Come rendere la donazione non impugnabile dagli altri figli

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Rischi della donazione

Quando si conclude un atto di donazione di un immobile si deve essere ben consapevoli delle conseguenze che ciò comporta. L’esempio classico da tenere presente è quello del padre che dona la casa ad uno dei suoi figli: così facendo anticipa quella che sarà la sua successione, e alla sua morte gli altri figli, che hanno diritto a una quota che la legge riserva loro, potrebbero contestare la donazione se quella quota risultasse lesa.

Difatti, i figli sono eredi del genitore che ha effettuato la donazione e dopo la sua morte, se la donazione ha leso le loro quote di legittima, hanno dieci anni dall’apertura della successione per agire in giudizio e rende inefficace la donazione nella misura necessaria, con la cosiddetta azione di riduzione.

Si può blindare una donazione? Gli strumenti uno per uno

✘ Far rinunciare oggi i fratelli all’azione di riduzione. Non si può: finché il genitore è in vita la legge vieta di rinunciare ai diritti sulla sua futura successione.
✘ Far rinunciare i fratelli all’opposizione. Non serve più: dal 18 dicembre 2025 l’opposizione alla donazione non si può fare.
✔ Donare entro i limiti. Se la casa vale meno della quota libera più la legittima del figlio, nessuno potrà lamentarsi.
✔ Riequilibrare con gli altri figli. Donazioni di denaro, un testamento, la dispensa dalla collazione scritta bene nell’atto.
⚠ Donare a tutti, poi far cedere le quote al fratello. Funziona, ma servono due atti e le imposte aumentano: da valutare con il notaio.
✔ Dopo la morte del genitore, la rinuncia degli eredi all’azione di riduzione. A quel punto è ammessa, con atto notarile.

Nessuno di questi strumenti rende una donazione “non impugnabile” in assoluto finché il donante è in vita. Dal 18 dicembre 2025, però, il rischio ha cambiato natura, come vediamo tra poco.

L’azione di riduzione

Gli eredi lesi hanno dalla loro diversi rimedi per agire contro una donazione che sia stata fatta senza rispettare le quote che la legge gli riserva. Il primo strumento è l’azione di riduzione, che spetta agli eredi legittimari lesi e va esercitata entro dieci anni da quando si apre la successione del donante: se vinta, la donazione è dichiarata inefficace nella misura necessaria a ricostituire la loro quota.

La restituzione del bene: cosa è cambiato

Fino al 17 dicembre 2025 il secondo rimedio era l’azione di restituzione: gli eredi lesi potevano farsi restituire la casa dal fratello e, se non erano passati vent’anni dalla trascrizione della donazione, anche da chi l’aveva comprata da lui. Con la legge 182/2025 la tutela si ferma al figlio che ha ricevuto la donazione e al suo patrimonio: di norma, il fratello leso ottiene una somma di denaro, e chi ha comprato la casa o la banca che vi ha iscritto ipoteca restano al sicuro. Il criterio che conta è la data di morte del donante; le eccezioni sono nella pagina sui rischi dell’acquisto di una casa donata.

In pratica, oggi la domanda “come rendere la donazione non impugnabile” diventa un’altra: come evitare che, alla morte del genitore, il figlio che ha ricevuto la casa debba dei soldi ai fratelli. E quella si prepara prima dell’atto.

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Conoscere le quote di legittima per evitare l’impugnazione degli eredi

Un primo rimedio, per evitare che la donazione di un immobile venga impugnata dagli eredi, per lesione della legittima che gli spetta, è proprio quella di informarsi su quali siano le quote percentuali riservate agli eredi, che in questo caso sono definiti legittimari, in modo da predisporre in anticipo sia il tipo di donazione da effettuare che l’entità della stessa.

Volendo fare un esempio, se a fare la donazione a favore di uno solo dei figli ed avente ad oggetto un immobile dal valore di 350.000 euro è un impiegato, facente parte di una famiglia monoreddito, con tre figli, dove il bene donato costituisce la quasi totalità del patrimonio personale, quasi certamente l’atto donativo sarà lesivo dei diritti del coniuge e degli altri figli, diversamente, se lo stesso tipo di donazione viene fatta da una persona molto abbiente, il cui patrimonio è milionario, non è detto che la donazione sia lesiva e quindi passibile di futura impugnazione.

Con il coniuge e tre figli, la quota libera è un quarto del patrimonio e ai figli spetta, insieme, la metà: un sesto a testa. Il figlio che riceve la casa può quindi ottenere, senza ledere nessuno, circa cinque dodicesimi del patrimonio complessivo, calcolato alla morte del genitore. Come si fa il conto è spiegato nell’articolo su come calcolare la quota di legittima.

Quali sono le quote di legittima

La legge riserva a determinati soggetti una quota sul patrimonio del soggetto che viene a mancare, si tratta delle cosiddette quote di legittima e sono stabilite dal Codice Civile .

A beneficiare di tali quote sono il coniuge, i figli, ed in assenza dei figli, gli ascendenti del morto, e precisamente:

  • al coniuge spetta ½ del patrimonio ereditario in mancanza di figli; 1/3 del patrimonio ereditario in presenza di un figlio e ¼ del patrimonio ereditario in presenza di due o più figli.
  • all’unico figlio spetta ½ del patrimonio ereditario in mancanza di coniuge; 1/3 del patrimonio ereditario in presenza del coniuge; mentre se sono due o più figli gli spetta la metà del patrimonio ereditario, da dividersi tra loro in parti uguali in presenza del coniuge e i 2/3, sempre da dividersi in parti uguali, in mancanza del coniuge;
  • agli ascendenti, se manca la prole, 1/3 del patrimonio ereditario in mancanza di coniuge (art. 538, comma 1, c.c.) e ¼ del patrimonio ereditario in presenza del coniuge.

Riequilibrare e dispensare

Chi ha altri beni può compensare gli altri figli con donazioni di denaro o con un testamento a loro favore. Nell’atto di donazione, inoltre, il genitore può prevedere la dispensa dalla collazione: la donazione peserà sulla quota libera e non verrà rimessa nei conti della divisione, ma sempre nei limiti di quella quota.

rendere la donazione non impugnabile

Far partecipare il coniuge e tutti i figli alla donazione

Un rimedio usato contro la futura impugnazione consiste nel mettere al corrente tutti i futuri eredi e farli partecipare all’operazione.

Si può effettuare la donazione dell’immobile in favore di tutti, coniuge compreso se dona un solo genitore, per poi far cedere agli altri la quota loro donata al figlio a cui si vuole far avere la casa. Ciascuno ha ricevuto la sua parte e ha scelto di cederla, quindi difficilmente potrà lamentare una lesione. Il costo però è doppio: oltre alla donazione serve un secondo atto tra i fratelli, di vendita o di donazione, con altre imposte e un altro onorario. Dopo la legge 182/2025 conviene valutare caso per caso se ne valga ancora la pena: è sempre buona norma contattare direttamente il notaio per avere aggiornamenti ed essere certi. Le alternative sono messe a confronto nell’articolo su cosa succede se si dona casa ad un solo figlio.

Rinuncia all’opposizione e rinuncia all’azione di riduzione

Fino al 17 dicembre 2025 un’altra possibilità era far rinunciare all’opposizione alla donazione i legittimari del donante, con un atto pubblico: così il termine di vent’anni per la restituzione verso chi comprava la casa non poteva più essere sospeso. Dal 18 dicembre 2025 l’opposizione non si può più fare e la restituzione verso chi compra, di norma, non c’è più: questa rinuncia ha perso la sua funzione.

Resta invece possibile, dopo la morte del genitore, la rinuncia degli eredi all’azione di riduzione, con atto notarile. È lo strumento che chiude davvero la questione, ma arriva solo a successione aperta e richiede il consenso di chi rinuncia. Per valutare quale strada seguire nel proprio caso si può chiedere un preventivo ai notai della propria zona, indicando la composizione della famiglia e il valore della casa: di solito rispondono in poche ore.

Domande frequenti

Si può rendere una donazione del tutto non impugnabile?

Finché il genitore è in vita, no: gli altri figli non possono rinunciare in anticipo ai loro diritti. Si può ridurre il rischio donando nei limiti della quota libera e della legittima, riequilibrando con gli altri figli e scrivendo bene l’atto. Nei casi dubbi è sempre buona norma contattare direttamente il notaio.

Gli altri figli possono farsi restituire la casa donata?

Dal 18 dicembre 2025, di norma, no: la loro tutela si ferma al fratello che ha ricevuto la casa e si traduce in una somma di denaro. Chi ha comprato la casa da lui non rischia di doverla restituire.

Serve ancora la rinuncia all’opposizione alla donazione?

No: dal 18 dicembre 2025 l’opposizione non si può più fare, quindi non c’è nulla a cui rinunciare.

Quando gli eredi possono rinunciare all’azione di riduzione?

Solo dopo la morte del genitore che ha donato, con atto notarile. Prima la rinuncia non è valida.

Entro quanto tempo si può contestare una donazione?

L’azione di riduzione va esercitata entro dieci anni dall’apertura della successione del genitore che ha donato.