Rimasto unico socio di snc o sas, cosa succede in sei mesi
- Quali sono le società di persone?
- Quali sono le caratteristiche delle società di persone?
- Casi per i quali si può rimanere soci unici di società di persone
- Cosa succede se rimane un solo socio?
- Cosa succede se non si ricostituisce la pluralità dei soci nel termine di sei mesi?
- Cosa si deve fare quando si rimane unico socio in società di persone?
- Come arrivare alla decisione giusta
- Rimasti soli nella snc o nella sas, cinque risposte
Quali sono le società di persone?
Le società di persone sono tre.
Le società semplici, che svolgono prevalentemente attività agricola o comunque attività non commerciale, descritte nella pagina sulla società semplice.
Le società in nome collettivo o snc, sono caratterizzate dal fatto di essere le società a struttura più semplice per svolgere attività commerciale.
Le società in accomandita semplice o sas, che si differenziano dalle società in nome collettivo per avere due tipologie di soci: i soci accomandanti e i soci accomandatari, dove solo questi ultimi possono essere nominati amministratori poiché illimitatamente responsabili, mentre i primi sono solo soci di capitale limitatamente responsabili (art. 2313 c.c.).

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Quali sono le caratteristiche delle società di persone?
Le società di persone hanno due caratteristiche essenziali. La prima caratteristica è la responsabilità illimitata. Il socio, infatti, è obbligato a pagare gli eventuali debiti della società con tutto il proprio patrimonio, salvo che non rivesta la qualifica di socio accomandante, poiché in questo caso il socio risponde dei debiti nei limiti di quanto ha conferito in società in sede di costituzione, purché non compia atti di amministrazione: l’accomandante che lo fa assume responsabilità illimitata verso i terzi (art. 2320 c.c.).
La seconda caratteristica è la necessaria pluralità dei soci. Questa caratteristica è più evidente nelle società in accomandita semplice dove è necessaria la presenza sia di soci accomandanti sia di soci accomandatari: se resta una sola delle due categorie, anche con più soci, la società ha sei mesi per sostituire il socio venuto meno (art. 2323 c.c.).

Casi per i quali si può rimanere soci unici di società di persone
Perché si rimane soci unici? I casi in cui si rimane soci unici sono pochi: la morte degli altri soci, il recesso degli altri soci, la loro esclusione oppure un socio acquista con una o più cessioni di quote le partecipazioni degli altri soci.
Cosa succede se rimane un solo socio?
La figura del socio unico nelle società di persone non è prevista come soluzione a lungo termine.
Il venir meno della pluralità dei soci comporta lo scioglimento della società se questa situazione si protrae per sei mesi senza che l’unico socio superstite riesca a ricostituire la pluralità dei soci (art. 2272 c.c.).
Si ritiene che il contratto sociale possa prevedere un termine più breve per ricostituire la pluralità dei soci o escludere la possibilità di ricostituirla, rendendo immediato lo scioglimento, mentre non potrebbe essere previsto un termine più lungo di sei mesi. Su che cosa preveda il proprio contratto è buona norma chiedere al notaio.
Da notare che durante i sei mesi intermedi, dove di fatto esiste un socio solo, non si verifica alcuna delle conseguenze connesse allo scioglimento della società. Di fatto, il socio superstite può proseguire l’attività sociale, ed i suoi poteri non sono limitati. Ciò vale per le società semplici e in nome collettivo, ma non per le società in accomandita semplice nel caso in cui vengano a mancare tutti gli accomandatari: in quel periodo gli accomandanti nominano un amministratore provvisorio, che può compiere solo atti di ordinaria amministrazione e non diventa per questo socio accomandatario (art. 2323 c.c.).
Sei mesi, un esempio con le date
Carla compra il 10 marzo la quota di Dario, unico altro socio della snc
Fino al 10 settembre: Carla può proseguire l’attività sociale e cercare un nuovo socio, oppure valutare la trasformazione.
Scaduto il termine senza un nuovo socio: la snc si scioglie (art. 2272 c.c.).
In seguito: il registro delle imprese può avviare la cancellazione d’ufficio (art. 3 D.P.R. 247/2004).
Esempio di fantasia e semplificato: il calcolo del termine nel caso concreto è buona norma verificarlo con il notaio.
Cosa succede se non si ricostituisce la pluralità dei soci nel termine di sei mesi?
Qualora non si ricostituisca la pluralità dei soci nel termine di legge o quello previsto dai patti sociali, la società entra automaticamente in scioglimento.
Lo scioglimento della società non è però definitivo. Secondo un orientamento che sembrerebbe condivisibile, sarebbe possibile revocare lo stato di liquidazione anche successivamente allo spirare del termine dei sei mesi. La legge richiede, infatti, la ricostituzione della pluralità dei soci per evitare lo scioglimento e non l’estinzione della società.
Al fine di evitare il pericolo che il socio, lasciando trascorrere il termine di sei mesi, continui a svolgere attività d’impresa come se niente fosse, mantenendo in vita una società di persone unipersonale in chiara violazione della Legge, il Legislatore ha previsto come soluzione la cancellazione d’ufficio della società: tra i casi in cui il registro delle imprese avvia il procedimento c’è proprio la mancata ricostituzione della pluralità dei soci nel termine di sei mesi (art. 3 D.P.R. 247/2004).
Altra conseguenza che può capitare è poi il blocco del conto corrente della società. Spesso le Banche richiedono periodicamente una visura aggiornata della società. Se risulta che la società è in scioglimento senza però aver nominato un liquidatore, questa potrebbe proteggersi da eventuali contenziosi con i creditori della società bloccando il conto fino a quando non viene nominato un liquidatore o si è eliminata la causa di scioglimento.
Cosa si deve fare quando si rimane unico socio in società di persone?
Salvo che non si voglia cessare del tutto l’attività imprenditoriale e quindi sciogliere e liquidare la società, le soluzioni per continuare la società possono essere la ricostituzione della pluralità dei soci oppure la trasformazione.
Ricostituzione della pluralità dei soci
La ricostituzione della pluralità dei soci può essere gestita con due tecniche contrattuali. La prima tecnica è costituita dalla cessione di parte della quota; la seconda è costituita da un aumento del capitale sociale, offrendo l’aumento ad un terzo estraneo che sottoscrive l’aumento e diviene socio. In entrambi i casi cambiano i patti sociali, come spiegato nella pagina sulle modifiche alla società di persone.
Trasformazione della società
Un’altra soluzione giuridica potrebbe consistere nella trasformazione della società di persone unipersonale in impresa individuale, oppure in società di capitali unipersonale, come una S.r.l.. Nel primo caso, però, non si tratta di una delle trasformazioni regolate dal Codice Civile (artt. 2498 e seguenti), ma della prosecuzione dell’attività da parte del socio rimasto, con regole proprie da impostare con notaio e commercialista; il passaggio a srl, invece, è descritto nella pagina su come trasformare una società di persone in società di capitali.
L’impresa individuale è composta da un soggetto unico per propria natura, mentre per le società di capitali la Legge prevede esplicitamente la possibilità che essa sia costituita da parte di un unico socio. I pro e i contro della srl con un solo socio sono nella pagina sui vantaggi e svantaggi della società unipersonale.
C’è una soluzione valida per tutti?
La risposta non può essere che no. Ogni soluzione ha i suoi pregi e i suoi difetti. Ad esempio: la cessione di quota, se avviene al valore nominale, cioè per l’esatto valore del capitale sociale ceduto, non comporta plusvalenza, cioè profitto. Nel caso in cui, invece, la cessione di quota avvenga al valore di mercato della quota sociale, la cessione genera plusvalenza, quindi profitto, che viene tassato in capo alla persona fisica venditrice, secondo regole da verificare con il commercialista.
Anche la trasformazione, seppur operazione potenzialmente neutra, in quanto si cambia veste alla società, fiscalmente potrebbe generare plusvalenze, soprattutto perché, se la trasformazione comporta assunzione della forma giuridica in società di capitali, è richiesta una perizia di stima, cioè la relazione di stima prevista dall’art. 2500 ter c.c., che potrebbe avere l’effetto di rivalutare il valore della società.
Probabilmente, la soluzione fiscalmente più neutra è essere l’aumento di capitale, anche se potrebbe comportare una distribuzione di ricchezza della società in favore del socio entrante, non supportata da un investimento di capitale proporzionato al valore della società.
Per un ordine di grandezza dei costi, il calcolatore degli atti societari di NotaioFacile, pensato per le srl, stima per una cessione di quote standard circa 371 euro di imposte fisse e un onorario da 732 a 1.903 euro, e ricorda che l’aumento di capitale sconta l’imposta di registro fissa di 200 euro anche quando è a pagamento. Per una snc o una sas le cifre possono essere diverse: quelle del caso concreto le indica il preventivo.
Come arrivare alla decisione giusta
Per poter decidere nel modo più adeguato possibile è giusto far affidamento sul parere del notaio di fiducia e del proprio commercialista, che possono valutare le soluzioni più idonee caso per caso, in base alla situazione oggettiva della società. Il tempo, però, corre: chi è rimasto solo può chiedere un preventivo per ricostituire la pluralità dei soci o trasformare la società, indicando la provincia della sede e la data in cui è venuto meno l’altro socio. La richiesta è gratuita.
Rimasti soli nella snc o nella sas, cinque risposte
Quanto tempo ha il socio rimasto solo in una snc?
Sei mesi: la società si scioglie quando viene a mancare la pluralità dei soci, se nel termine di sei mesi questa non è ricostituita (art. 2272 c.c.).
Nella sas basta che restino due soci per evitare lo scioglimento?
No, se sono della stessa categoria: la sas si scioglie quando rimangono soltanto soci accomandanti o soltanto soci accomandatari, se nel termine di sei mesi non è stato sostituito il socio venuto meno (art. 2323 c.c.).
Il socio accomandante rimasto senza accomandatari può amministrare la sas?
Non come un accomandatario: gli accomandanti nominano un amministratore provvisorio per gli atti di ordinaria amministrazione, che non assume per questo la qualità di socio accomandatario (art. 2323 c.c.).
Cosa succede se passano i sei mesi senza un nuovo socio?
La società si scioglie e, tra i casi in cui il registro delle imprese avvia il procedimento di cancellazione d’ufficio delle società di persone, c’è proprio la mancata ricostituzione della pluralità dei soci nel termine di sei mesi (art. 3 D.P.R. 247/2004).
Per trasformare la snc rimasta con un socio in srl serve una perizia?
Nella trasformazione da società di persone a società di capitali il capitale va determinato sui valori attuali dell’attivo e del passivo e deve risultare da una relazione di stima (art. 2500 ter c.c.). Tempi e costi della perizia, nel caso concreto, è buona norma chiederli al notaio e al commercialista.