Rinuncia all'eredità dal notaio: quando conviene e i costi

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Cos’è la rinuncia all’eredità e perché farla

La legge disciplina, oltre al procedimento dell’accettazione dell’eredità dopo la morte di un certo soggetto, anche l’eventualità di rinunciare alla stessa. In pratica, l’erede chiamato alla successione può richiedere, con l’assistenza del Notaio o del cancelliere del tribunale, la rinuncia formale entro un termine preciso, che può dipendere da vari fattori: se l’erede è già in possesso dei beni ereditari, entro 3 mesi dall’apertura della successione (o da quando ha saputo della chiamata) deve fare l’inventario e ha poi 40 giorni per rinunciare, altrimenti è considerato erede a tutti gli effetti; in caso contrario (cioè qualora l’erede non ne sia in possesso), il termine, più lungo, è quello di 10 anni dall’apertura della successione.

Rinunciare all’eredità: cosa si può fare e cosa no

Si può? Situazione (quadro semplificato)
✔ Rinunciare davanti al notaio o al cancelliere del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione
⚠ Rinunciare se si vive nella casa del defunto: i tempi sono molto più stretti, perché si è in possesso dei beni
⚠ Rinunciare per un figlio minorenne: serve l’autorizzazione del giudice tutelare
⚠ Tornare indietro e accettare: solo se nessun altro chiamato ha già accettato e il termine non è scaduto
✘ Rinunciare solo a una parte, o con una condizione
✘ Rinunciare dopo aver venduto o usato beni ereditari come se fossero propri: di norma equivale ad aver accettato
✘ Rinunciare all’eredità di un genitore ancora in vita

Motivi per rinunciare all’eredità

I motivi per cui una persona voglia rinunciare all’eredità possono essere molto diversi ed eterogenei tra loro. Nella maggior parte dei casi si rinuncia all’eredità quando quest’ ultima è gravata da molti debiti e pertanto non si ha il desiderio di accollarsi dei debiti altrui.

Altro motivo per cui si rinuncia all’eredità può derivare dal fatto che il chiamato all’eredità abbia già dei debiti personali e vuole evitare che siano coinvolti anche i beni che sono caduti in successione.

Può altresì capitare che si sia spinti a rinunciare all’eredità per ragioni di tipo morale: si pensi al caso in cui un figlio abbia avuto dei rapporti tesi con il padre e non voglia essere considerato erede del genitore.

rinuncia eredità dal notaio

La casa dei genitori con i debiti: rinunciare o accettare con beneficio d’inventario?

Il caso che vediamo più spesso è questo: il padre lascia un appartamento che vale 150.000 euro, con 60.000 euro di mutuo ancora da pagare e altri debiti per circa 200.000 euro. Rinunciando, il figlio non risponde di nulla, ma perde anche la casa. Esiste una via di mezzo: l’accettazione con beneficio d’inventario, con cui si risponde dei debiti solo nei limiti di quello che si eredita. Quale sia la scelta giusta dipende da quanto valgono davvero i beni, da quanti sono i debiti e da chi abita la casa: è il tipo di valutazione da fare con il notaio prima di firmare qualunque cosa, e prima di scadere i termini.

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Come si procede concretamente alla rinuncia di eredità?

Come si è già accennato, per procedere con la rinuncia occorre rivolgersi al Notaio e, in questo caso, sarà necessario firmare una dichiarazione in cui si manifesta la volontà di rifiutare l’eredità del defunto. Successivamente il Notaio dovrà accertarsi che la rinuncia sia inserita nel Registro delle successioni presso il Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione.

Dunque una delle modalità consiste nel recarsi dal notaio che riceverà un atto pubblico di rinuncia espressa all’eredità.

In alternativa, è possibile fare richiesta anche alla Cancelleria del Tribunale (sempre del luogo in cui si è aperta la successione), nello specifico a quella che si occupa di volontaria giurisdizione.

La relativa documentazione sarà inserita nel Registro delle successioni.

Requisiti imprescindibili per la validità della rinuncia all'Eredità

La dichiarazione di rinuncia deve essere espressa, cioè ha come presupposto la manifestazione di volontà del rinunciante. A differenza dell’accettazione dell’eredità che può essere tacita o espressa, la rinuncia all’eredità può essere solo manifestata in maniera espressa.

Non può contenere condizioni o termini (pertanto la clausola “rinuncio a condizione che mio fratello accetti la metà dell’eredità” non è valida), né essere parziale (per esempio, l’erede non può decidere di rinunciare a una parte dell’eredità ed accettare tutto il resto).

Inoltre, se risulta essere stata estorta con violenza, minaccia o inganno, può essere impugnata da colui che abbia rinunciato in presenza di queste circostanze, entro 5 anni a decorrere dal momento in cui esse sono cessate.

Attenzione anche a quello che si fa prima di rinunciare. Vendere l’auto del defunto, incassarne i crediti o comportarsi da proprietario della casa può valere come accettazione tacita, e a quel punto rinunciare non è più possibile. Nel dubbio, meglio chiedere al notaio prima di muovere qualsiasi bene.

È possibile rinunciare parzialmente all’eredità?

Spesso ci si chiede se sia possibile rinunciare parzialmente all’eredità. si pensi al caso in cui non si voglia che nel proprio patrimonio entrino tutti i beni ereditati dalla successione, ma solo alcuni di essi.

La rinuncia all’eredità non può essere parziale (per esempio, l’erede non può decidere di rinunciare a una parte dell’eredità ed accettare tutto il resto). La legge infatti vieta in maniera espressa la rinuncia parziale all’eredità: si considera nulla e non può essere sanata in alcun modo, neanche con l’intervento di un notaio.

Questo principio vale anche per l’accettazione dell’eredità: non può un chiamato all’eredità scegliere cosa acquistare dell’eredità, al massimo può decidere di limitare la sua responsabilità con l’accettazione con beneficio di inventario.

Chi può rinunciare all’eredità

Quando si parla di rinuncia all’eredità bisogna preliminarmente comprendere chi sono i soggetti che possono procedere in tal senso. Possono rinunciare all’eredità solo i chiamati all’eredità ossia coloro che siano stati designati per testamento o in assenza di esso dalla legge.

Solo dal momento dell’apertura della successione, ossia del decesso della persona sarà possibile comprendere chi può accettare o rinunciare all’eredità. Qualunque atto compiuto prima della morte della persona, relativo alla sua eredità non può essere considerato lecito, in quanto il legislatore ne sancisce la nullità.

I minorenni possono rinunciare all’eredità?

Quando si parla di minorenni, si intendono le persone che non abbiano compiuto il diciottesimo anno di età e che non sono dotati di capacità di agire. Per tali ragioni la legge stabilisce che per consentire la rinuncia all’eredità da parte dei minori sia necessaria la rappresentanza legale dei genitori o del tutore, nominato dal giudice tutelare.

Il procedimento per la rinuncia all’eredità da parte del minore richiede, tuttavia, un’attenta analisi in quanto sarà necessario ricorrere al giudice tutelare per ottenere l’autorizzazione alla rinuncia. Una volta che il giudice tutelare abbia rilasciato il decreto con cui si autorizzi a procedere in tal senso potrà essere compiuto l’atto di rinuncia all’eredità.

È un passaggio che molte famiglie scoprono solo dopo. Se un figlio rinuncia all’eredità del padre, al suo posto possono essere chiamati i suoi figli, cioè i nipoti del defunto. Se sono minorenni, per evitare che si ritrovino eredi di un patrimonio pieno di debiti i genitori devono rinunciare anche per loro, con l’autorizzazione del giudice. Chi subentra, caso per caso, è spiegato nella pagina sugli effetti della rinuncia all’eredità sugli altri eredi.

Il beneficiario di amministrazione di sostegno può rinunciare all’eredità?

Non è possibile dare una risposta univoca a tale quesito in quanto quando viene nominato un amministratore di sostegno per una persona che ha delle menomazioni fisiche o psichiche non particolarmente gravi da ricorrere all’interdizione, si adottano dei provvedimenti che sono su misura del soggetto che beneficia. Pertanto tutto dipenderà dal decreto di nomina dell’amministratore di sostegno che stabilisce quali siano gli atti che possono essere compiuti con o senza assistenza dell’amministratore di sostegno.

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Effetti della rinuncia all'Eredità

L’effetto più evidente è quello retroattivo: chi rinuncia all’eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato (art. 521 c.c.), di conseguenza non potrà rispondere degli oneri o dei debiti che la riguardano. Di questi risponderanno gli altri chiamati all’eredità, nel momento in cui l’accettano.

Dopo la rinuncia, nella quota rimasta vacante (cioè non accettata e dunque priva di attribuzione) subentrano, se esistenti, i discendenti o i coeredi, in modi differenti a seconda che la successione sia testamentaria o legittima.

Nel primo caso, essendoci un testamento, il defunto può aver previsto l’eventualità in cui il primo istituito erede non possa o non voglia accettare l’eredità, e a tal proposito una “istituzione alternativa” (mediante la c.d. sostituzione). Poniamo un esempio per comprendere al meglio tale ipotesi: si pensi al caso in cui due coniugi abbiano un figlio e uno dei due coniugi decida di fare testamento pubblico, alla presenza del notaio disponendo dei propri beni e istituendo erede la moglie e prevedendo che, nel caso in cui non voglia o non possa accettare, al suo posto sarà considerato come chiamato all’eredità il figlio.

Nel secondo caso, invece, se a rinunciare è un figlio o un fratello del defunto, sono chiamati al suo posto i suoi discendenti (meccanismo detto rappresentazione); se non ce ne sono, o se a rinunciare è per esempio il coniuge, la quota va di norma ai coeredi del rinunciante (coloro ai quali sarebbe spettata una parte dell’eredità insieme al rinunciante).

In questo caso invece basti pensare a due coniugi che abbiano due figli. Il primo muore senza lasciare testamento e la moglie decide di rinunciare, alla morte del marito, all’eredità di quest’ultimo. In questo caso saranno chiamati all’eredità, e quindi a diventare eredi a seguito dell’accettazione, i due figli ciascuno per ½. Tale meccanismo previsto dalla legge si chiama accrescimento.

In buona sostanza, semplificando molto, la parte di chi rinuncia passa a chi lo rappresenta o agli altri chiamati a succedere. Inoltre, chi rinuncia all’eredità è esentato dall’obbligo di presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate.

Ci ho ripensato. Voglio accettare l'Eredità, si può?

La c.d. revoca della rinuncia, finalizzata ad accettare quell’eredità prima rifiutata, è possibile, purché l’eredità non sia stata accettata da altri eredi e non siano trascorsi i 10 anni. 

Si pensi al caso in cui vi siano 3 chiamati all’eredità e solo uno di loro rinunci all’eredità: in tal caso se gli altri due non abbiano ancora accettato l’eredità, il rinunciante potrà provvedere alla revoca della rinuncia.

Si ritiene comunque sempre necessaria una manifestazione espressa di volontà, pertanto deve essere chiara e non fraintendibile l’intenzione di revocare la precedente rinuncia.

Quando non si può revocare la rinuncia di eredità

La revoca alla rinuncia all’eredità non può essere effettuata sempre. Vi sono dei casi in cui non è possibile procedere in tal senso. Ad esempio nel caso in cui sia stato fissato un termine dal giudice per accettare l’eredità e non sia stato rispettato, non è più possibile revocare la rinuncia. Inoltre non è possibile dopo 10 anni dall’apertura della successione.

Inoltre se gli altri chiamati abbiano accettato l’eredità di cui si era espressa la volontà di rinunciare, non è possibile tornare indietro anche attraverso degli accordi stipulati tra le parti: il rinunciante e coloro che abbiano successivamente stipulato non possono recarsi dal notaio per perfezionare un accordo per modificare la loro volontà.

Tutele per i creditori a seguito di rinuncia all’eredità

In caso di rinuncia all’eredità da parte del soggetto chiamato, potrebbe accadere che si verifichi un danno ai creditori del rinunciante. Infatti questi ultimi potrebbero essere danneggiati da questo tipo di atto in quanto verrebbe ridotto il patrimonio su cui rifarsi.

Il legislatore ha previsto una tutela per tali soggetti: possono farsi autorizzare ad accettare l’eredità in nome e luogo del rinunciante al solo scopo di soddisfarsi sui beni dell’asse ereditario fino alla concorrenza dei loro crediti. Questo diritto va esercitato entro cinque anni dalla rinuncia.

Quanto costa la rinuncia all'Eredità dal Notaio?

Il costo complessivo dell’atto può variare a seconda del professionista che si contatta. Se vuoi ricevere informazioni più dettagliate in relazione ai costi della rinuncia all'eredità, ti conviene contattare direttamente il Notaio della tua provincia anche attraverso questo portale, chiedendo un preventivo per la rinuncia all’eredità: spesso la risposta arriva in poche ore.

L’atto di rinuncia redatto dal Notaio o dal Cancelliere competente è soggetto a registrazione presso l’Agenzia delle Entrate (Ufficio Successioni) e l’imposta applicabile è quella di registro in misura fissa (pari a 200 euro), anche se l’atto prevede più rinunce all’eredità. Naturalmente se viene compiuta presso un notaio dovrà contemplarsi anche l’onorario del professionista.

Un esempio concreto: tre fratelli che rinunciano insieme, nello stesso atto, pagano una sola imposta di registro di 200 euro, non tre. Oltre al registro ci sono l’imposta di bollo e, in cancelleria, i diritti per le copie. La strada del tribunale costa di solito meno; il notaio, in cambio dell’onorario, può valutare anche se la rinuncia sia davvero la scelta giusta e occuparsi delle rinunce collegate, come quelle per i figli minori.

DOCUMENTI E ADEMPIMENTI NECESSARI PER LA RINUNCIA ALL'EREDITÀ

Una domanda particolarmente frequente che viene posta è cosa bisogna portare al notaio per procedere alla rinuncia all’eredità. Esistono delle documentazioni che è necessario fornire prima del rogito notarile di rinuncia per atto pubblico. Tra questi vi sono:

  • certificato di morte e dichiarazione sostitutiva con indicazione dell'ultima residenza del defunto;
  • valido documento di identità e codice fiscale del rinunciante;
  • fotocopia del documento di identità e del codice fiscale del rinunciante e del defunto;
  • copia conforme del verbale di pubblicazione del testamento (se esistente);
  • se la rinuncia è fatta per un minore o per un beneficiario di amministrazione di sostegno, copia del provvedimento di autorizzazione del giudice tutelare;
  • se si rinuncia in cancelleria, il versamento di 200 euro per la registrazione dell'atto, con il modello (F23 o F24) e nei tempi indicati dal tribunale; se si va dal notaio, di norma se ne occupa lo studio.

Domande frequenti sulla rinuncia all’eredità

Entro quanto tempo si può rinunciare all’eredità?

In generale entro 10 anni dall’apertura della successione. Se però si è in possesso dei beni del defunto, per esempio si vive nella sua casa, entro 3 mesi va fatto l’inventario e poi ci sono 40 giorni per decidere; altrimenti si è considerati eredi.

Quanto costa rinunciare all’eredità?

L’imposta di registro è fissa, 200 euro, anche se nello stesso atto rinunciano più persone. Si aggiungono il bollo e, dal notaio, l’onorario; in cancelleria i diritti per le copie.

Se rinuncio all’eredità, i debiti passano ai miei figli?

Al tuo posto possono essere chiamati i tuoi figli, ma non ereditano in automatico: possono a loro volta rinunciare. Se sono minorenni, la rinuncia la fanno i genitori con l’autorizzazione del giudice tutelare.

Si può rinunciare all’eredità e tenere la casa?

No, la rinuncia non può essere parziale. Per tenere la casa senza rispondere di tutti i debiti con i propri beni si può valutare l’accettazione con beneficio d’inventario.

Si può rinunciare all’eredità senza notaio?

Sì, con una dichiarazione in cancelleria del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione. Il notaio è l’alternativa, utile soprattutto quando ci sono dubbi sulla convenienza o rinunce collegate da gestire.

Dopo aver rinunciato posso cambiare idea?

Sì, finché il termine per accettare non è scaduto e nessun altro chiamato ha già accettato l’eredità.

Chi rinuncia deve presentare la dichiarazione di successione?

No. Chi ha rinunciato non è tenuto a presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate.