Come destinare dei beni a tutela della famiglia di fatto?
- Che cosa è?
- Che interessi vengono ritenuti meritevoli di tutela?
- Il vincolo di destinazione per la tutela delle famiglie di fatto
- Vincolo di destinazione per vincolare beni in fase di separazione o divorzio
- Atto costitutivo del vincolo
- Durata del vincolo
- Trascrizione
- Il ruolo del notaio
- Tassazione
- Conviventi e casa: le domande che arrivano più spesso
Il vincolo di destinazione è uno strumento che permette di destinare determinati beni immobili o mobili registrati ad un fine meritevole di tutela quale la tutela di conviventi more uxorio.
Chi convive senza matrimonio né unione civile parte da una posizione diversa rispetto a una coppia sposata: alcuni strumenti sono gli stessi, altri non sono disponibili, e dopo la morte di uno dei due le regole cambiano molto. Il quadro, semplificando:
| Situazione | Coniugi e uniti civilmente | Conviventi di fatto |
|---|---|---|
| Fondo patrimoniale | Sì | No |
| Vincolo di destinazione (art. 2645 ter c.c.) | Sì | Sì |
| Trust | Sì | Sì |
| Comunione dei beni | Per legge, salvo scelta diversa | Solo scegliendola nel contratto di convivenza |
| Casa del partner dopo la sua morte | Il coniuge eredita e ha il diritto di abitazione | Senza testamento nessuna quota di eredità; diritto di restare nella casa solo per un periodo limitato |

Che cosa è?
Il vincolo di destinazione è un negozio atipico volto a produrre un effetto di segregazione patrimoniale. L’articolo 2645 ter del Codice Civile , introdotto nel 2006, permette di trascrivere gli atti in forma pubblica con cui un soggetto (c.d. “conferente”) costituisce, su determinati beni immobili o mobili iscritti su pubblici registri, un vincolo. Il fine di detto vincolo è quello di realizzare, per un periodo determinato (che non può mai superare i 90 anni o la durata della vita della persona che trarrà il beneficio), interessi meritevoli di tutela.

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Che interessi vengono ritenuti meritevoli di tutela?
Gli interessi da perseguire devono essere leciti e meritevoli.
Interessi meritevoli sono quelli costituzionalmente garantiti come la tutela delle persone con disabilità, la tutela della famiglia in crisi (con accordi di separazione e divorzio), tutela delle famiglie di fatto. Gli atti di destinazione sono espressione dell’autonomia contrattuale, ex articolo 1322 comma secondo del Codice Civile , capaci di essere utilizzati per varie situazioni. Un esempio concreto di applicazione del vincolo è nel caso di un familiare a carico disabile che necessita di cura costante; il vincolo di destinazione permette di destinare dei beni per le sue necessità, senza che detti beni vengano aggrediti dai creditori.
Il vincolo di destinazione per la tutela delle famiglie di fatto
Il vincolo di destinazione, trattandosi di una segregazione patrimoniale, come il trust e come il fondo patrimoniale, può essere utilizzato dalle coppie non sposate ma conviventi per vincolare determinati beni e destinarli al soddisfacimento dei bisogni della famiglia. I conviventi non possono utilizzare lo strumento del fondo patrimoniale, che ha il medesimo fine del vincolo, in quanto destinato unicamente a coppie unite in matrimonio o in unione civile.
Nemmeno il contratto di convivenza previsto dalla legge 76/2016 lo consente: quel contratto regola i rapporti economici tra i due conviventi (contributi alla vita comune, scelta della comunione dei beni), ma non crea un patrimonio separato opponibile ai creditori. Per mettere al riparo la casa, quindi, le strade sono il vincolo di destinazione sull’immobile, con un beneficiario e uno scopo definiti, oppure il trust. Chi invece sta ancora comprando trova le regole dell’intestazione nella pagina sull’acquisto della casa da parte di due conviventi.
C’è poi il dopo. Se uno dei due muore, il convivente superstite ha per legge il diritto di continuare ad abitare nella casa di proprietà del defunto per due anni, o per la durata della convivenza se superiore, fino a un massimo di cinque anni; non meno di tre se nella casa vivono figli minori o disabili. Per il resto, senza testamento, il convivente non eredita nulla. È il motivo per cui, nelle famiglie di fatto, vincolo e testamento tendono a essere pensati insieme, e il notaio è la persona con cui farlo.
Vincolo di destinazione per vincolare beni in fase di separazione o divorzio
La crisi coniugale, che colpisce sempre più famiglie, comporta spesso anche degli obblighi di natura patrimoniale in capo ad una o ad entrambe le parti.
Attraverso lo strumento del vincolo di destinazione i coniugi possono decidere, negli accordi di separazione o divorzio, di destinare determinati beni al mantenimento dei figli o del coniuge più debole. Il vincolo di destinazione è ritenuto ammissibile in sede di udienza di separazione consensuale o di divorzio e, una volta omologato l’accordo, è possibile trascrivere, ai fini dell’opposizione ai terzi, i beni soggetti al vincolo nei registri immobiliari.
I beni nel vincolo non possono essere attaccati da creditori esterni, restando patrimonio separato rispetto agli altri beni dei coniugi non vincolati. Il meccanismo, come sopra detto, è il medesimo di quello del fondo patrimoniale. I creditori potranno comunque tutelarsi mediante l’azione revocatoria e, per i debiti nati prima del vincolo, con il pignoramento diretto entro un anno dalla trascrizione previsto dall’art. 2929 bis del Codice Civile : il vincolo protegge dai debiti futuri, non da quelli già esistenti.
Atto costitutivo del vincolo
L’atto costituivo del vincolo ha la struttura di un negozio, normalmente unilaterale e non recettizio.
Il soggetto legittimato a costituire il vincolo è il proprietario dei beni. L’atto costitutivo vincola ma non trasferisce il bene. Il bene resta nella disponibilità del titolare ma soggetto ad un vincolo e pertanto ad un determinato fine. Non è necessaria la presenza in atto del soggetto beneficiario, trattandosi, appunto, di un atto unilaterale. Va detto che il vincolo sui propri beni senza alcun trasferimento, detto statico, è stato guardato con qualche cautela da parte della giurisprudenza: è uno dei punti su cui il notaio tendenzialmente valuta caso per caso come impostare l’atto.
Durata del vincolo
Il legislatore si è preoccupato di fissare un termine temporale alla durata del vincolo per evitare di comprimere troppo il diritto di proprietà derivante dall’effetto segregativo. Il vincolo di destinazione può avere come durata un periodo non superiore a novant’anni o la durata della vita della persona beneficiata.
Trascrizione
Il contenuto degli atti di destinazione deve essere pubblicizzato mediante la trascrizione, pertanto possono essere inseriti nel vincolo unicamente beni immobili o mobili registrati e, secondo parte della dottrina, titoli di credito nominativi e partecipazioni sociali soggette a pubblicità.
La trascrizione rende il vincolo opponibile ai terzi. I beni sottoposti al vincolo di destinazione possono essere impiegati solo per la realizzazione del fine di destinazione e possono costituire oggetto di esecuzione soltanto per debiti contratti per tale scopo, purché l’atto di disposizione sia stato trascritto anteriormente al pignoramento.
Il ruolo del notaio
La forma richiesta dalla legge per il vincolo di destinazione è l’atto pubblico, redatto pertanto da un notaio nelle forme previste o di una donazione, o di una convenzione matrimoniale o di un testamento a seconda della volontà della o delle parti.
Non è possibile ricorrere alla scrittura privata, in quanto, tramite una forma solenne, è possibile verificare in maniera più ponderata gli interessi tutelati dal vincolo.
Tassazione
L’atto costitutivo del vincolo nel caso di trasferimento di diritti strumentali a favore del gestore del vincolo è soggetto all’imposta sulle donazioni e successioni, reintrodotta dal decreto legge n. 262 del 2006. Dal 2025, per il trust e gli altri vincoli di destinazione con trasferimento, l’imposta si applica di regola quando i beni arrivano ai beneficiari finali, con la possibilità di pagarla subito su opzione del disponente: è un punto nuovo, da farsi spiegare dal notaio sul proprio caso.
Se il vincolo non comporta trasferimento di diritti si applica l’imposta fissa di registro pari ad euro 200. Nel caso in cui il vincolo abbia ad oggetto beni immobili si aggiunge l’imposta ipotecaria in misura fissa di euro 200 per la trascrizione, oltre a bollo e, quando dovuta, imposta catastale, più l’onorario. Il preventivo scritto indica ogni voce: si può chiederlo ai notai della propria zona descrivendo la situazione, e di solito arriva in poche ore.
Conviventi e casa: le domande che arrivano più spesso
Conviviamo da anni senza sposarci: possiamo fare il fondo patrimoniale?
No. Il fondo è riservato ai coniugi e alle unioni civili, e nemmeno il contratto di convivenza lo rende possibile. Per i conviventi gli strumenti di separazione patrimoniale sono il vincolo di destinazione e il trust.
Il contratto di convivenza protegge la casa dai creditori?
No. Regola i rapporti economici tra i due conviventi, non crea un patrimonio separato. Per rendere un bene non aggredibile per i debiti estranei allo scopo serve un vincolo trascritto, con scopo meritevole e costituito prima che i debiti nascano.
Se la convivenza finisce, il vincolo sulla casa resta?
Dipende da come è scritto l’atto: se lo scopo era la convivenza e la convivenza cessa, la destinazione può venir meno, ma la cancellazione del vincolo trascritto richiede comunque un atto. È una previsione da discutere con il notaio al momento della costituzione, non dopo.