Donazione al nascituro, la casa al nipote che deve nascere
- La donazione a nascituri
- Chi deve intervenire dal notaio?
- Qual è il momento in cui si perfeziona l’acquisto per il nascituro?
- Quali sono i vantaggi economici di questa operazione?
- Nonni, figli in arrivo e casa: tre risposte
La donazione a nascituri
Ci si chiede se sia possibile recarsi dal Notaio per stipulare un atto di donazione a favore di nascituri, ovvero soggetti non ancora nati, solo concepiti, o a favore di bambini ancora non concepiti figli di una determinata persona vivente al momento della donazione. Ebbene, vi è una norma apposita che disciplina tale fattispecie e la consente, l’art.784 c.c.
È possibile, ad esempio, che un nonno manifesti la volontà, piuttosto che fare testamento, di donare al proprio nipotino non ancora nato la propria casa o un altro bene immobile. Ciò per assestare la propria situazione patrimoniale non a favore dei figli ma a favore dei nipoti. Pertanto, la legge considera il nascituro, sebbene non ancora nato e ovviamente privo della capacità di agire, capace di ricevere per donazione. Questo si giustifica per la stessa ragione per cui sono capaci di succedere.

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Chi deve intervenire dal Notaio?
Ovviamente il donatario beneficiario di questa donazione non può accettare, pertanto occorre comprendere chi abbia la titolarità di dichiarare di accettare la donazione dinanzi al Notaio.
La regola generale prevede che siano i genitori del nascituro, congiuntamente o solo quello tra loro che ne abbia la responsabilità, a rappresentare i figli nati e nascituri. Dal Notaio, dunque, si presenteranno il donante e in rappresentanza del nascituro donatario uno o entrambi i genitori.
Per accettare serve di norma l’autorizzazione del giudice tutelare (art. 320 c.c., richiamato dall’art. 784). Se possa rilasciarla anche il notaio, come per i minori, è buona norma chiederlo al notaio.
Questo può avvenire quando i genitori decidono di accettare la donazione. Potrebbe accadere, tuttavia, che di fronte ad una volontà del donante di attribuire un proprio bene al proprio nipote nascituro, i genitori non vogliono o non possono accettare.
Se i genitori non possono o non vogliono accettare, chi deve intervenire dal Notaio?
In questo caso particolare, è giusto che la volontà del donante sia rispettata anche quando per qualsiasi ragione i genitori non vogliono accettare questa donazione. Per questo il giudice, su richiesta del pubblico ministero o di un parente interessato, come il nonno, e sentiti i genitori, può nominare un curatore speciale autorizzato ad accettare (art. 321 c.c.).
Il donatario beneficiario può essere un nascituro non concepito?
Sì, in quanto si può manifestare la volontà di destinare la proprietà di un proprio bene al figlio di una determinata persona vivente. Si pensi al nonno che intende lasciare un proprio bene ai propri futuri nipoti, qualora sia anziano e non abbia tempo di disporne diversamente quando i figli verranno ad esistenza.

Qual è il momento in cui si perfeziona l’acquisto per il nascituro?
L’atto dal Notaio determina l’immediata efficacia della donazione, anche se l’acquisto avverrà al momento della nascita del bambino. I diritti riconosciuti al concepito, infatti, sono subordinati alla nascita (art. 1 c.c.). Dopo l’atto si realizza una sorta di stato di sospensione che termina nel momento della venuta ad esistenza del donatario. In ogni caso è buona norma regolamentare nel contratto stipulato per atto pubblico tutti gli aspetti, anche relativi all’amministrazione dei beni prima del momento del trasferimento della proprietà al bambino, quando sarà nato. Ciò anche con riguardo ad eventuali frutti prodotti, come meglio spiegato nel seguito.
Se la nascita non avviene, l’acquisto non si produce.
In attesa della nascita, di chi sono i beni donati? E chi deve amministrarli?
La proprietà del bene si trasferisce al donatario quando questi viene ad esistenza, e anche se l’atto è stato già stipulato, in questo periodo di tempo continua ad essere amministrata dal donante. Questi infatti ne mantiene il possesso e la disponibilità e deve amministrarlo nel migliore dei modi fino al momento in cui venga trasferito al bambino nato. Qualora il donante muoia in questo periodo di tempo, l’amministrazione passa ai suoi eredi.
Il donante può però disporre diversamente nell’atto (art. 784 c.c.).
Se prima della nascita il bene donato produce dei frutti, a chi appartengono?
Qualora ad esempio la casa donata sia data in locazione, produce dei frutti civili ( il canone di locazione). Prima della nascita, nonostante la casa sia ancora amministrata dal donante (nell’esempio di cui sopra, il nonno). Se si tratta di beneficiario concepito, questi frutti maturano a suo favore, dunque a favore del bambino quando nascerà. In caso di nascituro non concepito, restano in capo al donante fino al momento della nascita (art. 784 c.c.).
Bambino già concepito
Il figlio in arrivo: l’affitto maturato prima della nascita va a lui.
Non ancora concepito
Il futuro figlio di una persona vivente: l’affitto resta al donante fino alla nascita.
Quali sono i vantaggi economici di questa operazione?
Il vantaggio per i genitori è sicuramente legato alla proprietà del bene che passerà direttamente in capo al figlio al momento della nascita, senza il doppio passaggio prima in capo a sé e poi successivamente in capo ai figli. In questo modo, dunque, si può ottenere un risparmio anche in termini di costi notarili.
L’imposta di donazione è dovuta per legge dal donatario (art. 5 del d.lgs. 346/1990): chi sostenga le spese quando il bambino non è ancora nato, e come la donazione incida sulla legittima degli altri figli, è buona norma chiederlo al notaio.
Qual è il costo dell’atto notarile di donazione a un nascituro?
Come in ogni atto notarile si prevede il pagamento dell’onorario del Notaio più Iva. Inoltre, occorre pagare le imposte, calcolate di norma sul valore catastale della casa. Tra coniugi e parenti in linea retta, quindi anche tra nonno e nipote, l’imposta di donazione non si paga fino a un milione di euro per beneficiario; oltre, il 4% si applica solo sull’eccedenza (art. 56 del d.lgs. 346/1990).
L’atto sconta, inoltre, anche l’imposta di bollo pari a euro 230, nonché l’imposta ipotecaria e catastale. Queste sono pari al 2% e all’1% del valore, oppure a 200 euro ciascuna se ricorrono i requisiti della prima casa (art. 69 della legge 342/2000): come valutarli quando il donatario non è ancora nato è buona norma chiederlo al notaio. Le altre voci sono nella pagina su quanto costa donare una casa.
Un preventivo per la donazione al nipote nascituro si può chiedere agli studi della zona: di norma rispondono in poche ore.
Nonni, figli in arrivo e casa: tre risposte
Mia figlia è incinta: posso donare già adesso la casa al nipote?
Sì, la donazione a chi è soltanto concepito è ammessa (art. 784 c.c.). Accettano i genitori, con l’autorizzazione prevista dall’art. 320 c.c., e l’acquisto si produce con la nascita (art. 1 c.c.).
Se i genitori del bambino non vogliono accettare, la donazione salta?
Non necessariamente: su richiesta del pubblico ministero o di un parente interessato, e sentiti i genitori, il giudice può nominare un curatore speciale autorizzato ad accettare (art. 321 c.c.).
Quanto si paga se il nonno dona la casa al nipote non ancora nato?
Tra nonno e nipote, parenti in linea retta, l’imposta di donazione del 4% si paga solo oltre 1.000.000 di euro. Restano le imposte ipotecaria e catastale, il bollo di 230 euro e l’onorario del notaio.