Notaio e successione: cosa fare dopo un decesso, cosa fa il notaio e quanto costa

Notaio e successione: cosa fa, cosa serve e quanto costa
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Quando muore un familiare, la parola “successione” indica in realtà una serie di passaggi diversi: alcuni sono fiscali, altri servono a diventare eredi a tutti gli effetti, altri ancora a sbloccare conti e a poter vendere o dividere la casa. Non tutti richiedono il notaio. Semplificando molto, questo è l’ordine in cui di solito si presentano.

1. C’è un testamento? Se è olografo, cioè scritto a mano, va prima pubblicato da un notaio. Se è un testamento pubblico, è già conservato dal notaio che lo ha ricevuto. Come funziona è spiegato nella pagina sulla pubblicazione del testamento.

2. La dichiarazione di successione. Va presentata all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dal decesso. Non serve se gli eredi sono il coniuge e i parenti in linea retta, l’eredità non supera i 100.000 euro e non ci sono immobili. Dal 2025 l’imposta la calcolano e la versano gli eredi.

3. L’accettazione dell’eredità. È l’atto con cui si diventa eredi, e non coincide con la dichiarazione di successione. Può essere espressa, tacita o con beneficio d’inventario: le differenze sono nella pagina sull’accettazione dell’eredità. Chi non vuole l’eredità, per esempio perché ci sono debiti, può rinunciare.

4. Conti e titoli in banca. Per sbloccarli la banca chiede di norma una dichiarazione sostitutiva o un atto notorio.

5. La casa. Per venderla o dividerla tra fratelli serve un atto dal notaio, che di norma si occupa anche di trascrivere l’accettazione se non è ancora stata fatta. A chi va, e in che proporzione, lo dice la legge: le quote ereditarie con e senza testamento sono in una pagina a parte.

Imposte e costi, con gli esempi di calcolo, sono raccolti nella pagina sui costi della successione e della donazione. Quando in famiglia bisogna fare più atti, per esempio l’accettazione e poi la vendita della casa, conviene chiedere un solo preventivo per la successione che li metta in fila: i notai rispondono direttamente, spesso in poche ore.

Cosa fa il notaio in una successione, e cosa si può fare da soli

Il notaio fa molte cose in una successione; semplificando, i passaggi che di norma passano dal suo studio sono quelli che riguardano gli immobili e gli atti che devono risultare nei registri pubblici. Il resto si può fare anche in autonomia, o con un CAF, ma nella pratica chi ha una casa da ereditare finisce quasi sempre per affidare tutto a un unico studio, perché i passaggi si tengono l’uno con l’altro.

PassaggioChi può farloQuando serve
Pubblicazione del testamento olografoSolo il notaioSempre, se esiste un testamento scritto a mano
Dichiarazione di successioneGli eredi da soli, un CAF o il notaioEntro 12 mesi, quasi sempre quando c’è una casa
Accettazione espressa o con beneficio d’inventarioNotaio o cancelleria del tribunaleIl beneficio è obbligatorio per minori e incapaci
Rinuncia all’ereditàNotaio o cancelleria del tribunaleSe i debiti superano i beni, o per lasciare la quota ad altri
Trascrizione dell’accettazione tacitaDi norma il notaioPrima di vendere una casa ereditata mai intestata formalmente
Divisione o vendita della casaSolo il notaioQuando gli eredi vogliono uscire dalla comunione

Un caso su tutti: i tre fratelli che ereditano l’appartamento dei genitori e vogliono venderlo. Serve la dichiarazione di successione, serve che l’accettazione risulti trascritta per ciascuno, e poi serve il rogito di vendita. Chi fa questi passaggi separatamente, magari la dichiarazione al CAF e il resto dopo, spesso scopre al momento del rogito che manca un pezzo. Il notaio che segue la pratica dall’inizio li mette in fila una volta sola. Queste sono le attività principali: cosa comprende esattamente il servizio va chiesto allo studio.

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Quanto costa la successione dal notaio

Il conto ha due parti. Le imposte sono uguali in tutta Italia: l’imposta di successione scatta solo sopra le franchigie (un milione di euro per ciascuno tra coniuge e figli, 100.000 per fratelli e sorelle), mentre ipotecaria e catastale si pagano quasi sempre quando c’è una casa, il 2% e l’1% del valore catastale oppure 200 euro l’una se almeno un erede ha i requisiti prima casa. Per l’appartamento dei genitori lasciato ai figli, con la prima casa, le imposte principali si fermano di norma a 400 euro; senza, per una rendita di 700 euro, arrivano a circa 2.650. L’onorario dello studio è la seconda parte, ed è l’unica che cambia da notaio a notaio: cresce con il numero di immobili, di eredi e di atti da fare. A pagare sono tutti gli eredi in solido, in proporzione alle quote. Il calcolo completo, con i coefficienti, è nella pagina sui costi linkata sopra; sui casi meno lineari è buona norma chiedere direttamente al notaio.

Cosa non si può decidere in vita: il divieto dei patti successori

Nel nostro ordinamento, al contrario che in altri Paesi del mondo, sono vietati i patti successori.  Per patti successori si intendono le convenzioni fatte in vita dal testatore per disporre della propria successione.

Sono regolati dall’art. 458 del Codice Civile che individua tre tipologie differenti di patti successori:

-     Istitutivi: sono convenzioni con cui taluno dispone della propria successione.

-     Dispositivi: si tratta di un atto con cui taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non sua.

-     Rinunciativi: quando taluno rinuncia a diritti su una successione non propria. 

In pratica: un genitore non può firmare con i figli un accordo su chi avrà la casa dopo la sua morte, e un figlio non può rinunciare in anticipo alla sua parte di eredità. Per decidere in vita si usano il testamento, che resta sempre revocabile, oppure la donazione.

Ratio del divieto

La ratio del divieto dei patti istitutivi risiede nella lettera della legge che prevede, all’art. 457 cc: “l’eredità si devolve per legge o per testamento”, non è pertanto possibile far rientrare un tertium genus quale l’accordo tra le parti.

Inoltre, violerebbero un principio cardine del nostro ordinamento quale la revocabilità delle disposizioni testamentarie.

I patti dispositivi e rinunciativi sono vietati per altri due ordini di ragioni: ossia per la tutela dei soggetti deboli che potrebbero essere volti a sperperare il proprio patrimonio e per impedire il desiderio di morte del de cuius.

Deroghe al divieto: il patto di famiglia

Una deroga al divietò dei patti successori è disciplinata dallo stesso legislatore nell’art. 768 bis Codice Civile : il patto di famiglia.

Il patto di famiglia è il contratto mediante il quale, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, o il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti.

Il patto di famiglia è una figura nata nel 2006 con il fine di evitare il disperdersi  della titolarità dell’azienda tra più eredi, attraverso la stipula di un accordo con il quale diviene imprenditore uno solo di essi, tutelando gli altri legittimari mediante la liquidazione.

Tale accordo non configura un patto successorio in quanto produce effetti immediati non collegati quindi alla morte del testatore. I soggetti del patto di famiglia sono: il trasferente ossia l’imprenditore o il titolare delle partecipazioni societarie, i discendenti assegnatari dell’azienda o delle partecipazioni sociali e infine, i legittimari non assegnatari dell’azienda.

Particolari problemi possono porsi nel caso in cui il trasferente sia in comunione legale dei beni: a seconda che l’impresa sia individuale o che si tratti di partecipazioni in società, cambiano i diritti del coniuge, ed è un aspetto da valutare caso per caso con il notaio.

notaioI beneficiari del patto di famiglia possono essere solo i discendenti del disponente e non altri soggetti, pertanto non potranno essere beneficati il coniuge, i genitori, i fratelli o sorelle, ma solo i discendenti che, ai sensi dell’art. 75 Codice Civile sono i parenti in linea retta ossia i figli (sia nati nel matrimonio che nati fuori dal matrimonio riconosciuti) anche figli adottivi, o i nipoti in linea sempre retta.

Può essere beneficiario anche un minore di età o un incapace i quali dovranno intervenire in atto debitamente rappresentati o assistiti.

Nel caso in cui il titolare dell’azienda o delle partecipazioni sociali non abbia discendenti non potrà utilizzare lo strumento del patto di famiglia.

L’oggetto del patto di famiglia può essere l’azienda o anche un ramo della stessa e le partecipazioni societarie nel rispetto delle diverse tipologie societarie; ad esempio nel caso di trasferimento di impresa individuale è necessario tutelare la disciplina dettata dal codice a riguardo a tutela dei familiari che prestano in modo continuativo la loro attività.

La forma del patto di famiglia è, a pena di nullità, l’atto pubblico davanti ad un notaio.

L’atto, ai sensi della legge, deve essere depositato dal notaio entro trenta giorni per l’iscrizione nel registro delle imprese e nel caso, facciano parte dell’azienda, beni immobili o mobili registrati si applica la disciplina della trascrizione nei registri immobiliari.

Deroghe al divieto: le clausole di continuazione societaria

Altre figure controverse di patti successori che sono consentite sono l’assicurazione sulla vita di un terzo soggetto disciplinata dall’art. 1920 cc, il contratto a favore del terzo con effetto dalla morte dello stipulante ex art. 1412 cc e le clausole di continuazione societaria.

Le clausole di continuazione societaria vincolano i soci superstiti nei confronti degli eredi, essi possono avere una mera facoltà (clausole di continuazione facoltativa), un obbligo (clausole di continuazione obbligatoria) o con la mera accettazione dell’eredità entrare automaticamente in società (clausole di continuazione automatica).

È discussa la legittimità delle clausole di continuazione obbligatoria ed automatica in quanto contrasterebbero con il divieto dei patti successori.

Tali clausole sono molto utilizzate nella pratica negli statuti delle società di persone, non in quelle di società di capitali in quanto in dette società la partecipazione (azioni o quote) di regola circola liberamente anche mortis causa, salvo diverse previsioni dello statuto.

Il ruolo del notaio

Il notaio permette di disciplinare in maniera organica e dettagliata un patto di famiglia, ammesso nel nostro ordinamento, per agevolare il passaggio generazionale degli imprenditori, molto spesso preoccupati del futuro della loro azienda nel momento in cui, dopo la loro morte, cadrebbe in successione in comunione tra la moglie ed eventuali figli, spesso in disaccordo tra loro e totalmente disinteressati a proseguire l’attività del padre. Il notaio, attraverso lo strumento della legge, può aiutare a individuare la soluzione per affidare l’attività al figlio che vuole proseguirla, tutelando anche gli altri eredi.

Nel caso di società di persone (ss, sas, snc) il notaio nella redazione dello statuto può tenere conto della volontà di uno o più soci per regolare il futuro della società con i futuri eredi prevedendo le clausole di continuazione facoltativa, obbligatoria ed automatica ed evitando possibili controversie oltre l’estromissione totale dei suoi prossimi eredi nella società.

Per ottenere maggiori informazioni inerenti la successione e i patti successori è buona norma contattare direttamente il notaio anche online e richiedere una consulenza specifica.

Successione: le domande di chi ha appena perso un familiare

Per la successione serve per forza il notaio?

Non sempre. La dichiarazione di successione può essere presentata anche dagli eredi o da un professionista. Il notaio serve di norma per pubblicare un testamento olografo, per l’accettazione con beneficio d’inventario (che si può fare anche davanti al cancelliere del tribunale) e per gli atti sugli immobili, come la vendita o la divisione della casa.

Entro quando va fatta la dichiarazione di successione?

Entro 12 mesi dal decesso. Non è dovuta se gli eredi sono il coniuge e i parenti in linea retta, l’eredità non supera i 100.000 euro e non comprende immobili.

Quanto costa una successione dal notaio?

Le imposte sono fisse per legge: per la casa dei genitori lasciata ai figli, con i requisiti prima casa, di norma 400 euro; senza, il 3% del valore catastale. L’onorario dello studio si aggiunge e varia con il numero di immobili, eredi e atti: per saperlo conviene chiedere un preventivo che comprenda tutti i passaggi.

La successione non è stata fatta da anni: si può ancora fare?

Sì. Passati cinque anni dalla scadenza le sanzioni per l’omissione non sono più applicabili, ma le imposte si pagano lo stesso e la casa resta intestata al defunto finché non si presenta la dichiarazione e si trascrive l’accettazione. Il notaio verifica anche che il diritto di accettare, che si prescrive in dieci anni, non sia andato perso.

Un genitore può decidere con i figli, in vita, a chi andrà la casa?

Non con un accordo tra loro, perché i patti successori sono vietati. Può farlo con un testamento, che resta revocabile, oppure donando la casa.