Cosa si può lasciare nel testamento, casa, soldi e password
- Il contenuto del testamento
- La casa, i risparmi e il resto: cosa entra e cosa no
- Contenuto non patrimoniale del testamento
- Quello che chiede chi deve scrivere il testamento
Il contenuto del testamento
Il testamento è l’unico documento che una persona ha a disposizione nel nostro ordinamento per disporre delle sue sostanze, beni e diritti, per quando avrà cessato di vivere. Il suo contenuto è liberamente determinabile, come se fosse un contratto, con la differenza che nel testamento l’unica volontà che conta è quella della persona che lo fa, non dovendo essere presenti altre persone né servendo altri consensi.
Non vi è dubbio che il testamento possa contenere tutte le decisioni e gli atti di disposizione che la persona desidera vengano assunte o poste in essere dopo la sua morte, e quindi quando si aprirà la sua successione. Il luogo di apertura della successione sarà quello dell’ultimo domicilio della persona, al momento della sua morte. Il testatore potrà decidere di lasciare beni di sua proprietà, che quindi già fanno parte del suo patrimonio, o altri diritti reali minori, come l’usufrutto, che già vanta verso altri. Si può anche scegliere di costituire dei diritti direttamente in capo a dei soggetti da beneficiare nel testamento.
Esistono anche delle tipologie o categorie di beni che non si penserebbe di poter rendere oggetto di lascito testamentario, se non con l’aiuto del notaio, in sede di redazione di testamento. Volendo fare degli esempi, è possibile cedere i benefici derivanti da una polizza assicurativa già pagata, o anche l’immobile che godiamo in multiproprietà con altre persone, limitatamente ovviamente alla quota che ci spetta di diritto, o, ancora, destinare i proventi della nostra attività lavorativa.

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La casa, i risparmi e il resto: cosa entra e cosa no
Per la maggior parte delle famiglie il testamento riguarda una casa, qualche risparmio e poco altro. Semplificando, questo è il quadro di ciò che si può scrivere, con quali limiti, e di ciò che invece non passa; per il proprio caso, soprattutto quando ci sono più figli o un coniuge, è buona norma farsi guidare dal notaio.
Istituzione di erede e legato
Abbiamo già detto che lo strumento per poter destinare e attribuire tutte le situazioni di cui siamo titolari, dopo la nostra morte, è il testamento. Sebbene possa essere strutturato come meglio si ritiene ed il suo contenuto possa essere estremamente variabile e variegato, è possibile riassumere le disposizioni patrimoniali in due macro categorie.
Tali macro categorie fungono da contenitori di tutti i beni e diritti, a seconda che si voglia attribuire la totalità, oppure solo singoli beni. Qualora si voglia attribuire la totalità dei beni o una quota ideale dell’intero, si ricorrerà alla figura dell’istituzione di erede, mentre se si vorrà dare un singolo bene o un singolo diritto sarà utile ricorrere alla figura del legato. Mentre lo status di erede, è una condizione perpetua, nel senso che non esiste la possibilità che l’accettazione di eredità possa avere una scadenza, il legato può essere previsto anche a termine. Nel primo caso, però, si può sempre rinunciare all’eredità, il legato invece si acquista in automatico, ed un eventuale rinuncia, comunque ammissibile, opera in modo retroattivo su un acquisto già verificatosi. Nella pratica la differenza pesa sui debiti: l’erede ne risponde, il legatario no. È uno dei motivi per cui, quando si vuole lasciare la casa a una persona precisa, il legato è una delle forme che il notaio potrebbe proporre di valutare.
Il confine che non si può superare: la legittima
Libertà testamentaria non vuol dire libertà totale. Coniuge, figli e, in mancanza di figli, genitori hanno diritto a una quota del patrimonio, la legittima, che il testamento non può togliere. Chi lascia la casa a un solo figlio, o tutto al coniuge, scrive un testamento valido, ma gli altri legittimari potranno chiedere la riduzione delle disposizioni che li hanno lesi. Quanto si può distribuire liberamente è spiegato nella pagina sul calcolo della quota disponibile; nel conto entrano anche le donazioni fatte in vita.
Diritti che si estinguono con la morte
Non tutti i diritti di cui una persona è titolare rimangono dopo la sua morte: esistono delle situazioni che, infatti, si estinguono e quindi non è possibile che siano inserite come lasciti testamentari. La regola generale è che possano essere lasciati tutti i diritti patrimoniali, compresi i diritti potestativi, come il diritto di riscatto nella vendita con patto di riscatto, ed i contratti che il testatore ha stipulato prima della sua morte.
Per quanto riguarda i diritti che non sono stati ancora acquisiti, questi, normalmente, cessano con la morte, come per esempio accade nel caso di proposta semplice. Si estinguono anche i diritti per loro natura temporanei, che cessano non appena cessa la vita del loro titolare, come il diritto di abitazione.
Non si possono trasmettere nemmeno i diritti personalissimi, legati alla personalità del defunto come il diritto al nome o gli status familiari. Con riferimento, poi, ai rapporti di diritto pubblico, mentre le obbligazioni civili, i debiti d’imposta, ed in generale tutti gli obblighi tributari si trasmettono in automatico e saranno gli eredi a dover farsene carico, le pene, comprese le pene pecuniarie, si estinguono con la morte del reo; l’obbligo di risarcire il danno causato con il reato, invece, resta e passa agli eredi come ogni altro debito ereditario.

Contenuto non patrimoniale del testamento
Il testamento può anche contenere elementi privi di rilievo giuridico o attributivo in senso stretto, per esempio delle raccomandazioni rivolte ai familiari, come nel caso in cui si inviti un figlio a proseguire nei suoi studi, oppure si auspichi che non ci siano litigi, una volta che si aprirà la successione.
Possono essere inserite delle condizioni, una clausola penale, degli oneri a carico di soggetti determinati di compiere una qualche attività, o di non compierla, come nel caso in cui si imponga il divieto di vendere un bene ereditario per un dato periodo di tempo. Ancora, il testatore potrebbe decidere di dettare delle regole, di cui i futuri eredi dovranno tener conto in sede di divisione. Fra le disposizioni testamentarie con contenuto non patrimoniale possono essercene alcune che, sebbene non comportino vere e proprie attribuzioni in favore del destinatario, possono essere comunque molto importanti.
L’esempio più significativo è la possibilità che nel testamento possa essere validamente inserito il riconoscimento di un figlio nato fuori dal matrimonio. Una disposizione simile, avendo forti conseguenze ed un rilievo di tipo pubblicistico, che prevale sulla libertà testamentaria, non è, pertanto, revocabile. Questo significa che se, successivamente, il testamento, dovesse essere, in tutto, o in parte, revocato, il riconoscimento non perderebbe efficacia. Esso produrrà i suoi effetti solo una volta aperta la successione del testatore.
Altri esempi di disposizioni non patrimoniali che possono essere contenute in un testamento, sono le indicazioni sulla destinazione dei propri resti, che possono essere cremati, dispersi in mare, oppure affidati alla scienza; ancora, potrebbero essere fornite indicazioni sulla sepoltura o sul sepolcro. Diverso il discorso per la donazione degli organi: la volontà si registra in vita con i canali previsti dalla legge, perché il testamento viene letto quando ormai non servirebbe più.
Tutto questo si può scrivere in un testamento olografo, di proprio pugno, o in un testamento pubblico davanti al notaio con due testimoni. Chi preferisce il pubblico, o vuole depositare l’olografo in studio, trova le voci di costo nelle pagine sul testamento pubblico e sul testamento olografo, e può chiedere un preventivo ai notai della propria provincia, descrivendo cosa intende lasciare e a chi: le risposte arrivano direttamente dagli studi, spesso in poche ore.
Quello che chiede chi deve scrivere il testamento
Posso lasciare la casa a un solo figlio?
Sì, il testamento è valido. L’altro figlio e il coniuge mantengono però il diritto alla legittima e, se la casa vale più della quota disponibile, possono chiedere la riduzione del lascito dopo la morte. Spesso il problema si gestisce in anticipo, lasciando agli altri beni di valore equivalente o inserendo un legato in sostituzione di legittima: sono soluzioni da costruire con il notaio sui numeri reali.
Posso lasciare la casa a mia moglie in usufrutto e ai figli la nuda proprietà?
Sì, è una delle disposizioni più comuni: la moglie resta nella casa finché vive, i figli ne diventano pieni proprietari alla sua morte senza altri passaggi. Va ricordato che al coniuge la legge riserva comunque, in aggiunta alla sua quota, il diritto di abitare la casa familiare: la clausola serve a rendere esplicito e stabile ciò che si vuole.
Posso scrivere nel testamento che voglio essere cremato o donare gli organi?
La volontà di essere cremati espressa nel testamento è valida, e così le indicazioni sulla sepoltura. Per la donazione degli organi il testamento non basta: la dichiarazione va fatta in vita attraverso i canali previsti, per esempio al rinnovo della carta d’identità o presso la propria ASL, perché il prelievo deve avvenire subito e il testamento si apre dopo.