Sospensione dalla successione: cosa significa e come finisce
- Cosa significa essere sospesi dalla successione
- Esclusione dalla successione nel testamento
- Domande su sospensione, curatore e riabilitazione
Cosa significa essere sospesi dalla successione
Il concetto di sospensione dalla successione è di recente introduzione (lo ha portato la legge 11 gennaio 2018, n. 4, con il nuovo articolo 463-bis del Codice Civile ), ma può essere molto utile da conoscere, nell’ambito mortis causa.
Una persona può essere sospesa dalla successione di un’altra, a prescindere dal fatto che sia nominata o meno all’interno di un testamento, nel caso in cui adotti determinate condotte previste dalla legge. Vediamo meglio perché ciò può accadere e quali sono nel dettaglio le conseguenze.
Quando può succedere
La sospensione dalla successione avviene qualora vengano tenute delle condotte considerate riprovevoli, nei confronti della persona della cui successione si tratta, e dunque non sarebbe giusto che si possano compiere atti di gestione, relativi al suo patrimonio ereditario.
Nello specifico, ciò accade nel caso in cui si venga indagati per l’omicidio volontario o anche solo tentato, nei confronti del proprio coniuge o dell’altra parte dell’unione civile.
La stessa regola non riguarda solo l’omicidio tra coniugi: la legge la estende anche a chi risulti indagato per l’omicidio volontario, o tentato, di uno o di entrambi i genitori del coniuge (o della parte dell’unione civile), oppure di un suo fratello o di una sua sorella.
È importante che ci sia solo l’indagine, e non la condanna: infatti qualora il processo sia terminato, ciò che opera non è la sospensione della successione, bensì l’indegnità a succedere. Trattandosi di una disciplina posta a tutela di interessi ben determinati, si ritiene di regola non derogabile dal testatore con una disposizione in senso contrario nel testamento: anche su questo punto, comunque, è buona norma parlarne con il notaio.
Chi può essere sospeso dalla successione
Questi comportamenti, che conducono alla sospensione, devono essere necessariamente adottati da persone ben determinate dalla legge. Nello specifico deve trattarsi del coniuge o della persona con la quale si è uniti civilmente.
Con riferimento al coniuge, si applica sia alla persona alla quale si è legati da un vincolo di matrimonio, sia alla persona legalmente separata. Da questo elenco viene escluso il soggetto nei confronti della quale intervenuta sentenza di divorzio, poiché non rientra più nel novero dei soggetti considerati legittimari, e dunque già non sarebbe titolare di diritti sulla successione (eccetto nel caso in cui gli spetti l’assegno di divorzio, che la legge tutela anche sul piano successorio).
Cosa accade alla persona sospesa?
La sospensione comporta che i soggetti che la subiscono non possono più considerarsi chiamati all’eredità, perché la chiamata nei loro confronti risulta sospesa. Per lo stesso periodo, la legge prevede la nomina di un curatore dell’eredità giacente, ai sensi dell’articolo 528 del Codice Civile , con il compito di amministrare la quota che sarebbe spettata alla persona indagata, finché la sua posizione non si chiarisce.
Se non ci sarà la condanna, ma un decreto di archiviazione o sentenza di proscioglimento, riacquisteranno i diritti successori. In questo caso, potranno decidere se accettare l’eredità, oppure rinunciarvi.
Nel caso contrario, quindi qualora venga emessa la condanna (o il patteggiamento), diventeranno definitivamente indegni a succedere. Finché è pendente la sospensione, non si potranno nemmeno esercitare i diritti di cui all’articolo 460 del Codice Civile .
Sospensione e indegnità, a confronto
| Aspetto | Sospensione (durante l’indagine) | Indegnità (dopo la condanna) |
|---|---|---|
| Quando scatta | Iscrizione nel registro degli indagati per omicidio volontario o tentato | Condanna, o patteggiamento, per lo stesso fatto |
| Effetto sui diritti | Sospesi: niente chiamata all’eredità né poteri ex art. 460 c.c. | Esclusione definitiva dalla successione |
| Chi gestisce la quota | Un curatore dell’eredità giacente (art. 528 c.c.) | La quota resta fuori dalla successione dell’indegno |
| Si può tornare indietro? | Sì, con l’archiviazione o il proscioglimento | Solo con la riabilitazione concessa dal testatore (art. 466 c.c.) |
Diventare indegni a succedere
L’indegnità a succedere è la forma di esclusione definitiva dalla successione. Quindi, mentre con la sola sospensione, rimane pur sempre una possibilità di diventare eredi, se interviene l’indegnità, proprio perché subentra l’effettiva condanna, non si potrà vantare alcun diritto successorio, con riferimento all’eredità della persona che si è uccisa (o che si è provato ad uccidere).
Oltre che in relazione alla sospensione della successione, la disciplina dell’indegnità a succedere prevede altre cause, tassativamente elencate nel Codice Civile . Affinché un soggetto possa divenire indegno, deve aver assunto condotte sbagliate, in relazione al soggetto della cui eredità si parla, o aver attentato alla sua libertà testamentaria.
Esiste ugualmente un modo per ereditare?
L’unico modo per risolvere un’indegnità già dichiarata è quello della riabilitazione. Questo significa che è possibile che una persona possa comunque avere dei diritti sulla successione, nel caso in cui la vittima dei suoi comportamenti sbagliati, lo riabiliti espressamente, con atto pubblico o con testamento. Ovvio che si tratta di un’ipotesi non applicabile in tutti i casi, sia perché la persona offesa potrebbe non perdonare, sia perché nell’ipotesi in cui l’indegnità sia intervenuta per l’omicidio del soggetto, non ci sarebbero i presupposti materiali perché una riabilitazione possa avvenire.
La riabilitazione può essere totale, oppure parziale: è totale se la persona torna a riacquisire completamente tutti i diritti successori con una dichiarazione espressa; è parziale quando il testatore, pur conoscendo la causa di indegnità, contempla comunque l’indegno in un testamento successivo, che in questo caso è ammesso a succedere nei soli limiti di quella disposizione.

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Esclusione dalla successione nel testamento
Il principio della libertà testamentaria, consente di prevedere un effetto simile a quello della sospensione, seppur in via definitiva, per decisione assunta direttamente dal testatore, all’interno della scheda testamentaria. I motivi possono essere gravi o futili, ma questo, diversamente da quanto avviene per la sospensione dalla successione, non conta. Ci sono diversi modi per poter escludere una persona, ma prima va compiuta una precisazione.
Sebbene il testamento non sia un atto che deve essere obbligatoriamente redatto da un notaio, potendo essere scritto per intero anche dal testatore, come nel caso del testamento olografo, qualora si vogliano inserire disposizioni particolari è buona norma parlarne con un professionista. Se non altro perché, in questo modo, ci si può confrontare su eventuali scelte che potrebbero risultare contrarie a legge, o causare un’inefficacia successiva di quanto disposto.
Diseredare una persona per escluderla
La diseredazione è una disposizione molto particolare, oggetto di un vivo dibattito. Nel caso in cui si voglia decidere di inserirla nel proprio testamento, è buona norma chiederne conto al notaio. Si tratta infatti di uno strumento molto delicato, soprattutto perché non è molto pacifico che possa essere adottato nei confronti di qualunque soggetto. Per esempio, di regola non sarebbe possibile escludere con una diseredazione palese un soggetto legittimario, come un figlio o un coniuge. In alternativa, a seconda dei casi, può essere uno strumento da valutare anche la sostituzione: quale soluzione sia più adatta è un punto da verificare con il notaio, caso per caso.
Escludere un soggetto senza menzionarlo nel testamento
Un altro modo che ha il testatore per escludere una persona precisa, dalla sua successione, per qualunque motivo, è una soluzione meno palese. Si potrebbe scegliere di adottare non un’esclusione in modo aperto, ma di mero fatto: basta, semplicemente, non menzionarla.
Si tratta di quella che, nel linguaggio più tecnico, viene definita pretermissione; vanno, però, compiute delle precisazioni. Affinché una simile soluzione possa ottenere l’effetto sperato, deve emergere nel testamento, con disposizioni formulate in modo chiaro e mirato, la volontà di attribuire tutti i beni facenti parte dell’asse ereditario, a determinati soggetti, escludendo colui che, invece, non si vuole favorire in alcun modo.

Domande su sospensione, curatore e riabilitazione
La sospensione si applica anche ai conviventi di fatto, non sposati?
No. La legge la riferisce al coniuge, anche legalmente separato, e alla parte dell’unione civile: i conviventi di fatto non sposati non rientrano in questa disciplina specifica. Per la loro situazione successoria è un punto da approfondire a parte con il notaio.
Con l’archiviazione dell’indagine, l’eredità torna automaticamente a chi era sospeso?
I diritti successori si riacquistano, e la persona torna a poter accettare o rinunciare all’eredità. Resta comunque utile, soprattutto se nel frattempo un curatore ha amministrato la quota, chiedere al notaio come verificare la gestione di quel periodo.
Si può diseredare apertamente il coniuge nel testamento, invece di aspettare l’esito di un’indagine?
Di regola no, perché il coniuge è un legittimario e la diseredazione esplicita di un legittimario non è, di norma, ammessa. Restano altri strumenti, come la sostituzione o la semplice non menzione, da valutare con il notaio a seconda della situazione.