Calcolo delle quote ereditarie
Quote ereditarie: chi eredita e quanto, con e senza testamento
- Quando si apre la successione legittima
- Le quote della successione legittima, senza testamento
- Con il testamento: legittimari e quota disponibile
- Cosa fa il notaio nel calcolo delle quote
- L’accettazione dell’eredità dal notaio
- Imposte e spese: seguono le quote
- Le domande di chi deve fare i conti
Le questioni relative all’eredità non sono sempre di semplice risoluzione: s’intrecciano molti fattori, dal dolore per la perdita dell’estinto, ai rapporti familiari, sino agli adempimenti burocratici necessari per entrare in possesso delle quote ereditare o per rifiutare l’eredità. La domanda che arriva per prima, però, è sempre la stessa: a chi va la casa, e in che proporzione. La risposta la dà la legge, con due tabelle diverse a seconda che il testamento ci sia o no. Le trovi entrambe qui sotto, con i casi che nella pratica creano più confusione.
In primo luogo facciamo chiarezza sul concetto di eredità: con questo termine si intende il patrimonio di una persona fisica la cui titolarità giuridica passa ad un'altra persona per successione per causa di morte.
Esistono due tipi di successione: quella legittima che avviene senza testamento o quella testamentaria. Nel primo caso la persona scomparsa non ha fatto testamento e il suo patrimonio verrà diviso in base a quote previste dalla legge tra gli eredi legittimi; nel secondo caso lo scomparso ha redatto un testamento. Il testamento può essere “olografo”, cioè scritto di pugno dello scomparso, “pubblico” cioè redatto presso un Notaio, o ancora “segreto”, cioè scritto dal “testatore” e consegnato al Notaio che redige un verbale di ricezione, ma non conosce il contenuto del testamento.
Ereditano sempre
- il coniuge o la persona unita civilmente
- i figli, tutti allo stesso modo
Ereditano se mancano i primi
- i genitori e gli altri ascendenti
- i fratelli e le sorelle
- gli altri parenti fino al sesto grado
- in mancanza di tutti, lo Stato
Da verificare caso per caso
- il coniuge separato: eredita, salvo separazione con addebito
- i nipoti, se il figlio è morto prima (rappresentazione)
- il convivente di fatto, che per legge non è erede
Quando si apre la successione legittima
La successione legittima, regolata dagli articoli 565 e seguenti del Codice Civile , si apre quando non c’è alcun testamento; quando il testamento c’è ma è nullo, annullato, revocato o privo di disposizioni sui beni; oppure quando dispone solo di alcuni beni, e allora per il resto del patrimonio la successione legittima si affianca a quella testamentaria. Capita, per esempio, con un testamento che contiene soltanto legati: chi riceve un bene preciso non è erede, e a pagare i debiti sono comunque gli eredi individuati dalla legge. I successori legittimi sono il coniuge, i discendenti, gli ascendenti, i fratelli e gli altri parenti fino al sesto grado; se mancano tutti, l’eredità va allo Stato, che non può rinunciare e non risponde dei debiti oltre il valore dei beni ricevuti.

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Le quote della successione legittima, senza testamento
Vediamo come calcolare le quote in caso di successione legittima, cioè senza testamento. Per valutare le quote occorre rifarsi alla situazione che lascia lo scomparso: chi c’è e chi manca tra coniuge, figli, genitori e fratelli.
| Chi lascia il defunto | Come si divide l’eredità |
|---|---|
| Solo il coniuge | Tutto al coniuge |
| Coniuge e un figlio | Metà ciascuno |
| Coniuge e due o più figli | Un terzo al coniuge, due terzi ai figli in parti uguali |
| Solo figli | Tutto ai figli, in parti uguali |
| Coniuge e genitori, oppure coniuge e fratelli, senza figli | Due terzi al coniuge, un terzo ai genitori o ai fratelli |
| Coniuge, genitori e fratelli insieme, senza figli | Due terzi al coniuge, un quarto ai genitori, un dodicesimo ai fratelli |
| Solo genitori o altri ascendenti | Tutto agli ascendenti: metà alla linea paterna e metà alla materna, se non ci sono più i genitori |
| Genitori e fratelli, senza coniuge e figli | Per teste, ma ai genitori spetta almeno la metà |
| Solo fratelli e sorelle | Parti uguali; i fratelli di un solo genitore prendono la metà rispetto ai fratelli di entrambi |
| Nessun parente entro il sesto grado | L’eredità va allo Stato |
Se lascia solo il coniuge l’intero patrimonio va al superstite, ugualmente se lo scomparso lascia solo un figlio l’intero patrimonio andrà a lui; se lascia coniuge ed un figlio il patrimonio è diviso a metà; se lascia il coniuge e due o più figli un terzo dell’eredità va al coniuge e due terzi ai figli. Se invece lascia il coniuge più fratelli e sorelle ed ascendenti al coniuge spettano due terzi del patrimonio ed il restante terzo sarà diviso tra gli altri eredi. Al coniuge, in ogni caso, spetta anche il diritto di continuare ad abitare nella casa familiare e di usare i mobili che la arredano, se erano del defunto o comuni.
Se invece lo scomparso non ha figli né fratelli il suo patrimonio andrà agli ascendenti, metà agli ascendenti paterni e metà agli ascendenti materni; se invece lascia solo fratelli e sorelle il patrimonio sarà diviso in parti uguali tra gli eredi se sono fratelli germani (degli stessi genitori); i fratelli che sono tali per un solo genitore hanno diritto alla metà della quota. Chiariamo con un esempio: il sig. Rossi muore senza figli e senza coniuge, ha tre fratelli, due condividono con il sig. Rossi entrambi i genitori, uno è invece figlio della sola madre del sig. Rossi. Immaginiamo che il sig. Rossi lasci un’eredità di 120 mila euro: ai due fratelli germani toccheranno 48 mila euro a testa, al fratello con cui condivide solo la madre saranno destinati 24 mila euro.
Rappresentazione e rinuncia: quando la quota passa ad altri
Un meccanismo che cambia spesso i conti è la rappresentazione: se un figlio (o un fratello) del defunto è morto prima di lui, la sua quota non si redistribuisce tra gli altri, ma passa ai suoi discendenti, che subentrano al suo posto e se la dividono tra loro. Così la casa dei nonni, alla morte dell’ultimo dei due, può finire in parte ai nipoti anche se nessuno lo aveva scritto da nessuna parte. Lo stesso accade con la rinuncia: chi rinuncia si considera come mai chiamato, e se ha discendenti la sua quota va a loro per rappresentazione; se non ne ha, si accresce agli altri chiamati.
Coniuge separato, divorziato, unito civilmente, convivente
Il coniuge separato senza addebito conserva tutti i diritti successori, perché il matrimonio si scioglie solo con il divorzio. Se la separazione gli è stata addebitata con sentenza definitiva, o dopo il divorzio, non eredita: può avere soltanto un assegno vitalizio se al momento della morte riceveva gli alimenti dall’altro coniuge. La persona unita civilmente ha la stessa posizione del coniuge. Il convivente di fatto, invece, per legge non è erede: ha solo il diritto di restare nella casa di comune residenza per due anni, o per la durata della convivenza fino a un massimo di cinque, con un periodo maggiore se ci sono figli minori o disabili. Per lasciargli qualcosa serve un testamento, nei limiti della quota disponibile.
I casi possono essere molteplici e complicati per questa ragione il ricorso ad un Notaio può essere un’intuizione lungimirante.
Con il testamento: legittimari e quota disponibile
Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad una successione testamentaria occorre sapere che al di là di quel che dice il testamento alcuni eredi, detti legittimari, hanno diritto ad una quota dei beni del defunto, che può disporre nelle sue volontà solo della quota disponibile. Anche in questo caso facciamo un esempio: il sig. Rossi muore e decide di lasciare come unico erede dei suoi beni uno solo dei suoi tre figli. Questo non è possibile, perché la legge riconosce e tutela il diritto all’eredità di alcuni soggetti detti eredi legittimari che hanno diritto ad una parte del patrimonio. Gli eredi legittimari sono individuati dall’art. 536 del Codice Civile e sono il coniuge, i figli e, in mancanza di figli, gli ascendenti. Non sono eredi legittimari i fratelli e le sorelle.
| Legittimari presenti | Quota riservata per legge | Quota disponibile per testamento |
|---|---|---|
| Solo il coniuge | Metà al coniuge | Metà |
| Solo un figlio | Metà al figlio | Metà |
| Due o più figli | Due terzi ai figli, in parti uguali | Un terzo |
| Coniuge e un figlio | Un terzo al coniuge, un terzo al figlio | Un terzo |
| Coniuge e due o più figli | Un quarto al coniuge, metà ai figli in parti uguali | Un quarto |
| Solo ascendenti | Un terzo agli ascendenti | Due terzi |
| Coniuge e ascendenti | Metà al coniuge, un quarto agli ascendenti | Un quarto |
Vediamo ora quali sono le quote legittime nei diversi casi: se chi muore lascia il solo coniuge metà del patrimonio spetta a quest’ultimo, la quota disponibile è quindi metà, idem se lascia solo un figlio senza coniuge; se lascia un coniuge ed un figlio le quote di legittima sono un terzo ciascuno (quota disponibile il restante terzo); se lascia un coniuge e più di un figlio le quote sono un quarto al coniuge e due quarti ai figli (quota disponibile un quarto). Se chi scompare lascia due o più figli ad essi toccano due terzi del patrimonio; se invece lascia solo ascendenti, costoro ricevono un terzo dei beni (quota disponibile due terzi); se lascia il coniuge e gli ascendenti metà del patrimonio spetta al coniuge e un quarto agli ascendenti.
Va inoltre segnalato che il calcolo della quota legittima non è effettuato sul patrimonio nel momento della scomparsa, ma secondo la seguente formula: al patrimonio devono essere sottratti eventuali debiti ed aggiunto il valore di eventuali donazioni rivalutate. È la cosiddetta riunione fittizia, e spiega perché una casa donata anni prima a un figlio rientra nei conti alla morte del genitore. Come si arriva alla cifra lo spieghiamo nella pagina sul calcolo della quota disponibile.
Cosa possono fare i legittimari, e cosa non può fare il testatore
Chi scrive un testamento non è obbligato a rispettare queste quote: può scrivere quello che vuole. Se però lede un legittimario, quest’ultimo può agire in riduzione per riavere la sua parte, oppure accettare comunque le volontà del defunto, oppure ancora sistemare le cose con gli altri eredi tramite un accordo di reintegrazione della legittima. I legittimari non diventano eredi in automatico per la parte lesa: devono attivarsi. Due tutele in più: sulla quota di legittima non si possono imporre pesi o condizioni (art. 549 c.c.), e al coniuge spetta comunque, per tutta la vita, il diritto di abitare nella casa familiare e di usarne i mobili, un diritto personale che il testamento non può togliere e che non consente di affittare la casa ad altri.
Cosa fa il notaio nel calcolo delle quote
Semplificando molto, il notaio di norma ricostruisce l’albero degli eredi e verifica se esistono testamenti da pubblicare; ricostruisce la consistenza del patrimonio (immobili, conti, crediti, debiti, donazioni fatte in vita); applica la tabella giusta e calcola le quote; predispone la dichiarazione di successione, da presentare entro dodici mesi dalla morte, con le quote di ciascuno, e cura la voltura catastale degli immobili, che segue la dichiarazione entro trenta giorni; riceve gli atti di accettazione o di rinuncia; se gli eredi vogliono sciogliere la comunione, prepara la divisione. Se nella dichiarazione ci sono errori, per esempio un bene dimenticato o una quota sbagliata, si rimedia con una dichiarazione integrativa. Queste sono le attività principali: cosa comprende esattamente il servizio va chiesto allo studio.
L’accettazione dell’eredità dal Notaio
Abbiamo visto che la legge tutela gli eredi legittimari, ma è obbligatorio accettare un’eredità? No.
L’accettazione di eredità può essere espressa, segnalata con un ricevuto dal Notaio o al tribunale del luogo dove si è aperta la successione, oppure tacita, cioè desumibile dal comportamento. È possibile però anche rinunciare all’eredità oppure accettarla con beneficio di inventario. Nel primo caso occorre rinunciare espressamente all’eredità, con atto dal notaio o in tribunale; di solito avviene quando si immagina che l’eredità sia passiva, cioè che i debiti superino i crediti. Con il beneficio di inventario si risponde di eventuali debiti del defunto solo con quanto oggetto di eredità e non con il patrimonio personale. Questa formula è obbligatoria in caso di eredi minori o incapaci di intendere e di volere.
Imposte e spese: seguono le quote
All’eredità sono legate le imposte di successione che salgono man mano che il legame con il defunto si fa più sfumato: franchigia di un milione di euro per ciascuno tra coniuge e parenti in linea retta, con il 4% sulla parte eccedente; 100.000 euro e 6% per fratelli e sorelle; 6% senza franchigia per gli altri parenti fino al quarto grado e gli affini; 8% per tutti gli altri; franchigia di 1,5 milioni per l’erede con disabilità grave. Sugli immobili si aggiungono ipotecaria e catastale. Aliquote, coefficienti ed esempi sono nella pagina sulle imposte di successione e donazione.
Come abbiamo visto non tutti gli eredi ricevono identiche quote ereditarie, nello stesso modo non tutti gli eredi sono obbligati a concorre nella stessa misura al pagamento delle spese notarili che vengono divise “pro quota”. Significa che la divisione delle spese “segue” la divisione delle quote ereditare ed è ad essa proporzionale. Naturalmente la legge prevede una responsabilità in solido tra gli eredi e se qualcuno si sottrae al pagamento della propria quota di spese gli altri eredi ne rispondono ed il professionista potrà chiedere agli latri eredi, o anche a uno solo, il pagamento della quota mancante.
Il calcolo delle quote, di norma, rientra nella pratica di successione e non ha un costo a sé: quello che cambia da studio a studio è l’onorario complessivo. Dal preventivatore puoi descrivere la situazione (chi c’era in famiglia, se c’è un testamento, quali immobili) e ricevere in poche ore le proposte dei notai della tua zona. Sui casi meno lineari, coniugi separati, nipoti, donazioni fatte in vita, è buona norma chiedere direttamente al notaio, perché un dettaglio cambia le frazioni.
Le domande di chi deve fare i conti
Come si dividono le quote tra eredi se non c’è testamento?
Con la tabella della successione legittima: tutto ai figli in parti uguali se non c’è il coniuge; metà e metà con coniuge e un figlio; un terzo al coniuge e due terzi ai figli se i figli sono due o più. Genitori e fratelli entrano solo se non ci sono figli.
Il coniuge separato eredita?
Sì, se la separazione non gli è stata addebitata: ha gli stessi diritti del coniuge non separato. Con l’addebito, o dopo il divorzio, non eredita e può avere al massimo un assegno vitalizio se riceveva gli alimenti.
I nipoti ereditano se il figlio è morto prima del nonno?
Sì, per rappresentazione: prendono il posto del genitore morto e si dividono tra loro la quota che sarebbe spettata a lui. Lo stesso vale se il figlio rinuncia all’eredità.
Il convivente eredita qualcosa?
Per legge no. Ha solo il diritto di restare nella casa comune per un periodo limitato. Per lasciargli beni o denaro serve un testamento, entro la quota disponibile, perché le quote dei legittimari restano intoccabili.
Cosa succede se il testamento non rispetta le quote di legittima?
Il testamento resta valido, ma il legittimario leso può agire in riduzione per riavere la sua quota, oppure accordarsi con gli altri eredi con una reintegrazione della legittima dal notaio. Se non fa nulla, le volontà del testatore restano come sono.


