Disposizione fiduciaria nel testamento, cosa vale e cosa no
- L’acquisto fiduciario nel testamento dal notaio
- Inserire la disposizione fiduciaria
- Perché si parla proprio di fiducia?
- Disposizione fiduciaria: tre risposte per chi lascia e per chi riceve
L’acquisto fiduciario nel testamento dal notaio
Il testatore, nel suo testamento, ha la possibilità di inserire moltissime variabili, relativamente al contenuto, con cui può attribuire diritti, oppure prevedere obblighi. L’inserimento di una disposizione fiduciaria, comporta entrambi gli aspetti.
Vediamo di cosa si tratta e come inserire una disposizione fiduciaria, all’interno del testamento dal notaio.

Contatta il Notaio Gratis
Fai un PREVENTIVO
Inserire la disposizione fiduciaria
La disposizione fiduciaria nel testamento (detto anche acquisto fiduciario, come istituto generale nel contesto dei contratti), è una situazione nella quale sono coinvolti tre soggetti: il testatore, che è il fiduciante e decide di disciplinare la fattispecie all’interno del suo testamento, il fiduciario, cioè la persona nominata nel testamento, e il beneficiario, la persona a cui il testatore vuole che il bene arrivi davvero.
Sebbene non ci siano obblighi di legge che impongono che il testamento debba essere necessariamente fatto da un notaio, con riferimento a particolari fattispecie come questa, risulta preferibile una conoscenza approfondita delle figure giuridiche, in modo da strutturare la disposizione in maniera valida, ed evitare problemi in futuro. Proprio per queste ragioni, è buona norma valutare la disposizione fiduciaria con il notaio, per esempio in un testamento pubblico; il fiduciario può comunque essere nominato in qualsiasi forma di testamento, anche in un testamento olografo.
Cosa si intende con disposizione fiduciaria
Per comprendere l’utilità dell’inserimento di una disposizione di questo tipo, bisogna partire dalla sua definizione.
Nel trasferimento fiduciario, una persona trasferisce un bene (o un diritto), ad un'altra, prevedendo, però, l’obbligo che la persona beneficiaria del trasferimento, a sua volta ritrasferisca il bene o il diritto, nuovamente in suo favore, dopo un determinato periodo di tempo. Ancora, può essere previsto l’obbligo che il trasferimento avvenga in favore di un terzo soggetto.
Nell’ambito del testamento, la disposizione fiduciaria, comporta che il testatore preveda di attribuire, tramite legato o istituzione di erede, un bene a favore di una persona, con il patto, però, che il suddetto bene venga, successivamente trasferito in favore di un’altra. Il patto con il fiduciario, di norma, resta fuori dal testamento: nel testamento compare solo il nome del fiduciario.
Una simile disposizione di ultima volontà può essere utile qualora il testatore, voglia beneficiare una persona, senza però nominarla direttamente, per una qualunque ragione. Il trasferimento fatto dal fiduciario è considerato, secondo l’opinione oggi più condivisa, un’ipotesi di obbligazione naturale (art. 2034 c.c.), cioè una prestazione compiuta spontaneamente, in esecuzione di doveri morali e sociali.
Quali sono le conseguenze all’apertura della successione?
L’art. 627 del Codice Civile stabilisce espressamente che, qualora il testatore voglia raggiungere questo scopo, non è ammessa azione in giudizio per accertare che la disposizione in esame, si riferisca ad una persona diversa da quella effettivamente e chiaramente designata. Non significa che la disposizione non sia valida, ma semplicemente che non può essere sanzionato l’eventuale inadempimento al mancato trasferimento. Se invece il fiduciario trasferisce spontaneamente il bene alla persona voluta dal testatore, non può poi chiederlo indietro, salvo che sia un incapace; per una casa il trasferimento richiede comunque un atto scritto (art. 1350 c.c.). Dunque, visto che non è possibile obbligare il soggetto designato, potrebbero non esserci garanzie che la disposizione vada a buon fine. Proprio per questo conta, oltre al confronto con il notaio, la scelta delle persone su cui far gravare l’obbligo del ritrasferimento: soggetti di cui ci si può fidare, che hanno l’intento di attuare la volontà del testatore, nel modo più corretto possibile.
Anche sul piano fiscale il fiduciario è, per la legge, l’erede o il legatario: paga l’imposta di successione in base al proprio rapporto con il testatore (art. 7 del D.Lgs. 346/1990) e, se è nominato erede, resta tale anche dopo aver passato i beni, con quello che ne segue per i debiti del defunto. Il passaggio successivo al beneficiario è un nuovo atto, con costi e imposte propri.
La staffetta della casa di Franco
Esempio: Franco, vedovo e senza figli, vive a Torino. Nel testamento lascia la sua casa, dichiarata per un valore catastale di 150.000 euro, all’amico Sergio, con l’accordo a voce che la passi poi a Luisa.
Franco
testatore
testamento
Sergio
fiduciario
solo sulla parola
Luisa
beneficiaria
Imposta di successione di Sergio, non parente
8% di 150.000 € = circa 12.000 €
Passaggio da Sergio a Luisa
nuovo atto scritto, con costi e imposte propri
Se Sergio tiene la casa per sé, Luisa non ha alcuna azione per ottenerla. Se invece gliela trasferisce, Sergio non può più chiederla indietro.
Schema semplificato: non considera le imposte ipotecaria e catastale, i debiti del defunto né le spese degli atti.
Ci sono dei limiti all’utilizzo di questa figura?
Nonostante la libertà testamentaria sia un principio cardine, nell’ambito delle successioni, ci sono dei limiti all’utilizzo del negozio fiduciario nel testamento.
Nello specifico, non è possibile inserire la disposizione fiduciaria, con la finalità di avvantaggiare, e dunque in favore di soggetti che siano, per legge, incapaci di essere destinatari di disposizioni testamentarie.
Quindi l’utilizzo di questo strumento, non deve consentire che possano ricevere per testamento, persone che in realtà non potrebbero: in questi casi la regola dell’art. 627 non si applica e la disposizione può essere impugnata (art. 599 c.c.). Per legge si considerano persone interposte anche il padre, la madre, i discendenti e il coniuge dell’incapace. Volendo fare degli esempi, ci si riferisce ai nascituri non concepiti, al di fuori delle ipotesi di legge, di cui all’articolo 462 c.c., oppure al notaio che ha ricevuto il testamento, ovvero, infine ai testimoni e l’interprete, che sono intervenuti all’atto (art. 597 c.c.).
Diverso è il caso in cui l’obbligo di trasferire il bene a una persona precisa sia scritto nel testamento: la volontà del testatore non è più nascosta e, secondo l’opinione prevalente, la clausola funziona come un onere o un legato, che il beneficiario può far valere. Il limite, in quel caso, è la sostituzione fedecommissaria, cioè l’obbligo di conservare i beni per lasciarli a un altro alla propria morte, ammessa solo nei casi dell’art. 692 c.c..

Perché si parla proprio di fiducia?
Il termine fiducia, con riferimento al negozio, è collegato al rapporto fra il soggetto che trasferisce, ed il soggetto su cui grava il successivo obbligo di ritrasferimento. Il fiduciante, cioè colui che trasferisce il bene o il diritto, fa affidamento sul comportamento del fiduciario, la persona cui viene trasferito il bene o diritto, che porterà a compimento quanto pattuito e quindi adempirà l’obbligo per il quale si impegna.
Tipologie di disposizione fiduciaria
La fiducia si distingue in fiducia cum creditore, e fiducia cum amico.
La fiducia cum creditore, è una situazione che si verifica quando il fiduciario vanta un credito, nei confronti del fiduciante, e quindi il trasferimento avviene a garanzia di quel credito: il fiduciario si impegna a ritrasferire il bene quando il fiduciante avrà pagato (quindi, in questo caso, ha una funzione di garanzia). Una figura di questo tipo richiede la conoscenza del professionista notarile, visto che si potrebbe correre il rischio di incorrere nel divieto del patto commissorio.
La fiducia cum amico, invece, normalmente non prevede un rapporto debito credito alla base, ma un rapporto di fiducia, basato, di norma, su una conoscenza pregressa.
Trust e negozio fiduciario
L’elemento della fiducia, è simile a quello di un altro istituto, cioè il trust.
Con il trust, un soggetto disponente, trasferisce un determinato bene di sua proprietà (o più beni), a un altro soggetto (trustee).
Il trasferimento non è fine a se stesso. Infatti comporta, il potere ed il dovere di gestire, amministrare e disporre di questi beni (che appunto compongono il trust). La gestione e l’amministrazione, sono effettuate in favore di un determinato beneficiario, che è il soggetto in favore del quale è disposta l’intera operazione del trust. Il trust, oltre che per atto fra vivi, può essere inserito anche all’interno di un testamento. L’intento, però, non può essere quello di ledere, seppur indirettamente, i diritti dei legittimari, ovvero di quelle persone, in favore delle quali la legge delle successioni, prevede che sia loro attribuita almeno una quota minima del patrimonio.
Chi vive a Torino, come Franco, può chiedere un preventivo per il testamento pubblico ai notai della provincia di Torino, e allo stesso modo a quelli di Roma o Milano; NotaioFacile non ha un calcolatore per il testamento e le prime risposte arrivano di solito in poche ore. Per i costi di chi riceverà i beni, il calcolatore successione di NotaioFacile stima, per una casa con rendita catastale di 1.000 euro ereditata da un figlio, un onorario tra 615 e 2.379 euro, IVA inclusa, oltre alle imposte.
Disposizione fiduciaria: tre risposte per chi lascia e per chi riceve
La persona nominata nel testamento è obbligata a passare il bene a chi voleva il testatore?
Per legge no: non è ammessa azione in giudizio per far valere l’accordo con il testatore (art. 627 c.c.). Se però trasferisce spontaneamente il bene alla persona voluta dal testatore, non può chiederlo indietro, salvo che sia un incapace. Secondo l’opinione oggi più condivisa si tratta di un’obbligazione naturale.
Chi paga l’imposta di successione con una disposizione fiduciaria?
Il fiduciario, che per la legge è l’erede o il legatario: paga in base al proprio rapporto con il testatore, per esempio di norma l’8% senza franchigia se non è parente. Il passaggio successivo al beneficiario è un nuovo atto, con costi e imposte propri, ed è buona norma chiederne conto al notaio prima di decidere.
Si può scrivere nel testamento l’obbligo di trasferire il bene a una persona precisa?
Sì, ma allora non si tratta più di una disposizione fiduciaria, perché la volontà è scritta: secondo l’opinione prevalente diventa un onere o un legato, e per l’adempimento dell’onere può agire qualsiasi interessato (art. 648 c.c.). Resta il limite della sostituzione fedecommissaria: l’obbligo di conservare i beni per farli passare a un altro alla propria morte è ammesso solo nei casi dell’art. 692 c.c.