Quanto costa la successione dal notaio e chi paga le spese
- Successione dal notaio
- Non tutte le successioni sono uguali
- Le voci che formano il costo della pratica
- Chi paga il notaio e le spese di successione?
- Divisione delle spese notarili tra eredi: come avviene
- Quando la pratica costa di più
- Onorario notaio per la successione
- Cinque dubbi ricorrenti su chi paga e quanto
- Divisione spese successive all’apertura della successione
- Se la casa vale meno di un milione, si paga qualcosa?
- Un erede non vuole contribuire alle spese: come si fa?
- Chi rinuncia all’eredità deve pagare le imposte?
- Entro quando si pagano le imposte di successione?
- La dichiarazione serve sempre?
Il conto di una successione seguita dal notaio ha due parti. La prima sono le imposte, uguali in tutta Italia perché fissate dalla legge: l’imposta di successione, che scatta solo sopra le franchigie, e le imposte ipotecaria e catastale, dovute quasi sempre quando nell’eredità ci sono immobili. La seconda è l’onorario dello studio, che cambia da notaio a notaio e cresce con il numero di beni, di eredi e di atti da fare. A pagare sono tutti gli eredi che hanno accettato, con una regola di solidarietà che vale la pena conoscere prima di dividere il conto.
Successione dal Notaio
La morte del soggetto che vantava un certo patrimonio e i momenti immediatamente successivi all’apertura della successione (chiamata degli eredi, accettazione dell’eredità o rinuncia alla stessa ecc.) sono cruciali per stabilire a chi è destinato il patrimonio e per capire come devono essere ripartite le spese.
Ecco perché la figura del Notaio sembra essere imprescindibile: mediante il pubblico ufficiale si seguono tutte le tappe necessarie alla stipula degli atti successori. Semplificando molto, in una successione il notaio di norma può redigere la dichiarazione di successione, occuparsi delle volture catastali dei beni immobili, ricevere gli atti relativi all’accettazione o al rifiuto dell’eredità e curare l’ottenimento delle autorizzazioni giudiziarie in caso di lascito a minori o soggetti incapaci. Ogni studio organizza la pratica a modo suo: cosa comprende esattamente il servizio va chiesto al notaio.

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Non tutte le successioni sono uguali
Prima del decesso, è auspicabile che il testatore abbia disposto delle sue sostanze tramite testamento. Se ciò invece non è avvenuto, si aprirà la successione a cui saranno chiamati gli eredi individuati dalla legge (cioè coniuge e figli; in assenza di figli, genitori e fratelli del de cuius, se ancora in vita).
In pratica, semplificando, si può dire che, qualora non esista un testamento o esso sia stato dichiarato nullo o inefficace o sia stato revocato, si procederà con la successione legittima. Essa è considerata una forma residuale di disposizione del patrimonio ereditario, ma tutt’altro che infrequente. È bene specificare che anche nel caso di successione testamentaria una quota di eredità, detta legittima, spetta ai parenti più stretti del defunto: il Codice Civile , all’art. 536, stabilisce che sono legittimari il coniuge, i figli e, in mancanza di figli, gli ascendenti, e a costoro spetta una parte del patrimonio anche in caso di disposizioni testamentarie avverse.
Per quanto riguarda le posizioni giuridiche in cui si possono trovare i soggetti chiamati all’eredità, si può parlare di:
a) successione a titolo universale se l’erede subentra (pro quota o per l’intero) nella totalità dei diritti e degli obblighi, che non si estinguono con la morte del de cuius;
b) successione a titolo particolare se il successore, detto legatario, subentra solo in uno o più rapporti patrimoniali ben precisi e definiti del defunto.
Da tale configurazione delle due tipologie deriva un primo fondamentale effetto. Chi è chiamato a subentrare in tutti i rapporti patrimoniali trasmissibili acquisisce anche gli eventuali debiti del de cuius, quindi soltanto accettando in modo espresso l’eredità nella sua totalità assume la posizione di erede; al contrario il legatario diventa automaticamente tale dall’apertura della successione senza che sia necessaria alcuna accettazione del lascito, ricevendo in via generale solo un vantaggio dall’attribuzione patrimoniale. Ne consegue che, almeno generalmente, il legatario non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari, gravanti solo sugli eredi in proporzione alle loro quote, anche se il testatore può prevedere per il legatario il compimento di una determinata prestazione, entro il limite comunque del valore del bene ricevuto.

Le voci che formano il costo della pratica
La parcella del notaio per la successione rappresenta sempre una grande preoccupazione in quanto per poter effettuare il passaggio definitivo del patrimonio dalla persona defunta ai propri eredi, occorre seguire un procedimento ben preciso che richiede il pagamento di alcune tasse e imposte da cui non è possibile sfuggire.
La prima spesa da affrontare è quella relativa alla dichiarazione di successione, da presentare entro un anno dalla scomparsa; i documenti da preparare sono elencati nella pagina dedicata. L’imposta sulla successione è una tassa che gli eredi devono necessariamente versare in favore dello Stato nel caso in cui l’eredità abbia un determinato valore. In particolare sono tassati i beni immobili, ossia le case, i locali commerciali, i terreni agricoli ed edificabili, così come i beni mobili che, per la loro natura, hanno un grande valore come le auto, le barche, le opere d’arte, così come i conti correnti e i gioielli. Il “determinato valore” è la franchigia, che dipende dal grado di parentela e vale per ciascun erede:
| Chi eredita | Aliquota | Franchigia per ciascun erede |
|---|---|---|
| Coniuge, unito civilmente, figli e altri parenti in linea retta | 4% | 1.000.000 € |
| Fratelli e sorelle | 6% | 100.000 € |
| Altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al terzo grado | 6% | nessuna |
| Tutti gli altri, conviventi non uniti civilmente compresi | 8% | nessuna |
| Erede con disabilità grave (legge 104) | quella del suo grado di parentela | 1.500.000 € |
L’aliquota si applica solo alla parte che supera la franchigia. Per la grande maggioranza delle famiglie, con la casa che passa da genitori a figli, l’imposta di successione è quindi zero. Non è zero, invece, il resto: sugli immobili si pagano l’imposta ipotecaria del 2% e quella catastale dell’1%, calcolate sul valore catastale (la rendita rivalutata del 5% e moltiplicata per 120 per le abitazioni, 110 con i requisiti prima casa), con un minimo di 200 euro ciascuna. Se almeno uno degli eredi ha i requisiti per l’agevolazione prima casa, ipotecaria e catastale diventano fisse: 200 euro l’una. Si aggiungono l’imposta di bollo e alcuni tributi fissi di importo modesto.
Dal 2025 il calcolo è in autoliquidazione: non è più l’Agenzia delle Entrate a inviare la richiesta di pagamento, sono gli eredi (o lo studio che segue la pratica per loro) a determinare le imposte nella dichiarazione telematica. Ipotecaria e catastale si versano al momento della presentazione; l’imposta di successione entro novanta giorni dal termine previsto per la dichiarazione, con la possibilità di rateizzare gli importi maggiori. Il calcolo completo, con i coefficienti e i casi particolari, è nella pagina dedicata alle imposte di successione e donazione.
Un numero rende l’idea meglio di ogni tabella. Due figli ereditano l’appartamento dei genitori, rendita catastale 700 euro. Se uno dei due ha i requisiti prima casa, il valore catastale è 80.850 euro, sotto la franchigia di ciascuno: imposta di successione zero, ipotecaria e catastale 200 più 200, in tutto 400 euro. Se nessuno ha quei requisiti, il valore sale a 88.200 euro e le due imposte diventano 1.764 più 882, cioè 2.646 euro. A questo si sommano i bolli e l’onorario dello studio, di cui parliamo più sotto. I coefficienti sono quelli oggi in vigore: prima di fare i conti definitivi è buona norma verificarli direttamente con il notaio.
Chi paga il Notaio e le spese di successione?
La legge prevede che a dover pagare siano tutti gli eredi che hanno accettato l’eredità, comprendendo anche i legatari. Sono tenuti a pagare anche i chiamati all’eredità che ancora non hanno fatto la dichiarazione di accettazione, salvo che abbiano già manifestato la rinuncia all’eredità.
- ✔Eredi che hanno accettato. Pagano le imposte e l’onorario, e rispondono in solido: il fisco e il notaio possono chiedere l’intero a uno solo di loro.
- ✔Chiamati che non hanno ancora deciso. Finché non rinunciano, ai fini dell’imposta sono considerati eredi.
- ⚠Legatari. Pagano solo l’imposta sul proprio legato, in proporzione al suo valore, non i debiti dell’eredità.
- ⚠Erede con beneficio d’inventario. Risponde in solido, ma entro il valore della propria quota.
- ✘Chi ha rinunciato. Non deve nulla per l’eredità; la rinuncia ha però un suo piccolo costo, dal notaio o in tribunale.
In presenza di più eredi, le imposte si dividono secondo le rispettive percentuali di eredità; tuttavia l’Agenzia delle Entrate non è obbligata a chiedere a ciascun erede la sua parte, ma può chiedere ad uno solo di questi l’integrale pagamento. Ad esempio, in presenza di 4 eredi, di cui ognuno abbia il 25%, le spese dovrebbero essere divise secondo queste percentuali, anche se il fisco può chiedere a uno solo dei quattro il 100% delle imposte.
Questo significa che, a dover pagare le spese di successione, sono tutti gli eredi, a prescindere da quanto abbiano ricevuto con l’eredità. Si parla, a riguardo, di responsabilità solidale: l’Agenzia delle Entrate può chiedere l’integrale pagamento a uno degli eredi, anche se questa ha ricevuto una quota minima. Chi viene costretto a pagare per tutti può poi rivalersi nei confronti degli altri in relazione alla rispettiva quota. Ad esempio, se le spese di successione sono pari a mille euro e gli eredi sono quattro, nell’ipotesi in cui l’Agenzia delle Entrate ottenga il pagamento da uno solo degli eredi, questi potrà poi chiedere, a ciascuno degli altri tre eredi, rispettivamente il 25% (250 euro).
I legatari devono pagare l’imposta individualmente, in misura proporzionale al valore del legato, in rapporto alla base imponibile globale della successione.
Il coerede che ha accettato l’eredità con beneficio di inventario è obbligato solidalmente al pagamento, solo nel limite della propria quota ereditaria.
Divisione delle spese notarili tra eredi: come avviene
Le spese notarili vengono divise tra gli eredi pro quota, cioè in base alla rispettiva percentuale di partecipazione all’eredità. Pertanto, chi ha ricevuto di più dovrà contribuire in misura maggiore a pagare la parcella al notaio; chi invece ha ricevuto di meno pagherà tendenzialmente di meno.
Ma attenzione: questa regola vale solo tra gli eredi, non per il notaio. La legge notarile infatti, nell’ottica di agevolare il notaio nel recupero del proprio credito, pone la cosiddetta “responsabilità solidale” a carico di tutte le parti partecipanti all’atto. In pratica tutti gli eredi sono tenuti “in solido” verso il notaio tanto al pagamento degli onorari e diritti accessori quanto al rimborso delle spese. Questo implica che, se uno degli eredi non versa al notaio la sua parte di denaro, il professionista potrà richiederla agli altri eredi o anche a uno solo di essi. Quest’ultimo, nel momento in cui avrà pagato al posto del coerede inadempiente, avrà diritto di regresso nei suoi confronti.
Il notaio può anche rifiutare il rilascio di copie, estratti e certificati finché non avrà ricevuto il pagamento.
Anche per la tassazione da versare allo Stato sussiste la solidarietà tra le parti dell’atto. Un eventuale accordo tra gli eredi sulla ripartizione delle imposte vale tra loro, ma non può danneggiare l’Erario, che è libero di rivolgersi al debitore più solvibile. In ogni caso, quando la pratica è seguita dallo studio, di norma sono gli eredi a mettere a disposizione la provvista per le imposte, che vengono poi versate con le modalità telematiche previste per la dichiarazione.
Divisione spese successive all’apertura della successione
Oltre ai debiti lasciati dal defunto, gli eredi sono tenuti a far fronte anche alle spese per le attività svolte dopo l’apertura della successione. Una in particolare riguarda il funerale e la sepoltura. Ma si pensi anche alle spese di inventario, di amministrazione dell’eredità, all’eventuale rinnovo dell’assicurazione (RC) auto o del bollo, alle bollette delle utenze. Anche in questo caso la regola è sempre quella della responsabilità pro quota.
Quando la pratica costa di più
La dichiarazione di successione non rappresenta un adempimento che deve necessariamente svolgere un notaio, ma è possibile presentarla anche in via del tutto autonoma e indipendente. Tuttavia è da sottolineare che si tratta del primo vero passo verso il passaggio del patrimonio dal defunto ai suoi eredi e quindi è importante sapere che nel caso in cui vengano commessi degli errori, si rischia di dover pagare un costo superiore: l’eventuale modifica o rettifica prevede il pagamento di una sanzione, e con l’autoliquidazione un errore di calcolo è un errore degli eredi. Lo stesso vale per i ritardi: chi supera i dodici mesi si trova a pagare sanzioni e interessi, come spieghiamo nella pagina sulla successione tardiva. La complessità sorge principalmente tutte le volte in cui il patrimonio è formato da più beni mobili, immobili e di altro tipo, e quando le quote ereditarie non sono facili da individuare e calcolare, soprattutto se le persone chiamate all’eredità sono molte.
Occorre fare attenzione anche al modo in cui si accetta. L’eredità può essere accettata o rifiutata nella sua interezza, non può essere parcellizzata: non è previsto che se ne accetti una parte e se ne rifiuti un’altra. L’accettazione può essere tacita, assumendo comportamenti che autorizzano a pensare che gli eredi desiderino esercitare la propria facoltà, oppure espressa con un atto ricevuto dal notaio, di cui trovi i costi nella pagina su quanto costa accettare l’eredità. Chi rifiuta, e capita soprattutto quando l’eredità comporta debiti, lascia il posto a chi viene dopo di lui nell’ordine di successione. Costa di più, per forza di cose, l’accettazione con beneficio di inventario, con cui si risponde dei debiti del defunto solo nel limite di quanto ricevuto: il notaio dovrà redigere l’inventario e più ingente è il patrimonio, più il costo sarà alto. È obbligatoria per gli eredi minori o incapaci e per le persone giuridiche (società escluse), quindi in quei casi la spesa va messa in conto fin dall’inizio.
Ultimo capitolo, la divisione dell’eredità, un atto che spaventa molto, soprattutto quando il patrimonio lasciato in successione è vasto. Non è obbligatorio procedere subito, dopo il pagamento dell’imposta di successione, alla divisione di tutto il patrimonio: i condividenti potrebbero scegliere di dividere inizialmente solo alcuni beni, con il cosiddetto stralcio divisionale, tacitando i diritti soltanto di una persona della comunione. Quando i valori assegnati non coincidono con le quote di diritto si ricorre al conguaglio, cioè a una somma di denaro che chi ha ricevuto di più corrisponde a chi ha ricevuto di meno, nel rispetto dei limiti antiriciclaggio. La divisione con conguaglio ha un costo superiore: se il conguaglio supera il 5% del valore della quota di diritto, la parte eccedente viene tassata come una vendita.
Onorario notaio per la successione
Quando si parla di onorario per la successione bisogna innanzitutto specificare che, a seconda delle caratteristiche specifiche e del valore dell’asse ereditario, questo può essere differente.
Si tratta di un fattore da tenere in considerazione, insieme ai vari elementi che possono influire nella formazione del preventivo notarile, come la zona in cui si considerano le varie pratiche sulla successione e i successivi atti da stipulare. Se si considerano tutti gli atti legati alla successione, si dovrà considerare non solo l’onorario per la cura della presentazione della dichiarazione di successione, ma anche per l’accettazione dell’eredità, l’eventuale pubblicazione del testamento e la divisione ereditaria. Per tali ragioni quindi l’onorario può anche variare.
È la voce che cambia di più da studio a studio, e non esiste una tariffa obbligatoria: se non si ha un rapporto di fiducia con un professionista, conviene rivolgersi a diversi studi notarili e mettere a confronto i preventivi. Dal preventivatore puoi descrivere la tua successione (immobili, eredi, testamento sì o no) e ricevere in poche ore le proposte dei notai della tua zona, con imposte e onorario indicati separatamente. Il confronto serve a capire cosa comprende ogni preventivo, più che a cercare la cifra più bassa: in una successione il valore sta nella consulenza, che evita gli errori di cui abbiamo parlato.
Cinque dubbi ricorrenti su chi paga e quanto
Se la casa vale meno di un milione, si paga qualcosa?
Sì. L’imposta di successione è zero, ma restano ipotecaria e catastale: 200 euro l’una con i requisiti prima casa, altrimenti il 2% e l’1% del valore catastale. Più bolli e onorario.
Un erede non vuole contribuire alle spese: come si fa?
Gli altri possono trovarsi a pagare anche la sua parte, perché verso il notaio e verso il fisco gli eredi rispondono in solido. Chi paga per tutti ha poi diritto di regresso, cioè può chiedere a ciascun coerede la quota che gli spetta.
Chi rinuncia all’eredità deve pagare le imposte?
No, chi ha rinunciato non è erede e non deve nulla per la successione. L’atto di rinuncia ha però un costo proprio, contenuto, che dipende dal fatto di farlo dal notaio o in cancelleria.
Entro quando si pagano le imposte di successione?
La dichiarazione va presentata entro dodici mesi dal decesso. Ipotecaria e catastale si versano alla presentazione; l’imposta di successione, autoliquidata dagli eredi, entro novanta giorni dal termine per la dichiarazione, con la possibilità di rateizzare gli importi maggiori. Le scadenze possono cambiare: meglio confermarle con il notaio.
La dichiarazione serve sempre?
Di norma non serve quando l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta, non supera i 100.000 euro e non comprende immobili. Basta una casa, anche piccola, e la dichiarazione torna obbligatoria.
