Comodato di azienda dal notaio, come funziona e cosa costa

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Cosa si intende per comodato di azienda dal Notaio?

L’azienda è l’insieme dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa e comprende le attrezzature, le merci e le materie prime che servono per l’attività esercitata. Tuttavia l’azienda, oltre ai beni mobili, può comprendere anche beni immobili, come i locali utilizzati per l’esercizio dell’impresa di proprietà dell’imprenditore.

Mentre il ramo di azienda è quell’insieme di beni e rapporti giuridici (crediti, debiti, contratti) che, pur facendo parte di un’unica azienda, sono organizzati per l’esercizio di un’attività suscettibile di esercizio separato.

Tendenzialmente, sia che si tratti dell’intera azienda che di un suo ramo, si può stipulare un contratto di comodato di azienda decidendo di dare in gestione la stessa ad un altro soggetto, consegnandogliela, secondo quelle che sono le regole che il legislatore detta in materia di comodato, affinché il comodatario, e cioè colui che ottiene il godimento dell’azienda, possa proseguire per proprio conto l’esercizio della stessa o di un solo ramo dell’impresa, disponendone con l’obbligo di restituire l’azienda entro il termine stabilito nel contratto.

Si pensi al titolare di una ferramenta di quartiere che, vicino alla pensione, lascia gestire il negozio alla figlia per qualche anno senza chiederle un canone, restandone proprietario: è il caso tipico in cui le parti valutano un comodato invece di una vendita o di un affitto.

Quali contratti possono essere stipulati per l’azienda dal Notaio?

Sia l’azienda che il ramo di azienda, a cui si applicano le stesse norme dettate per la prima, possono essere oggetto di cessione a terzi che può essere di vari tipi: può riguardare solo i beni dell’azienda che in tal caso, a seguito del trasferimento, non fanno più parte dell’impresa; può interessare l’intera azienda o l’intero ramo di azienda, disponendone il trasferimento di proprietà che viene più correttamente definito cessione di azienda o di ramo di azienda, a seconda dei casi, in conseguenza della quale l’imprenditore perde la proprietà dell’impresa; in ultimo, l’imprenditore, che decide di mantenere la proprietà dell’azienda o del ramo di azienda può decidere di darla in gestione ad un terzo attraverso la stipula di un contratto di comodato di azienda o un contratto di affitto di azienda. Quando invece il passaggio è definitivo e gratuito, ad esempio a un figlio, si parla di donazione dell’azienda.

Quale disciplina si applica al comodato di azienda?

Nel nostro ordinamento manca una disposizione normativa specifica in materia di comodato d’azienda, pertanto inizialmente si è discusso sull’ammissibilità di un simile contratto, ma è prassi consolidata quella che ammette tale contratto e quanto alla sua disciplina fa riferimento a quanto previsto dal legislatore in materia di affitto di azienda con le dovute esclusioni.

Il contratto di comodato di azienda è per sua natura un contratto gratuito (art. 1803 c.c.), ed è per questo che dalla disciplina dell’affitto di azienda va espunto il riferimento al corrispettivo. Nella pratica viene usato spesso per un utilizzo temporaneo, ad esempio in attesa di definire un contratto di affitto vero e proprio, che sarà poi a pagamento. Se invece le parti prevedono un compenso effettivo per il godimento dell’azienda, il contratto rischia di essere qualificato come affitto, con conseguenze anche sulle imposte.

Nel comodato d’azienda si può?

✔Dare in comodato l’intera azienda o un solo ramo, purché il ramo possa funzionare da solo.
✔Includere i locali di proprietà dell’imprenditore, indicandoli nell’atto con i dati catastali.
⚠Far proseguire licenze e autorizzazioni: di norma serve una comunicazione di subingresso agli uffici competenti, con regole che cambiano da settore a settore.
⚠Riprendere l’azienda senza sorprese: alla restituzione il proprietario potrebbe rispondere di alcuni debiti della gestione, come spiegato più avanti.
✘Chiedere un vero canone: il comodato è per sua natura gratuito, e con un corrispettivo il contratto rischia di essere qualificato come affitto.
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Cosa deve contenere il contratto di comodato di azienda?

Il contratto di comodato d’azienda, al pari di un qualsiasi contratto di comodato stipulato dal Notaio deve contenere l’accordo delle due parti, e cioè del comodante che è il soggetto proprietario dell’azienda, e del comodatario, che è colui che prende il gestione l’azienda disponendone fino al momento in cui sarà dovuta la restituzione.

L’accordo in oggetto deve contenere gli obblighi a cui è tenuto il comodatario che essenzialmente consistono nella custodia dell’azienda e nell’uso della stessa nei limiti stabiliti espressamente dalle parti, inoltre, bisogna regolamentare la durata e la restituzione. Se il termine non viene fissato, né risulta dall’uso pattuito, il comodante può chiedere la restituzione in qualsiasi momento (art. 1810 c.c.).

Trattandosi di comodato di azienda bisogna far emergere tutti quelli che sono gli elementi identificativi dell’azienda data in gestione, e se vi sono beni immobili è necessario che nell’atto si faccia riferimento a questi ultimi, oltre alla sorte dei crediti, dei debiti e dei contratti aziendali.

Quanto alla forma, la regola sui contratti che riguardano la proprietà o il godimento dell’azienda (art. 2556 c.c.) richiede, per le imprese soggette a registrazione, l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata ai fini del deposito nel Registro delle imprese, da fare entro trenta giorni; di norma se ne occupa lo studio notarile che ha ricevuto l’atto.

Se nell’azienda lavorano dipendenti, la tutela prevista per il trasferimento d’azienda (art. 2112 c.c.) vale per qualunque operazione che cambi chi gestisce l’attività, a prescindere dal tipo di contratto: i rapporti di lavoro proseguono con il comodatario e i lavoratori conservano i diritti maturati.

I documenti necessari per stipulare il contratto di comodato d’azienda dal Notaio

Quando si vuole stipulare un contratto di comodato di azienda è necessario che le parti interessate o i rappresentanti legali della stessa presentino i propri documenti di identità, oltre a consegnare i documenti relativi al loro stato civile o al regime patrimoniale, se si tratta di persone fisiche.

Quanto all’azienda ceduta in comodato è di norma richiesta una visura del Registro delle Imprese presso la Camera di commercio, affinché se ne ricavino i dati dell’impresa data in comodato, oltre alle eventuali licenze e autorizzazioni rilasciate per l’esercizio dell’attività, da presentare in copia.

Tendenzialmente va specificato il contenuto dell’azienda data in comodato e dunque bisogna procurare un elenco dettagliato dei beni compresi nell’azienda ceduta, il cosiddetto inventario dei beni aziendali, oltre all’atto di provenienza e ai dati catastali risultanti da una visura catastale se nell’azienda sono compresi beni immobili. Se ci sono fabbricati, è buona norma chiedere al notaio quali documenti tecnici ed energetici servano nel caso concreto.

Se nell’azienda sono compresi veicoli targati occorre poi procurare allo studio notarile una fotocopia della carta di circolazione e del certificato di proprietà. Se l’azienda ha lavoratori dipendenti occupati è necessario procurare anche i dati anagrafici di questi oltre agli estremi dei contratti in corso che si intendono trasferire al comodatario.

comodato di azienda dal notaio

Il costo del comodato di azienda e le tasse da pagare

Quando si stipula un contratto di comodato di azienda dal Notaio, sebbene il comodatario non debba pagare alcun corrispettivo al proprietario, perché si tratta di un atto sostanzialmente gratuito, sono comunque dovuti i costi per l’onorario notarile e per gli adempimenti di legge.

Tendenzialmente, proprio perché manca un corrispettivo, il comodato di azienda è soggetto all’imposta di registro dovuta in misura fissa e pari ad euro 200,00; si aggiungono l’imposta di bollo, il cui importo dipende dalla forma dell’atto, e i diritti per il deposito nel Registro delle imprese. Gli aspetti contabili, come gli ammortamenti dei beni durante il comodato, è bene valutarli prima con il commercialista.

È poi necessario corrispondere al Notaio il suo onorario, esso non è determinato, in quanto non esiste un tariffario minimo, pertanto è possibile richiedere un preventivo gratuito per avere contezza di quanto dovrà versare al pubblico ufficiale per la stipula di tale contratto: con NotaioFacile la richiesta raggiunge più notai e le risposte arrivano, di norma, in poche ore.

La responsabilità per i debiti dell’azienda data in comodato

Durante il comodato i debiti contratti dal comodatario nella gestione sono, di norma, suoi, mentre quelli anteriori restano del proprietario: per l’affitto, infatti, l’opinione prevalente esclude che chi riceve l’azienda solo in godimento risponda dei debiti precedenti come chi la compra, e lo stesso si ritiene tendenzialmente per il comodato.

Più delicato è il momento della restituzione. Per l’affitto la Cassazione (sentenze n. 23581 del 2017 e n. 4248 del 2023) ha ritenuto che alla retrocessione si applichino le regole sulla circolazione dell’azienda: il proprietario che la riprende subentra nei contratti in corso (art. 2558 c.c.) e, al pari di quanto avviene in caso di trasferimento dell’azienda, può essere chiamato a rispondere in solido dei debiti inerenti all’esercizio dell’azienda, anteriori alla restituzione e risultanti dai libri contabili obbligatori, come previsto dall’art. 2560, secondo comma, del Codice Civile .

E facendo riferimento la normativa sul comodato di azienda alla disciplina dell’affitto della stessa, tale principio di responsabilità solidale potrebbe trovare applicazione anche a seguito della restituzione dell’azienda dal comodatario al proprietario. Per questo può essere utile che il contratto regoli anche come si chiudono i conti della gestione al momento della riconsegna.

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Il proprietario può riprendersi l’azienda prima della scadenza?

Di regola il comodatario restituisce l’azienda alla scadenza pattuita. La legge permette però al comodante di chiederla indietro subito se gli sopravviene un bisogno urgente e impreveduto (art. 1809 c.c.), e se il contratto non fissa alcun termine la restituzione può essere chiesta in qualsiasi momento. Le parti possono anche regolare nel contratto preavvisi e modalità di riconsegna.

Il comodato si può trasformare poi in affitto o in vendita?

Sì, con un nuovo contratto. È anzi uno degli usi tipici del comodato: una gestione temporanea in attesa di definire l’affitto o la cessione. Il nuovo atto segue regole e imposte proprie, diverse da quelle del comodato, perché in quel caso c’è un corrispettivo.

Cosa succede ai dipendenti alla fine del comodato?

Con la restituzione l’azienda torna al proprietario e, poiché la tutela dell’art. 2112 c.c. riguarda qualunque cambio di gestione, i rapporti di lavoro tendenzialmente proseguono con lui. Per i crediti maturati dai lavoratori, chi lascia e chi riprende l’azienda rispondono in solido, salvo liberazione con le procedure di conciliazione previste dalla legge.