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Cosa succede se si insulta una persona nel testamento?

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La casistica relativa ai potenziali contenuti di un testamento è estremamente varia e peculiare. Fra le varie disposizioni, potrebbe accadere di ritrovare, oltre a raccomandazioni, anche degli insulti o offese, rivolte nei confronti di una determinata persona. Vediamo meglio di cosa si tratta e cosa succede se si insulta una persona del testamento.

Insultare una persona per testamento

All’interno di un testamento, il principio della libertà e autonomia testamentaria, consentono di poter introdurre e disciplinare qualunque situazione e fattispecie.

Il testatore, quindi, oltre ad attribuire i beni ed i diritti di tua spettanza, come meglio ritiene, può decidere anche di inserire disposizioni un po’ più particolari.

Sicuramente ne è un esempio l’ipotesi relativa alla possibilità che, nella scheda testamentaria, vengano inseriti degli insulti o offese, nei confronti di un soggetto specifico.

Di che tipologia di disposizione si tratta?

L’inserimento di un insulto o offesa, nei riguardi di una determinata persona, che magari ha arrecato un qualche danno al testatore (oppure ha semplicemente attirato la sua antipatia) può essere comunque inquadrato da un punto di vista giuridico. Individuare la tipologia di disposizione, serve per comprendere quali possono essere le conseguenze. Nello specifico, potrebbe trattarsi di un cosiddetto legato infamante.

Il legato infamante

Il legato è una disposizione, a mezzo della quale il testatore decide di attribuire specifici beni o diritti, nei confronti di un determinato beneficiario. Il legato infamante rappresenta una fattispecie sicuramente insolita di legato, proprio perché il motivo per cui un determinato bene o diritto viene attribuito, ha una finalità molto differente rispetto a quella dell’avvantaggiare la persona che la riceve. Un esempio probabilmente può chiarire: il testatore assegna ad una persona specifica, una pistola, per farne “ciò che lei sa” (magari in questa ipotesi il motivo di una tale attribuzione è fare emergere una qualche attività illecita).

Potrebbe, altresì, essere considerato come motivo illecito, in questo caso la conseguenza sarebbe la sua inefficacia. Infatti il motivo illecito renderebbe nulla la disposizione testamentaria, qualora risultasse dal testamento, come il solo motivo per cui il testatore è stato determinato a disporre di quel determinato bene (quindi, se la ragione era solo quella di infangare il nome di una determinata persona, molto probabilmente la conseguenza sarebbe proprio questa).

Insulto come disposizione non patrimoniale

Oltre che essere inquadrato giuridicamente nella figura del legato, l’insulto o l’offesa, nei confronti di una determinata persona, all’interno del testamento, potrebbe essere semplicemente qualificata come disposizione non patrimoniale.

Questo vuol dire che, il testatore potrebbe limitarsi ad inserire l’insulto o offesa, come semplice frase, al pari di una raccomandazione, affinché, una volta proceduto con la pubblicazione del testamento, questa sia resa nota al diretto interessato.

Cosa può fare il notaio

Molto probabilmente, l’inserimento di un insulto nel testamento, avviene in situazioni in cui la scheda viene redatta in modo autonomo dal testatore, quindi, per esempio, nel caso in cui egli faccia testamento olografo, cioè scritto datato e sottoscritto interamente per sua mano. Oppure, potrebbe accadere nel caso in cui egli, facendo testamento segreto, consegni la scheda sigillata al notaio, che quindi non potrà leggerla, ma si limiterà a redigere il verbale di ricevimento.

Dunque, si comprende come possa rappresentare una situazione abbastanza rara ed insolita, quella in cui l’insulto sia inserito all’interno di un testamento pubblico, redatto alla presenza del notaio e di due testimoni. In questo caso, infatti, il pubblico ufficiale, presumibilmente, consiglierebbe al testatore di evitare di inserire disposizioni di questo tipo, per non creare problemi ai suoi eredi, una volta aperta la successione.

Quali sono le conseguenze dell’inserimento di un insulto o offesa

Indubbiamente la finalità per cui si inserisce un insulto, che sia qualificato come legato infamante o come disposizione non patrimoniale, non è quella di voler fare un piacere al suo destinatario. Oltre a questo, però, potrebbe rappresentare anche una situazione sgradevole per gli eredi, una volta apertasi la successione. Infatti, se la disposizione fosse configurabile come illecito, a livello penale si estinguerebbe per morte del soggetto danneggiante.

Ciò non toglie, purtroppo, che il problema potrebbe essere un altro. Infatti, seppur non penalmente, l’illecito potrebbe avere effetti sul piano civile, e obbligare gli eredi, qualora ne sussistessero gli estremi, ad un risarcimento del danno, nei confronti del soggetto offeso.

Cosa possono fare gli eredi

Fermo quanto detto relativamente alla possibilità che si configuri, a carico degli eredi del testatore, un obbligo di risarcimento del danno, esiste, talvolta, un modo per ovviare a questa situazione. L’ipotesi prevista è quella in cui, il testatore abbia redatto un testamento olografo.

Una volta avvenuta la pubblicazione dello stesso, e qualora sussistessero giustificati motivi (quindi anche nel caso in cui il testamento contenesse frasi offensive o altro), gli eredi, o chiunque altro ne abbia un interesse, potrebbero chiedere che alcuni periodi o frasi di carattere non patrimoniale, e quindi non giuridicamente rilevanti, siano cancellati sia dal testamento, che omessi nelle copie del testamento stesso, eventualmente rilasciate in seguito. Si tratta di un rimedio espressamente disciplinato dal codice civile.

Altre disposizioni particolari nel testamento

Oltre all’ipotesi curiosa del legato infamante, o dell’offesa ricostruita come disposizione non patrimoniale, la casistica individua altre tipologie di disposizioni particolari o insolite. Una fra queste potrebbe essere quella relativa a determinati animali domestici del testatore.

Nonostante da un punto di vista dell’affetto, essi possano essere, da taluni, considerati al pari di un essere umano, la legge delle successioni continua a considerarli come dei beni, come possono essere una casa o di un terreno.

Questo vuol dire che gli stessi non potranno mai essere beneficiari di eredità o legati. Anzi, loro stessi possono essere oggetto di disposizione, nei confronti di una determinata persona, chiamata a prendersene cura. Nella pratica può accadere che per avvantaggiare il soggetto al quale vengono assegnati, gli siano attribuite delle somme di denaro, volte a coprire le spese di mantenimento dell’animale.

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