Donare l'azienda ai figli, atto dal notaio e imposte dovute

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L’azienda

Quando si parla di azienda si intende un complesso di beni organizzati dall’imprenditore e strumentali all’esercizio della sua attività produttiva (art. 2555 c.c.).

Nella definizione si includono non solo beni materiali (come macchinari, attrezzature e scaffalature) o beni immobili; si include anche tutto l’apparato che rende operativo il complesso aziendale (personale dipendente, avviamento, contrattualistica ecc.). Insomma, si suole considerare l’azienda come universalità di beni, di varia natura e configurazione. Per questo motivo il suo trasferimento, che sia gratuito o previsto dietro corrispettivo dovuto al cedente, deve essere regolamentato in modo dettagliato, senza cadere in facili errori.

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La donazione dell’azienda dal Notaio

Innanzitutto è bene sapere che, se il trasferimento dell’azienda (o di un ramo di essa) avviene per donazione, essa deve rivestire la forma dell’atto pubblico davanti al Notaio e alla presenza di due testimoni (art. 782 c.c. e art. 48 della legge notarile). È infatti obbligatoria, a pena di nullità del contratto, tale forma, in quanto ogni donazione, qualunque sia l’oggetto o destinatario, ha come scopo principale l’arricchimento del donatario-beneficiario a detrimento del donante, al quale non spetta alcun corrispettivo. Questo può far presumere che la donazione avvenga tra parenti o affini, o comunque tra persone che nutrono un forte sentimento di amicizia o riconoscenza.

Vi è poi da dire che, se l’imprenditore intende donare l’azienda, l’atto di donazione è redatto dal pubblico ufficiale considerando la stessa come una universalità di beni, il cui valore deve essere riferito all’intero complesso.

Dopo la stipula della donazione, il Notaio di norma si occupa della registrazione dell’atto presso l’Agenzia delle entrate e del suo deposito presso il Registro delle imprese, che l’art. 2556 c.c. prevede entro trenta giorni.

Documenti che servono al notaio

Prima del rogito, le parti sono di norma invitate a esibire al Notaio il documento di identità valido, il codice fiscale, il permesso di soggiorno (per gli extracomunitari) e, per chi non interviene personalmente ma tramite rappresentante, l’originale della procura speciale o la copia autentica della procura generale.

Per quanto riguarda la fase del rogito, il notaio potrebbe richiedere:

  • atto di acquisto dell’azienda, nel caso in cui l’azienda sia stata precedentemente acquistata con atto notarile; non sarà invece necessario nel caso in cui l’azienda sia stata dall’attuale titolare costituita a titolo originario;
  • elenco dei beni (cd. inventario) che compongono l’azienda (macchinari, impianti, attrezzature, vetture, ecc. ecc.), che va presentato ed allegato e deve riportare l’indicazione del valore di ciascun bene (ai sensi dell’art. 782 c.c.);
  • in via facoltativa, dati identificativi dei contratti nei quali l’acquirente subentrerà per legge nel caso in cui si voglia specificare, o la presenza di marchi o brevetti qualora l’azienda ceduta comprenda anch’essi;
  • copie dei libretti di circolazione, nel caso in cui nel compendio aziendale siano presenti veicoli;
  • documenti richiesti per la vendita o la donazione di un immobile, nel caso in cui il cedente sia anche proprietario dei locali dell’azienda e l’immobile rientri tra i beni oggetto della cessione.

L’elenco è semplificato e indicativo: è buona norma chiedere direttamente al notaio quali documenti servano nel caso concreto.

donare l'azienda dal notaio con uno specifico atto notarile

Quanto costa la donazione di azienda dal notaio

Il costo dell’atto di donazione dell’azienda comprende l’onorario del notaio e le spese che si richiedono per gli adempimenti funzionali al buon esito della procedura, tra cui la registrazione presso l’Agenzia delle entrate. Inoltre vanno anche calcolate le imposte dovute al netto degli esoneri e degli sgravi fiscali riconosciuti dalla legge. Per dare un valore all’azienda e ai singoli beni da indicare nell’atto può servire un perito, che prepari una perizia di stima.

Per una cifra precisa sul proprio caso, con il valore dell’attività, la presenza o meno di immobili e il rapporto di parentela tra donante e donatario, si può partire da un preventivo gratuito su NotaioFacile: i notai di norma rispondono in poche ore.

Quali benefici dopo la donazione dell’azienda

Giova specificare che la donazione di azienda è un atto che trova il favore del legislatore, in quanto rappresenta una tutela del patrimonio ed il passaggio generazionale dell’azienda volto al proseguimento dell’attività.

In poche parole, l’atto di donazione permette al titolare di trasferire la proprietà della stessa quando è ancora in vita. In questo senso si differenzia dal passaggio di azienda a seguito di successione testamentaria, ove il trasferimento avviene a seguito della morte del titolare. La procedura di donazione di azienda, infatti, può dare all’imprenditore donante un controllo relativo alla continuità dell’attività di impresa da parte del donatario. Inoltre, fino al momento in cui il donante rimane in vita, giuridicamente non rileva il consenso dei legittimari alla donazione e nemmeno l’eventuale loro rinuncia alla quota di legittima.

Perché è rischioso donare l’azienda

Come in tutti i casi di donazione va tenuto presente il rispetto delle quote di legittima. Infatti, al momento della morte del donante, gli eredi potrebbero cercare di ripristinare l’asse ereditario al momento antecedente la donazione. Con questa procedura è possibile arrivare ad una nuova ripartizione del patrimonio complessivo del soggetto deceduto ai fini della determinazione delle quote di legittima e della parte disponibile.

Occorre evidenziare anche che, nel caso in cui la donazione di azienda sia stata posta in essere in maniera tale da compromettere la quota disponibile, i legittimari potrebbero esercitare la cosiddetta azione di riduzione. Se dà un esito positivo, essa permette di riequilibrare la quota di eredità spettante ai legittimari. Quindi, al momento della successione ereditaria, il donatario potrebbe essere chiamato a versare corrispettivi economici a titolo di compensazione. Per questo motivo la donazione di azienda può essere pianificata in anticipo, andando ad analizzare le eventuali quote di legittima in caso di successione, al fine di prevedere appositi meccanismi di compensazione e di evitare contestazioni giudiziarie. Tra gli strumenti pensati per questo scopo c’è il patto di famiglia; chi non vuole spogliarsi subito dell’attività può guardare anche all’affitto d’azienda, che lascia la proprietà al titolare.

Il bar passa al figlio: i dubbi di chi sta per firmare

Se il bar passa a mio figlio con una donazione, si paga l’imposta?

Per il coniuge e i discendenti il Testo unico esclude l’imposta di donazione sui trasferimenti di azienda, a patto che chi riceve prosegua l’attività per almeno cinque anni e lo dichiari nell’atto. Se l’esenzione non spetta, per i figli l’aliquota ordinaria è del 4% e si applica solo sul valore che supera un milione di euro per ciascun beneficiario: per un’attività di quartiere l’imposta di donazione tende quindi a essere contenuta o a risultare nulla. Restano l’onorario del notaio e le altre spese, da quantificare nel caso concreto.

Gli altri figli possono opporsi alla donazione?

Finché il donante è in vita il loro consenso, e anche l’eventuale rinuncia alla legittima, non hanno rilievo giuridico. Dopo la sua morte i legittimari che si ritengano lesi potrebbero agire con l’azione di riduzione, soggetta al termine ordinario di prescrizione di dieci anni. Per evitare il problema a monte esiste il patto di famiglia, al quale partecipano anche il coniuge e i legittimari e le cui attribuzioni non sono soggette né a collazione né a riduzione (art. 768-quater c.c.).

Posso donare solo un reparto dell’attività?

Sì, la donazione può avere per oggetto anche un ramo d’azienda, cioè un settore organizzato in maniera autonoma rispetto al resto, e anche per il ramo vale l’esenzione dell’art. 3, comma 4-ter, alle stesse condizioni. Cosa distingue un ramo da un semplice gruppo di beni è spiegato nella pagina sulla cessione di ramo d’azienda.

E se l’attività la porta avanti un dipendente o un amico, non un parente?

La donazione è possibile e, ai fini delle imposte sui redditi, la neutralità prevista dall’art. 58 del TUIR non dipende dalla parentela. L’esenzione dall’imposta di donazione, invece, è riservata al coniuge e ai discendenti: per un estraneo l’aliquota ordinaria è dell’8%, senza franchigia.

Tassazione donazione d’azienda

Come si è accennato poc’anzi, la donazione di azienda offre numerosi vantaggi soprattutto dal punto di vista fiscale.

Per quanto riguarda le imposte dirette (cioè quelle che colpiscono direttamente la ricchezza), il regime agevolativo di neutralità fiscale deriva dal fatto che il trasferimento di azienda a titolo gratuito non costituisce una ipotesi di plusvalenza (incremento di valore dei beni utile a calcolare le capacità contributive), ed è subordinato a certi requisiti:

  • la donazione di azienda deve essere effettuata dall’imprenditore individuale;
  • deve avere ad oggetto un’azienda (in base all’art. 2555 c.c.);
  • deve prevedere una continuità dei valori fiscali in capo al beneficiario.

Se vi sono questi presupposti, la plusvalenza non viene tassata al momento della donazione, ma resta latente fino a quando il beneficiario non procederà ad una successiva  cessione di azienda o dei singoli beni che la compongono. Quel momento sancirà la formazione di nuovo reddito del soggetto donatario.

Il regime appena analizzato si applica anche se donante e donatario non sono parenti.

Per quanto riguarda le imposte indirette, in caso di donazione di azienda (o ramo di azienda), essa è tendenzialmente soggetta all’imposta sulle donazioni, salvo particolari esoneri previsti dalla legge. Se poi l’azienda comprende anche beni immobili, vanno considerate anche le imposte ipotecarie e catastali, il cui trattamento è meglio verificare con il notaio nel caso concreto.

Altre esenzioni previste dalla legge

Ai sensi del d.lgs. 346/1990 (art. 3, comma 4ter), non sono soggetti all’imposta di donazione: i trasferimenti di azienda o di ramo d'azienda ed i trasferimenti di azioni/quote o partecipazioni sociali.

L’esclusione dall’applicazione dell’imposta di donazione (o successione) si verifica qualora il trasferimento avvenga a favore di specifici soggetti, cioè se si tratta di discendenti o coniugi del donante (o del defunto).

L’esenzione, inoltre, spetta ai beneficiari che proseguono l’esercizio dell’attività d’impresa per almeno 5 anni dalla data del trasferimento e lo dichiarano nell’atto. Da ciò ne consegue che, se il donatario decide (per qualsiasi motivo) di non proseguire l’attività, decade dall’agevolazione fiscale suddetta, con la conseguenza di:

  • dover corrispondere l’imposta di donazione nella misura ordinaria;
  • vedersi applicare una sanzione amministrativa del 30% sugli importi non versati (o versati in ritardo);
  • vedersi applicare gli interessi di mora.

L’imposta di donazione ordinaria, quando l’esenzione per l’azienda non spetta

Coniuge, figli, nipoti e altri parenti in linea rettafranchigia di 1.000.000 euro per ciascun beneficiario
4%
Fratelli e sorellefranchigia di 100.000 euro
6%
Altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta e collaterali fino al terzonessuna franchigia
6%
Tutti gli altri soggettinessuna franchigia
8%

L’aliquota si applica solo sul valore che supera la franchigia. Quadro semplificato e indicativo: per il proprio caso è buona norma chiedere al notaio e al commercialista.

In ogni caso, qualora non dovessero sussistere le condizioni di esenzione specificamente previste per il trasferimento a titolo gratuito dell’azienda, potrebbero ricorrere quelle per riconoscere franchigie e aliquote agevolate.