari, ciascuno di loro ha un diritto autonomo all’esercizio dell’azione, con la conseguenza che il legittimario che agisca in riduzione non può ottenere quanto compete al legittimario inattivo. Può essere, altresì, domandata dai loro eredi, legittimi e testamentari, o dagli aventi causa (art. 557 c.c.).
Chi sono i legittimari
I legittimari sono anche definiti eredi necessari o riservatari e sono dei soggetti a cui la legge riserva una quota di eredità allo scopo di dare rilievo al vincolo familiare intenso che li lega al defunto. Sono i figli (in assenza di essi, gli ascendenti del defunto) e il coniuge, o la parte dell’unione civile. Al momento della morte di un soggetto, sebbene il legislatore abbia un occhio di riguardo in virtù del legame con il defunto, i legittimari esclusi dal testamento non possono essere considerati automaticamente eredi, ma devono appunto agire in riduzione per poter ottenere la quota di eredità riservata dalla legge.
Quali sono i presupposti per poter agire in riduzione?
L’art. 564 del Codice Civile prevede in generale due condizioni per il legittimario che intende agire in riduzione, ossia l’accettazione beneficiata e l’imputazione.
Accettazione di eredità con beneficio di inventario
Il legittimario che non ha accettato l’eredità col beneficio di inventario non può chiedere la riduzione delle donazioni e dei legati, salvo che siano stati fatti a persone chiamate come coeredi, anche se hanno poi rinunciato all’eredità. L’onere di accettare con il beneficio di inventario spetta solo al legittimario leso e non al legittimario escluso, in quanto quest’ultimo non può accettare l’eredità se non dopo l’esperimento vittorioso dell’azione di riduzione. In altri termini, l’accettazione beneficiata è una condizione di ammissibilità per proporre l’azione di riduzione.
La funzione della accettazione con beneficio di inventario dal notaio è proprio quella di tutelare i donatari e i beneficiari estranei delle disposizioni testamentarie. È, infatti, necessario constatare in via preventiva ufficiale la consistenza dei beni immobili, mobili e dei crediti che lascia il defunto per accertarne l’eventuale lesione a danno dei legittimari.
L’accettazione con beneficio di inventario con atto pubblico notarile deve precedere dal punto di vista cronologico la domanda di azione di riduzione. Quindi, come già anticipato si tratta di una condizione di ammissibilità e non di un presupposto dell’azione di riduzione.
Imputazione delle liberalità
Il legittimario che domandi la riduzione di donazioni o disposizioni testamentarie deve imputare alla sua porzione legittima le donazioni e i legati a lui fatti, salvo che ne sia stato espressamente dispensato.
Si tratta di un’operazione matematica, contabile, necessaria per il calcolo della quota che spetta in concreto al legittimario. Deve prendersi in considerazione tutto ciò che il legittimario ha ricevuto a titolo liberale, gratuitamente e senza dispensa. Nel caso di dispensa da imputazione l’obiettivo del defunto era quello di beneficiare oltre la quota di legittima un legittimario, ossia effettuare dei “regali” che andrebbero ad incidere sulla quota disponibile, ossia quella che il defunto potrebbe disporre autonomamente senza dover necessariamente tutelare determinati soggetti.
Cosa viene ridotto nell’azione di riduzione?
Esiste un ordine stabilito dal legislatore con cui si deve procedere alla riduzione delle disposizioni lesive. Quest’ordine prevede di attaccare prima le quote legali, nel caso in cui i legittimari concorrano con altri soggetti alla successione del defunto, in secondo luogo vengono attaccate le disposizioni testamentarie ed, infine, le donazioni (art. 555 c.c.).
La riduzione delle quote
La tutela del legittimario avviene mediante la modificazione delle quote regolate dalla successione non regolata da testamento attraverso una compressione della quota che spetterebbe ai successibili che non sono legittimari (art. 553 c.c.).
La riduzione delle disposizioni testamentarie
Una volta che siano state ridotte le quote previste dalla legge degli altri soggetti diversi dai legittimari, si riducono, in presenza di un testamento pubblicato presso un notaio, le disposizioni testamentarie che ledano i diritti dei legittimari. La riduzione può avere ad oggetto qualsiasi disposizione contenuta nel testamento e avviene in proporzione, senza distinguere tra eredi e legatari, salvo che il testatore abbia indicato una disposizione da far valere a preferenza delle altre (art. 558 c.c.).
La riduzione delle donazioni
Una volta che siano state ridotte le disposizioni previste in un testamento pubblicato dal notaio, se permane ancora la lesione dei diritti dei legittimari, saranno ridotte le donazioni.
Può accadere che il defunto, quando era in vita, abbia effettuato delle donazioni per atto pubblico dal notaio, in favore di soggetti diversi dai legittimari. In questo caso se il legittimario non riuscirà a soddisfare i suoi diritti riconosciuti dal legislatore, potrà rivalersi anche sulle donazioni, considerati come atti di anticipata successione. Esiste un criterio cronologico da rispettare: saranno attaccate prima le donazioni più recenti e poi via via le anteriori (art. 559 c.c.). Si tratta di un criterio inderogabile, ciò vuol dire che il legittimario che vuole agire in riduzione, non può scegliere quale donazione attaccare, ma deve rispettare l’ordine imposto dalla legge.
L’azione di restituzione se il bene è venduto
Può accadere che il beneficiario delle disposizioni lesive, ossia ad esempio il beneficiario di un testamento che non sia legittimario, non abbia più nel patrimonio il bene ricevuto dal defunto o perché lo abbia venduto o per altra causa derivante dalla volontà del beneficiato. Anche in questo caso il legislatore tutela il legittimario che potrà agire cercando di ottenere il valore dei beni secondo la valutazione che è stata fatta al momento della apertura della successione.
Per le donazioni, con le regole in vigore dal 18 dicembre 2025, questa è di norma l’unica strada: il legittimario può rivalersi sul donatario, ma non può più chiedere la casa a chi l’ha comprata da lui. Se il donatario è insolvente, il rischio resta al legittimario. Diverso il caso in cui il donatario abbia passato il bene a qualcuno gratuitamente: chi lo ha ricevuto può essere chiamato a compensare in denaro i legittimari, nei limiti del vantaggio ottenuto. Le conseguenze per chi compra una casa donata sono spiegate nella pagina sui rischi dell’acquisto di una casa donata.
Soluzioni alternative alla riduzione
Seppur l’azione di riduzione sia l’unica tutela prevista a difesa delle ragioni del legittimario leso, la prassi ha elaborato diverse soluzioni che non comportano l’avvio di un contenzioso giudiziario. Oltre alle spese di giustizia, tutto ciò che orbita intorno ad un giudizio ha costi elevati: basti pensare al costo di un avvocato, al costo di una perizia di parte che debba valutare i beni e, soprattutto ai tempi necessari, solitamente molto lunghi per raggiungere la conclusione e ottenere una sentenza. Prima della causa, inoltre, per le liti in materia di successioni ereditarie è previsto il tentativo di mediazione, condizione di procedibilità della domanda (art. 5 del D.Lgs. 28/2010).
La prassi ha, quindi, elaborato tre diverse soluzioni che prendono il nome di atti di reintegra della legittima.
Reintegra della legittima in senso stretto
L’atto di reintegra della legittima è un atto notarile con il quale le parti sostituiscono la sentenza del giudice con la loro volontà. Con questo atto, gli eredi che hanno ricevuto più di quello che gli spettava riconoscono che, in forza della successione, il legittimario è stato leso e decidono di riconoscergli una quota di eredità maggiore (se il legittimario è stato solamente parzialmente leso) o di riconoscere la sua qualità di erede (se il legittimario è stato escluso dalla successione.
Rinuncia onerosa all’azione di riduzione
Diversamente, se la reintegra ha la finalità di riconoscere la qualità di erede del legittimario leso o pretermesso, la rinuncia onerosa all’azione non è posta in essere a tale scopo, ma al solo fine di soddisfare economicamente le ragioni e i diritti successori del legittimario. Quindi, il legittimario, rinunciando all’azione di riduzione, non consegue una quota maggiore di eredità né, se pretermesso dalla successione, la qualità stessa di erede.
Il vantaggio di questa soluzione è che il legittimario leso o pretermesso non entra a far parte della comunione ereditaria e i suoi diritti possono essere soddisfatti sia con beni ereditari, sia con beni personali degli altri eredi. Nel caso si decidesse di trasferire beni ereditari è sempre necessario prima registrare la dichiarazione di successione, presupposto affinché il notaio possa ricevere l’atto.
Rinuncia all’azione di riduzione transattiva
La rinuncia all’azione di riduzione transattiva è una variante della rinuncia onerosa. La rinuncia opera in maniera molto simile a quella descritta sopra, ma le parti transigono, quindi si fanno reciproche concessioni poiché non si trovano d’accordo, ad esempio, sulla quantificazione della lesione, sulla quota che spetterebbe al legittimario oppure sulla valutazione del patrimonio caduto in successione. Al fine di risolvere il potenziale conflitto o la lite già in essere, le rispettive parti si accordano economicamente affinché il legittimario rinunci all’azione di riduzione.
L’assegno che chiude la lite tra Marta e Luca
Esempio: Giorgio, vedovo, lascia per testamento al figlio Luca la sua unica casa, a Milano. La figlia Marta, esclusa, ha diritto per legge a un terzo. I due periti non sono d’accordo sul valore.
Perizia di Marta: casa 270.000 €
un terzo = 90.000 €
Perizia di Luca: casa 210.000 €
un terzo = 70.000 €
ottantamila/00 euro
Marta riceve 80.000 euro senza fare causa e senza diventare erede. Luca resta l’unico proprietario della casa e la sorella, con la rinuncia, non può più chiederne la riduzione.
Schema semplificato: non considera debiti, donazioni fatte in vita né le imposte e le spese dell’atto.
Rinuncia all’azione di riduzione gratuita
Fino ad ora sono stati analizzati gli strumenti che prevedono una soddisfazione dei diritti successori del legittimario pretermesso. Ma vi sono situazioni nelle quali la lesione della legittima è solo formale e non sostanziale: si pensi al legittimario che ha ricevuto denaro dal testatore come donazione indiretta non formalizzata in un atto notarile. Oppure ancora, la lesione deriva da un progetto successorio del testatore a cui il legittimario aderisce: si pensi al trust testamentario dove l’eredità è gestita da un soggetto terzo con l’incarico di corrispondere una rendita a chi ricopre la qualità di legittimario.
In tutti questi casi, al fine di rendere stabile la successione e, quindi evitare che essa possa essere rimessa in discussione, lo strumento utilizzabile è la rinuncia all’azione di riduzione gratuita, cioè il legittimario o i legittimari lesi rinunciano senza corrispettivo a tutelare i propri diritti mediante l’azione giudiziaria. Una forma vicina è l’acquiescenza al testamento, con cui il legittimario accetta le disposizioni che lo ledono e rinuncia a contestarle.
Costo notaio per l'atto di rinuncia all'azione di riduzione
Il costo dell’atto notarile della rinuncia non è fisso, ma prevede tassazioni, spese e onorari diversi a seconda che sia gratuita, onerosa e se vi siano all’interno trasferimenti immobiliari o di partecipazioni societarie. Marta e Luca, che vivono a Milano, possono chiedere ai notai della provincia di Milano un preventivo per l’atto di rinuncia transattiva all’azione di riduzione, indicando se la rinuncia è gratuita o pagata e se nell’accordo passa un immobile; lo stesso vale per Roma o Torino. NotaioFacile non ha un calcolatore per questo atto e le prime risposte dei notai arrivano di solito in poche ore.
Rinunciare alla riduzione: quattro risposte per il legittimario
Si può rinunciare all’azione di riduzione prima della morte del genitore?
No. Finché il genitore è in vita i legittimari non possono rinunciare a chiedere la riduzione delle donazioni (art. 557 c.c.), e ogni accordo su una successione non ancora aperta è nullo (art. 458 c.c.). Un risultato simile si ottiene solo con il patto di famiglia, che riguarda l’azienda o le quote di società: quanto ricevono i legittimari che vi partecipano non è soggetto a riduzione (art. 768-quater c.c.).
Entro quanto tempo si può agire in riduzione?
Il termine di prescrizione è di dieci anni. Per le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 20644 del 2004), se la lesione deriva da un testamento il termine decorre di norma dall’accettazione dell’eredità da parte di chi è stato istituito erede; se deriva solo da donazioni, secondo l’opinione prevalente decorre dall’apertura della successione.
Con la rinuncia in cambio di denaro il legittimario diventa erede?
No. Con la rinuncia onerosa il legittimario riceve una somma o dei beni, ma non entra nella comunione ereditaria e non acquista la qualità di erede. Se l’obiettivo è riconoscergli una quota dell’eredità, l’atto usato è la reintegrazione della legittima.
Prima di fare causa serve la mediazione?
Di norma sì: per le liti in materia di successioni ereditarie il tentativo di mediazione è condizione di procedibilità della domanda (art. 5 del D.Lgs. 28/2010). Il tentativo va fatto, ma non obbliga le parti a trovare un accordo.