Start up innovativa, requisiti da avere e atto costitutivo
- Che cos’è la start up innovativa
- Requisiti ed agevolazioni
- Perché serve il notaio?
- L’iscrizione nel registro delle imprese: come avviene
- Quanto costa e quanto tempo serve
- Start up innovativa, i dubbi dei fondatori
Che cos’è la start up innovativa
La start up innovativa è un particolare tipo di società di capitali la cui finalità è lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di determinati beni o servizi innovativi dal punto di vista tecnologico. L’alto valore tecnologico, infatti, è l’elemento caratterizzante di questa forma societaria, pertanto è bene che l’oggetto sociale emerga dallo statuto, al momento della costituzione, al fine di rientrare nel regime delle agevolazioni, fiscali e non, che possono essere riconosciute.
Avendo la qualificazione suscitato più di un dubbio, si è avuto modo di chiarire che “sviluppo, produzione e commercializzazione” di prodotti o servizi devono andare di pari passo, cioè devono sussistere contemporaneamente affinché si possa parlare di start up innovativa.
Inoltre, si ritiene compresa nella definizione suddetta ogni altra attività economica idonea a creare i presupposti per l’introduzione di nuovi prodotti, servizi e metodi per la produzione e distribuzione, indipendentemente dal settore merceologico di riferimento (può trattarsi anche di settore digitale, artigianato, agricoltura, industria, ma può interessare anche l’ambito culturale).
Un caso tipico: tre soci sviluppano insieme un’applicazione o un dispositivo e scelgono di dar vita a una srl, la forma più usata per queste imprese. Per chi ha già una società costituita da poco c’è anche la pagina sulla trasformazione della società in start up.

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Requisiti ed agevolazioni
Anzitutto è necessario premettere che, per usufruire di determinati benefici (che infra analizzeremo), la società deve:
- avere la sede principale in Italia o in altro stato europeo o appartenente allo spazio economico europeo (EEA), nonché la sede produttiva o filiale in Italia;
- essere stata costituita da non più di 60 mesi;
- non nascere da operazioni di fusione, scissione o cessione di azienda o di ramo di essa;
- non distribuire né aver distribuito utili;
- non essere quotata in un mercato regolamentato.
In più serve almeno uno di questi tre requisiti:
- spese di ricerca e sviluppo pari o superiori al 15% del maggiore valore tra costo e valore totale della produzione;
- almeno un terzo della forza lavoro, tra dipendenti e collaboratori, con dottorato di ricerca, dottorandi o laureati con almeno tre anni di ricerca certificata, oppure almeno due terzi con laurea magistrale;
- essere titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto o di una privativa industriale, oppure titolare di un software registrato, in linea con l’oggetto sociale e l’attività dell’impresa.
La start up innovativa è anche soggetta ad ulteriori restrizioni: a partire dal secondo anno di attività, il totale del valore della produzione annua, come risulta dall’ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, non deve essere superiore a 5 milioni di euro.
Ogni anno la start up deve dichiarare al Registro delle Imprese di mantenere i requisiti. La disciplina è stata ritoccata più volte negli ultimi anni, quindi i requisiti vanno riscontrati sulle fonti ufficiali (MIMIT e Registro delle Imprese) e con il notaio.
Per quanto riguarda le agevolazioni, ce ne sono di diversi tipi:
- agevolazioni che operano in sede di costituzione della società;
- agevolazioni ai fini della gestione imprenditoriale;
- alcune deroghe alle normative in materia di riduzione delle perdite;
- agevolazioni per i soggetti (IRPEF e IRES) che vogliono investire in start up;
- possibilità di prevedere rapporti di lavoro a termine.
In sede di costituzione c’è, ad esempio, l’esonero dall’imposta di bollo e dai diritti di segreteria per gli adempimenti al Registro delle Imprese. Tra le misure non fiscali, secondo le fonti consultate, restano operative il Fondo di garanzia per le PMI e Smart&Start di Invitalia.
La più rilevante di tali agevolazioni - che quindi necessita di un approfondimento - è sempre stata quella, di natura fiscale, che va a vantaggio di soggetti interessati ad investire nella società.
Fino al 31 dicembre 2025, in primo luogo, la detrazione d’imposta riconosciuta ai soggetti IRPEF (cioè ai singoli individui capaci di produrre reddito) era pari al 30% della somma da loro investita nel capitale sociale di una o più start up innovative, direttamente o tramite organismi di investimento. L’agevolazione operava solo su una somma complessiva massima di 1.000.000 euro per ogni periodo di imposta[1]. Si deve tenere presente che l’investimento andava mantenuto per almeno 3 anni, altrimenti si decadeva dal beneficio. Inoltre, affinché esso venisse riconosciuto, la start up non doveva ricevere più di 15 milioni di euro di investimenti soggetti ad agevolazione.
In secondo luogo, la deduzione (dal reddito), che spettava ai soggetti IRES (cioè ad imprese, ditte o società), era pari al 30% della somma investita nel capitale sociale di una o più start up innovative. L’agevolazione operava solo su una somma complessiva massima di 1.800.000 euro per ogni periodo di imposta. Quanto al riconoscimento dell’agevolazione rapportata all’investimento erogato, valevano le stesse limitazioni prima citate in relazione ai soggetti IRPEF.
| Chi investe | Beneficio fino al 2025 | Massimale per periodo d’imposta |
|---|---|---|
| Persone fisiche (Irpef) | Detrazione del 30% della somma investita | 1.000.000 euro |
| Imprese e società (Ires) | Deduzione del 30% della somma investita | 1.800.000 euro |
Dal 1° gennaio 2026, secondo le fonti consultate, questo incentivo ordinario non risulta più fruibile: è scaduta l’autorizzazione europea al regime di aiuto e la legge di bilancio per il 2026 non l’ha rinnovata, mentre sono in discussione proposte di legge. Per gli investimenti successivi i termini vanno verificati sulle fonti ufficiali e con il commercialista, e per ogni dubbio è buona norma sentire direttamente il notaio.

Perché serve il Notaio?
Il dibattito sulla necessità dell’intervento del Notaio si era aperto a seguito di un ricorso presentato dal Consiglio nazionale del Notariato dove si richiedeva l’annullamento del decreto ministeriale del 17 febbraio 2016, il quale recava disposizioni circa le modalità di costituzione (telematica mediante firma digitale) delle start up innovative, non contemplando la redazione di apposito atto pubblico.
Il Consiglio di Stato in appello (sentenza n. 2643 del 29 marzo 2021) ha accolto la tesi del Notariato, sulla base di molteplici considerazioni, una delle quali riguarda il pericolo di costituzione arbitraria di nuove start up che, in quanto società di capitali, debbono sottostare agli stessi schemi, normativi e fiscali, di tutte le altre società.
In poche parole, secondo questa lettura, è mancato un adeguato controllo preventivo di legalità che si richiede anche e soprattutto in relazione ai meccanismi agevolativi caratteristici delle start up innovative. Secondo il Notariato, escludere totalmente l’intervento notarile avrebbe significato prestare il fianco ad elusioni, accordi illegittimi e contrari a qualsivoglia norma interna ed europea. Secondo la sentenza, questi controlli di legalità - che attengono alla forma e alla sostanza della società che si andrà a costituire - spettano al Notaio, e la forma richiesta è quella dell’atto pubblico.
In concreto, dopo quella sentenza la costituzione di una start up innovativa passa dall’atto pubblico notarile. Eventuali nuove disposizioni attuative vanno verificate con il notaio.
L’iscrizione nel Registro delle Imprese: come avviene
La start up innovativa deve essere iscritta nella sezione speciale del Registro delle Imprese, ovviamente dopo aver indicato i requisiti che qualificano tale società, cioè la tipologia di attività che viene svolta, l’indicazione dei titoli di studio e delle esperienze formative e professionali dei collaboratori, le collaborazioni con eventuali enti ed associazioni di ricerca o con investitori, i soci che ne fanno parte, le spese di ricerca e sviluppo, i diritti di privativa. Sembra opportuno ritenere, a fronte di quanto specificato nel precedente paragrafo, che il deposito dell’atto costitutivo presso il Registro delle Imprese debba avvenire a cura del Notaio rogante, il quale, semplificando, si fa garante dell’autenticità delle firme e della legalità dell’atto formatosi alla sua presenza.
Il deposito per l’iscrizione si fa di norma entro venti giorni dalla stipula (art. 2330 c.c.). Gli adempimenti successivi alla firma hanno una pagina a sé, sull’iscrizione al Registro Imprese.
Quanto costa e quanto tempo serve
Con conferimenti in denaro l’imposta di registro dell’atto costitutivo è di norma di 200 euro in misura fissa. Le start up innovative sono esonerate dall’imposta di bollo e dai diritti di segreteria per gli adempimenti al Registro delle Imprese, mentre resta l’onorario del notaio più IVA, che dipende dalla complessità dello statuto e dei patti tra i soci. Se la start up nasce come srl, per capitale e versamenti si veda la pagina su come aprire una srl.
Quanto verrebbe a costare nel proprio caso lo dice il preventivo: la richiesta di preventivo non costa nulla e la risposta, di norma in poche ore, arriva direttamente dal notaio. Le cifre e i tempi precisi vanno confermati dal notaio.
Start up innovativa, i dubbi dei fondatori
Si può costituire una start up innovativa senza notaio?
Il decreto del 2016 che permetteva di costituirla online con un modello standard e la sola firma digitale è stato annullato dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 2643 del 29 marzo 2021. Dopo quella sentenza la costituzione passa dall'atto pubblico notarile. Eventuali nuove disposizioni attuative vanno verificate con il notaio.
Quali requisiti deve avere una start up innovativa?
Deve essere una società di capitali, anche cooperativa, costituita da non più di 60 mesi, con sede o filiale produttiva in Italia, non nata da fusione, scissione o cessione di azienda, senza distribuzione di utili e con un valore della produzione annua non superiore a 5 milioni di euro dal secondo anno. In più serve almeno uno di tre requisiti: spese di ricerca e sviluppo pari ad almeno il 15%, una quota di personale altamente qualificato oppure un brevetto o un software registrato.
Gli incentivi fiscali per chi investe ci sono ancora?
Fino al 31 dicembre 2025 erano previsti una detrazione Irpef e una deduzione Ires del 30%, con investimento da mantenere per almeno tre anni. Secondo le fonti consultate, dal 1° gennaio 2026 l'incentivo ordinario non risulta fruibile perché è scaduta l'autorizzazione europea. Eventuali novità vanno verificate sulle fonti ufficiali e con il commercialista.
Quanto costa costituirla e quanto tempo serve?
Con conferimenti in denaro l'imposta di registro è di 200 euro in misura fissa. Le start up innovative sono esonerate da bollo e diritti di segreteria per gli adempimenti al Registro delle Imprese; a queste voci si aggiunge l'onorario del notaio più IVA. L'atto va depositato per l'iscrizione entro venti giorni dalla stipula. Le cifre e i tempi precisi vanno confermati dal notaio.
[1]Con ‘periodo di imposta’ s’intende generalmente l’arco temporale al quale è necessario far riferimento per calcolare le imposte ed i tributi dovuti da un determinato soggetto. Spesso il periodo di imposta coincide con l’anno solare.