Casa avuta in donazione: cosa fare alla successione
- Donazioni tra parenti: cosa c’è da sapere
- Apertura della successione: cosa fare
- Divisione ereditaria dal notaio
- Collazione dei beni ricevuti in donazione
- La collazione è sempre obbligatoria?
- Collazione e riduzione: non sono la stessa cosa
- Divisione, collazione e consulenza notarile
- Domande frequenti
- La casa donata alla morte del genitore: tre domande diverse
- Pubblicazione del testamento
- Dichiarazione di successione
- Un esempio in cifre
- Chi deve fare la collazione
- A che serve la collazione
- Come si fa la collazione
- E se il figlio che ha ricevuto la casa rinuncia all’eredità?
- La casa che ho ricevuto in donazione va nella dichiarazione di successione?
- Devo dividere con i miei fratelli la casa che mi hanno donato?
- Quale valore della casa si considera nella collazione?
- Che differenza c’è tra collazione e riduzione?
- Se ho venduto la casa donata, cosa succede alla successione?
Donazioni tra parenti: cosa c’è da sapere
Spesso accade che, nell’ambito di dinamiche familiari, un genitore effettui una donazione dal notaio in favore di un figlio o un nonno in favore di un nipote. Ciò rappresenta un anticipo della successione in quanto tali beni cadrebbero in successione ugualmente in loro favore, ma si ha l’intenzione di immetterli sin da subito nella disponibilità dei beni, per le ragioni più disparate.
Vediamo cosa c’è da sapere in caso di apertura della successione e cosa è necessario fare prima della divisione dal notaio.
La casa donata alla morte del genitore: tre domande diverse
| Domanda | Risposta, semplificando |
|---|---|
| La casa fa parte dell’eredità? | No. È già del figlio che l’ha ricevuta: non si divide, non si voltura e non si paga imposta di successione su di essa. |
| Conta nei conti tra fratelli? | Di norma sì, con la collazione: il suo valore si somma all’eredità per calcolare quanto spetta a ciascuno, salvo dispensa. |
| Qualcuno può chiederla indietro? | Chi ha avuto meno della sua quota di legittima può agire in riduzione entro dieci anni. Dal 18 dicembre 2025, però, può rivalersi solo sul figlio che ha ricevuto la casa, non su chi l’avesse comprata da lui. |

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Apertura della successione: cosa fare
Al momento della morte della persona, prima di potere essere considerati eredi e pieni titolari del patrimonio del defunto, è necessario rispettare un iter ben preciso che richiede diversi passaggi che possono variare in quanto non sempre è presente un testamento lasciato dal testatore.
Pubblicazione del testamento
Se si trova un testamento olografo, scritto a mano, o un testamento segreto, è necessario recarsi dal notaio per la sua pubblicazione, con cui diventa conoscibile a tutti ed eseguibile. Il testamento pubblico, invece, è già conservato dal notaio che lo ha ricevuto. In mancanza di testamento, la successione è regolata dalle norme di legge.
Tuttavia è importante precisare che la successione può anche essere regolata in parte con il testamento e in parte dalla legge: ciò avviene quando nel testamento non siano previste le quote ereditarie per l’intero. Si pensi al caso in cui il testatore stabilisca che solo metà del patrimonio vada un figlio e nulla specifichi per il resto; per l’altra metà del patrimonio quindi si aprirà la successione legittima in favore di determinati soggetti (familiari) nelle quote fissate dalle norme.
Dichiarazione di successione
Uno degli adempimenti è la presentazione della dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate, che oggi avviene in via telematica. La presentazione può avvenire autonomamente, ma per evitare errori è preferibile rivolgersi a un professionista, come il notaio: in caso di errori sarà necessario rettificarla, e in alcuni casi pagare anche delle sanzioni. Va presentata entro 12 mesi dalla data del decesso.
La casa ricevuta in donazione non va indicata come bene del defunto, perché non gli apparteneva più. E non riduce la franchigia sulla successione: con il d.lgs. 139/2024 il cosiddetto coacervo è stato abolito anche per legge dal 1° gennaio 2025. Un figlio che ha ricevuto in vita una casa ha quindi ancora a disposizione, sull’eredità, l’intera franchigia di un milione di euro.

Divisione ereditaria dal notaio
Una volta accettata l’eredità, sia che avvenga in modo espresso dal notaio che in modo tacito, sarà possibile procedere alla divisione dell’eredità. È però necessario prendere in considerazione prima di effettuare tale atto, le donazioni effettuate in vita dal defunto.
Nel caso in cui siano state effettuate in favore di determinati soggetti, che adesso vedremo, bisognerà conteggiarle nel patrimonio ereditario in quanto costituiscono un’anticipata successione.
Collazione dei beni ricevuti in donazione
Il fenomeno giuridico che prevede la considerazione di determinate donazioni effettuate in vita dal defunto viene chiamato collazione. Con questo determinati soggetti fanno rientrare le donazioni nel patrimonio ai fini del calcolo della quota spettante a ciascun condividente.
Un esempio in cifre
Un padre vedovo con due figli dona ad Anna una casa che, alla sua morte, vale 120.000 euro. Lascia in eredità altri 180.000 euro. Senza collazione, i fratelli dividerebbero solo i 180.000 euro: 90.000 a testa, e Anna, con la casa, avrebbe il 70% del totale. Con la collazione la casa si somma all’eredità: 300.000 euro, 150.000 a testa. Anna trattiene la casa e prende 30.000 euro, Marco prende 150.000 euro.
Senza collazione
Con la collazione
Il valore della casa che conta è quello al momento della morte del genitore, non quello dell’epoca della donazione.
Chi deve fare la collazione
La collazione, ossia rimettere in gioco i beni ricevuti in vita per donazione, deve essere effettuata solo da determinati soggetti che come previsto dal Codice Civile sono i figli, i discendenti e il coniuge.
Si discute in caso di premorienza di uno dei figli cosa accada se il defunto in vita abbia fatto una donazione in favore di un nipote. Cosa dovrà conferire alla massa ereditaria? Secondo alcuni dovrà conferire sia i beni che ha ricevuto in donazione lui stesso, sia quelli del padre essendo subentrato per rappresentazione nella medesima posizione. In questi casi è opportuna la consulenza di un notaio.
A che serve la collazione
Lo scopo della collazione è proprio quello di mettere determinati soggetti sullo stesso piano, evitando che uno sia privilegiato rispetto a un altro e che ricevi di più rispetto alla quota stabilita.
Con questo tipo di conferimento, si ristabilisce l’equità tra quei soggetti che la legge ritiene importanti per il defunto per lo stretto legame familiare che li lega.
Come si fa la collazione
La collazione può essere fatta sia in natura sia per imputazione, cioè in valore. Nel primo caso si rimette nell’eredità la casa stessa; nel secondo la si tiene e se ne scala il valore dalla propria quota, come ha fatto Anna nell’esempio. Per gli immobili la scelta spetta, di norma, a chi deve conferire.
Esistono però dei limiti, perché se per esempio un figlio abbia ricevuto una casa in donazione dal notaio e successivamente la abbia venduta o ipotecata, necessariamente dovrà conferire alla massa ereditaria, non il bene immobile, ma la somma di denaro corrispondente al valore dell’immobile ricevuto in donazione.
La collazione è sempre obbligatoria?
Una delle domande più frequenti è se sia sempre obbligatorio rimettere in gioco i beni ricevuti in donazione. La risposta è negativa in quanto il donante, ossia colui che effettua la donazione, potrebbe decidere di dispensare ossia di esonerare dalla collazione.
Che cosa vuol dire questo? Significa che l’intenzione è quella di far sì che un figlio ad esempio riceva più degli altri. La dispensa, però, ha effetto solo nei limiti della quota disponibile: non può togliere agli altri figli la loro quota di legittima. Come funziona è spiegato nella pagina sulla collazione delle donazioni e dispensa.
Collazione e riduzione: non sono la stessa cosa
La collazione serve a dividere in modo equo tra coniuge e figli che ereditano. La riduzione serve invece a chi non ha ricevuto nemmeno la sua quota di legittima: può chiedere la differenza anche a chi ha ricevuto una donazione, entro dieci anni dall’apertura della successione. Come si calcola la quota è spiegato nell’articolo su come calcolare la quota di legittima.
Dal 18 dicembre 2025, con la legge 182/2025, la riduzione si ferma al figlio che ha ricevuto la casa e al suo patrimonio: chi l’avesse comprata da lui non rischia più, di norma, di doverla restituire. Le eccezioni sono nella pagina sui rischi dell’acquisto di una casa donata.
E se il figlio che ha ricevuto la casa rinuncia all’eredità?
Chi ha ricevuto in vita una casa di valore alto può, di norma, rinunciare all’eredità e tenersi la donazione: non essendo erede, non deve fare la collazione. Resta però esposto alla riduzione, se la donazione ha intaccato la legittima degli altri. È una scelta da fare con il notaio, numeri alla mano.
Divisione, collazione e consulenza notarile
Essendo una tematica tecnica e complessa, per capire come procedere e se la donazione ricevuta in vita possa determinare dei problemi è consigliabile una consulenza notarile prima della divisione. Si può chiedere un preventivo ai notai della propria zona, indicando le donazioni fatte in vita e i beni lasciati: di solito rispondono in poche ore.
Domande frequenti
La casa che ho ricevuto in donazione va nella dichiarazione di successione?
No, non come bene del defunto: era già tua. Non si paga imposta di successione su di essa e, dopo l’abolizione del coacervo, non riduce la franchigia di un milione di euro sull’eredità.
Devo dividere con i miei fratelli la casa che mi hanno donato?
Non la casa, di norma, ma il suo valore conta nei conti: con la collazione si somma all’eredità e riduce quanto ti spetta del resto. Salvo che nell’atto di donazione ci sia la dispensa dalla collazione.
Quale valore della casa si considera nella collazione?
Il valore al momento della morte del genitore, non quello dell’epoca della donazione.
Che differenza c’è tra collazione e riduzione?
La collazione riguarda la divisione tra coniuge e figli eredi. La riduzione è l’azione di chi non ha ricevuto la sua quota di legittima, possibile entro dieci anni dall’apertura della successione.
Se ho venduto la casa donata, cosa succede alla successione?
La collazione si fa in valore: si scala dalla tua quota quanto valeva la casa. Dal 18 dicembre 2025 chi l’ha comprata da te non rischia, di norma, di doverla restituire.