Donazione e successione: costi e differenze in cifre

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Donazione e successione, quali sono i costi e le differenze tra le due? Qual è il ruolo del Notaio e quali sono le spese che occorre sostenere? Un breve vademecum per orientarsi.

Donazione e successione, vediamo insieme i costi e le differenze tra questi due istituti. La donazione è un atto attraverso cui, ancora in vita, il donante si spoglia di un bene ed arricchisce il patrimonio del donatario, cioè di colui che riceve il bene.

La successione è invece il passaggio attraverso cui gli eredi entrano in possesso del patrimonio di una persona scomparsa.

La donazione è un atto volontario, la successione può, oppure no, prevedere l’espressione delle ultime volontà del defunto attraverso alla redazione di un testamento. Il testamento non è tuttavia obbligatorio, se la persona scompare senza aver redatto le sue ultime volontà, i suoi beni saranno distribuiti agli eredi secondo quanto previsto dalla legge.

La stessa casa, due strade: il confronto

Donazione al figlio Successione
Quando Subito, con il genitore in vita Alla morte del genitore
Imposta di donazione o successione Zero fino a 1 milione di euro per figlio Zero fino a 1 milione di euro per figlio, con una franchigia separata
Ipotecaria e catastale, casa con rendita 600 euro 400 euro con le agevolazioni prima casa, circa 2.270 senza Le stesse
Notaio Obbligatorio, atto pubblico con due testimoni Non obbligatorio per la dichiarazione
Gli altri figli Alla morte del genitore possono chiedere la loro quota, di norma in denaro Si divide secondo testamento o legge, nel rispetto della legittima

Sulle imposte, quindi, la differenza è spesso minima: tra genitori e figli si pagano quasi sempre solo ipotecaria e catastale, uguali nei due casi. Pesano di più il momento, l’onorario del notaio per l’atto di donazione e gli effetti sugli altri eredi.

La quota di legittima

La legge sulla successione prevede comunque sempre una “riserva” che viene definita “legittima” e che spetta agli eredi legittimari, anche nel caso in cui il defunto abbia fatto un testamento.

Facciamo un esempio: se il signor Rossi, coniugato e con due figli, redige un testamento in cui esclude uno dei due figli, ugualmente al figlio escluso dovrà essere destinata una quota legittima di eredità, pari ad un quarto. In questa situazione il signor Rossi può disporre liberamente solo di un quarto del suo patrimonio.

Abbiamo detto che la donazione invece avviene in vita ed è un atto irrevocabile, salvo casi precisi come l’ingratitudine grave. Può però essere ridotta, se lede la quota di legittima degli altri eredi: l’azione di riduzione va esercitata entro dieci anni dall’apertura della successione del donante, non dalla donazione. Tornando all’esempio, il signor Rossi, in vita, può decidere di donare la sua casa solo ad uno dei figli; alla sua morte l’altro figlio, se leso, potrà chiedere la sua parte al fratello. Dal 18 dicembre 2025, con la legge 182/2025, la tutela si ferma al fratello e si traduce di norma in denaro: chi avesse comprato la casa da lui non rischia di doverla restituire. Cosa succede alla casa donata quando si apre la successione è spiegato nell’articolo sulla casa avuta in donazione alla successione.

Il ruolo del notaio

La donazione è un atto pubblico e deve essere redatta da un Notaio alla presenza di due testimoni. Per la successione, invece, il notaio non è obbligatorio: la dichiarazione di successione si presenta online all’Agenzia delle Entrate entro dodici mesi dalla morte, anche da soli o con un professionista. Il notaio serve per pubblicare un testamento olografo e, di norma, per l’accettazione dell’eredità quando la casa ereditata va venduta.

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Donazione e successione: verificate le differenze vediamo i costi

Donazione e successione hanno un costo che si riferisce da un lato all’onorario del Notaio che si occupa della stipula degli atti, delle verifiche e della loro pubblicazione e conservazione, dall’altro alle imposte da versare. Le imposte di donazione e successione tengono conto di due variabili: la consistenza del patrimonio e la relazione tra i soggetti coinvolti.

Le imposte di donazione sono al 4% in caso di coniuge e parenti in linea retta, solo sui beni eccedenti la franchigia fissata in un milione di euro per ciascun beneficiario; al 6% per fratelli e sorelle per i beni che superano la franchigia di 100.000 euro a testa; al 6% senza franchigia per gli altri parenti fino al quarto grado e per gli affini in linea retta e in linea collaterale fino al terzo grado; all’8% senza franchigia per le altre persone.

Se la donazione è rivolta ad una persona con disabilità grave la franchigia sale a 1.500.000 euro.

Se la donazione riguarda beni immobili occorre versare anche imposta ipotecaria (2% del valore) ed imposta catastale (1% del valore). Se chi riceve la casa ha i requisiti prima casa, le imposte ipotecaria e catastale sono fissate nella misura di 200 euro ciascuna. Il conto completo della donazione è nella pagina su quanto costa donare casa dal notaio.

Le imposte di successione prevedono le medesime aliquote e le stesse franchigie. Dal 1° gennaio 2025 le calcolano gli eredi stessi (autoliquidazione) e vanno versate entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione. Se superano 1.000 euro si possono rateizzare: almeno il 20% entro il termine e il resto in otto rate trimestrali, dodici se l’importo supera 20.000 euro. Il calcolo è spiegato nella pagina sul costo di successioni e donazioni.

Due franchigie, non una

Dal 1° gennaio 2025 il d.lgs. 139/2024 ha abolito anche per legge il cosiddetto coacervo successorio. In pratica, le donazioni fatte in vita consumano la franchigia delle donazioni, ma non quella della successione: un genitore può donare a un figlio beni fino a un milione di euro e lasciargliene altrettanti in eredità, senza imposta di donazione né di successione. Per patrimoni di questa entità è sempre buona norma contattare direttamente il notaio per avere aggiornamenti ed essere certi.

Cosa cambia quando si rivende

Chi rivende una casa ereditata, di norma, non paga plusvalenza. Per una casa ricevuta in donazione, invece, i cinque anni si contano dall’acquisto fatto a suo tempo dal genitore che ha donato. È un punto con eccezioni e particolarità: è sempre buona norma contattare direttamente il notaio per avere aggiornamenti ed essere certi. Pro, contro e alternative sono messi a confronto anche nell’articolo su testamento o donazione.

Per un preventivo sull’atto di donazione, o una consulenza sulla successione, si può chiedere ai notai della propria zona: di solito rispondono in poche ore.

Donazione e successione

Domande frequenti

Costa di più donare la casa o lasciarla in eredità?

Tra genitori e figli le imposte sono quasi uguali: zero imposta fino a un milione di euro e le stesse ipotecaria e catastale. La donazione aggiunge l’onorario del notaio e alcuni tributi dell’atto; la successione, se fatta con un professionista, il suo compenso.

Le donazioni fatte in vita riducono la franchigia della successione?

No. Dal 2025 il coacervo successorio è abolito anche per legge: le donazioni consumano solo la franchigia delle donazioni, e quella della successione resta intera.

Entro quando si paga l’imposta di successione?

Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 la calcolano gli eredi e la versano entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione, che è di dodici mesi dalla morte. Sopra i 1.000 euro si può rateizzare.

Per la successione serve il notaio?

Per la dichiarazione no. Serve per pubblicare un testamento olografo e, di norma, per poter vendere la casa ereditata.

Entro quanto tempo si può contestare una donazione?

L’azione di riduzione va esercitata entro dieci anni dall’apertura della successione del donante, non dalla data della donazione.