Successione tardiva o non fatta da 20 anni: quanto costa
- Cosa si intende per dichiarazione di successione?
- Entro quanto tempo si può presentare la dichiarazione di successione e quando si prospetta la successione tardiva?
- La successione tardiva dal notaio: quando la dichiarazione di successione viene presentata in ritardo
- Il costo della successione tardiva
- Successione non fatta da 5, 10, 20 o 30 anni: cosa succede
- Dieci, venti, trent’anni dopo: le domande che arrivano
- I soggetti che devono presentare la dichiarazione di successione
- Il ruolo del notaio per la presentazione della dichiarazione di successione
- I motivi della successione tardiva
- Presentare la dichiarazione di successione con il ravvedimento operoso
- La successione non è stata fatta da vent’anni: si può ancora fare?
- Dopo cinque anni non si paga più nulla?
- Quanto costa in più una successione presentata con un anno di ritardo?
- Se nel frattempo è morto anche uno degli eredi?
La dichiarazione di successione va presentata entro dodici mesi dal decesso. Se il termine è passato, si può presentare lo stesso: si pagano le imposte dovute, gli interessi e una sanzione che, con il ravvedimento operoso, scende a una frazione dell’imposta (dal 4,5% al 17,14% a seconda del ritardo) o a poche decine di euro quando l’imposta di successione è zero, come per quasi tutte le case che passano dai genitori ai figli. Trascorsi cinque anni dalla scadenza le sanzioni per l’omissione non sono più applicabili, ma la casa resta intestata al defunto finché non si regolarizza; dopo dieci anni dalla morte entra in gioco anche la prescrizione del diritto di accettare l’eredità. Vediamo tutto con ordine.
Cosa si intende per dichiarazione di successione?
La dichiarazione di successione è prevista dal Testo unico numero 346 del 1990, considerato il più valido ed importante riferimento normativo in materia di successioni e donazioni.
All’interno del suddetto Testo unico la dichiarazione di successione viene definita come un adempimento obbligatorio attraverso il quale comunicare all’Agenzia delle Entrate che nel patrimonio della persona che è venuta a mancare, siano subentrati gli eredi.
È molto importante capire chi siano i soggetti tenuti a presentare la dichiarazione di successione e quanto tempo abbiano per fare tale dichiarazione, prima di poter parlare di successione tardiva.
I soggetti che devono presentare la dichiarazione di successione
Coloro i quali debbono presentare presso l’Agenzia delle Entrate la dichiarazione di successione sono di norma gli eredi che non vogliano rinunciare all’eredità; colui che amministra l’eredità; i soggetti a favore dei quali è stata fatta una disposizione testamentaria a titolo particolare, i cosiddetti beneficiari di un legato ed i relativi eventuali rappresentanti;gli immessi nel possesso dei beni facenti parte dell’eredità del de cuius; il curatore dell’eredità giacente ed, infine, i soggetti incaricati dal testatore, dell'esatta ed effettiva esecuzione delle sue ultime volontà, anche detti esecutori testamentari.

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Entro quanto tempo si può presentare la dichiarazione di successione e quando si prospetta la successione tardiva?
La normativa in tema di dichiarazione di successione stabilisce il termine entro cui presentarla e nello specifico è richiesto che la relativa documentazione vada presentata all’Agenzia delle Entrate entro dodici mesi dalla morte del de cuius che coincide con la data di apertura della di lui successione.
Ecco che i soggetti, sopra elencati, hanno a disposizione un anno dalla morte del de cuius per ottemperare tale procedura e per farlo possono o avviare la procedura online tramite l’apposito sito preposto a tal scopo, di cui dispone l’Agenzia delle Entrate, cui si accede per mezzo delle credenziali SPID, oppure rivolgersi ad un ufficio intermediario abilitato, quale ad esempio un CAF o un notaio, o anche procedere ad effettuare la domanda online, presentandosi di persona direttamente presso l’ufficio di competenza dell’Agenzia delle Entrate che se ne occuperà.
È bene precisare, in questa sede, che esistono casi in cui non vi è l’obbligo della denuncia di successione e quindi si può non procedere alla presentazione della dichiarazione stessa.
Si tratta di un caso solo, in cui devono ricorrere insieme tre condizioni: l’eredità passa al coniuge e ai parenti in linea retta (figli, genitori), il suo valore non supera i centomila euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari. Basta una casa, o una quota di casa, e la dichiarazione torna obbligatoria.
Il ruolo del Notaio per la presentazione della dichiarazione di successione
Il Notaio ha un ruolo di primo piano nell’ambito della successione: è il professionista a cui ci si rivolge, di norma, nel momento dell’apertura della successione, soprattutto per il compimento di tutte le pratiche preliminari in cui si richiede una collaborazione di tutti gli eredi partecipanti.
Nello specifico, semplificando, il Notaio coadiuverà gli eredi nella compilazione della dichiarazione di successione, compiendo gli accertamenti necessari, provvedendo alla redazione del prospetto di autoliquidazione delle imposte, il modello di pagamento di tasse, imposte, sanzioni ed altre entrate, nonché la relativa autocertificazione; inoltre procede alla registrazione della dichiarazione presso l’Agenzia delle Entrate competente, presentando la voltura catastale al Catasto relativamente agli immobili oggetto di eredità.

La successione tardiva dal Notaio: quando la dichiarazione di successione viene presentata in ritardo
Ebbene il termine prescritto dalla legge per presentare la dichiarazione di successione è di dodici mesi dall’apertura della successione, tuttavia la legge stabilisce la possibilità di presentare successivamente la dichiarazione qualora non sia possibile rispettare la scadenza suddetta di un anno.
Tendenzialmente, le cause per le quali vi sia impossibilità a rispettare i termini per la presentazione della dichiarazione di successione possono essere diverse, e possono determinare la fattispecie della cosiddetta dichiarazione di successione tardiva poiché viene ad essere presentata con ritardo, oltre il termine.
I motivi della successione tardiva
Tra le varie motivazioni alla base di tali mancanze, in linea generale, trova posto il disinteresse da parte degli eredi, o ancora la volontà degli stessi di non procedere ai pagamenti delle imposte collegate alle operazioni relative alla successione del defunto, o anche i conflitti familiari che molto spesso accompagnano le questioni riguardanti l’eredità di un parente defunto. Molto spesso, però, il motivo è più semplice: nessuno sapeva che andasse fatta, perché la casa era già abitata da chi l’ha ereditata e il problema emerge solo anni dopo, quando si prova a venderla.
Qualora sussistesse una delle suddette motivazioni e non si dovesse procedere alla dichiarazione della successione, solo qualora non fosse già intervenuto il fisco con i dovuti accertamenti, gli eredi hanno ancora una possibilità di presentare la dichiarazione di successione, procedendo con il ravvedimento operoso che si sostanzia nella regolarizzazione della propria posizione fiscale nell’ambito della successione del caro defunto.
Altro non è che un’auto-denuncia all’Agenzia delle Entrate con cui si impone al ritardatario il pagamento dell’importo dovuto, oltre al pagamento della sanzione ridotta e degli interessi, che variano a seconda di quanto sia consistente il ritardo accumulato.
Il costo della successione tardiva
È bene precisare che in caso di successione tardiva oltre alle imposte già dovute bisogna corrispondere l’equivalente delle sanzioni che variano a seconda del tipo di ritardo. Le misure sono state riviste dalla riforma delle sanzioni tributarie e valgono per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024; per quelle precedenti restano le vecchie percentuali, più alte.
| Cosa è successo | Se l’imposta di successione è dovuta | Se non è dovuta imposta |
|---|---|---|
| Dichiarazione presentata con un ritardo fino a 30 giorni | 45% dell’imposta | da 150 a 500 euro |
| Dichiarazione presentata oltre 30 giorni, oppure mai presentata (omessa) | 120% dell’imposta | da 250 a 1.000 euro |
| Dichiarazione infedele (beni o valori dichiarati in meno) | 80% della maggiore imposta | sanzione fissa |
| Imposte versate in ritardo (successione, ipotecaria, catastale) | 25% dell’importo, ridotto al 12,5% se il ritardo non supera 90 giorni | |
A queste cifre si aggiungono gli interessi al tasso legale sulle imposte non versate, calcolati giorno per giorno. E, naturalmente, le imposte stesse e l’onorario dello studio, che per una dichiarazione tardiva sono di norma gli stessi di una dichiarazione presentata nei termini: li trovi spiegati nella pagina su quanto costa la successione dal notaio.
Presentare la dichiarazione di successione con il ravvedimento operoso
Il ravvedimento operoso è l’istituto giuridico che promuove l’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali rettificando la propria situazione e che nel caso della dichiarazione di successione consiste nei pagamenti che erano stati omessi e che avrebbero dovuto essere soddisfatti in passato.
Il ravvedimento può avvenire provvedendo alla regolarizzazione con un pagamento spontaneo dell’imposta dovuta, degli interessi, calcolati al tasso legale annuo dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato a quello in cui viene effettivamente eseguito, e della sanzione in misura ridotta. La riduzione dipende da quanto tempo è passato dalla scadenza dei dodici mesi. Con l’imposta dovuta, la sanzione sulla dichiarazione tardiva diventa:
Lo stesso meccanismo riduce la sanzione del 25% sui versamenti tardivi. Un esempio con i numeri di una famiglia qualunque: due figli ereditano la casa dei genitori e presentano la dichiarazione otto mesi dopo la scadenza. L’imposta di successione è zero, sotto franchigia, quindi la sanzione è quella fissa, 250 euro al minimo, ridotta a un ottavo, e a questa si somma la sanzione sul versamento tardivo delle imposte ipotecaria e catastale, 400 euro con i requisiti prima casa, anch’essa ridotta a un ottavo: in tutto, poche decine di euro oltre alle imposte. Se invece l’imposta di successione è dovuta, per esempio 2.000 euro per un fratello che eredita oltre la franchigia di 100.000 euro, la sanzione ridotta è di 300 euro più gli interessi. Sono conti indicativi: la norma pone un limite al ravvedimento per le dichiarazioni presentate con più di novanta giorni di ritardo, la cui applicazione al tributo successorio è discussa, e le modalità di versamento delle sanzioni ridotte cambiano nel tempo. Prima di pagare è buona norma farsi fare i conti dal notaio o dall’Agenzia delle Entrate.
Successione non fatta da 5, 10, 20 o 30 anni: cosa succede
È il caso più frequente di chi arriva a questa pagina: la casa è ancora intestata al nonno o al genitore morto molti anni fa, e la dichiarazione non l’ha mai presentata nessuno. Tre cose vanno tenute distinte.
La prima riguarda le sanzioni. L’Agenzia delle Entrate può accertare la dichiarazione omessa entro cinque anni dalla scadenza del termine, cioè entro sei anni dalla morte. Passato quel termine, l’ufficio è decaduto e la sanzione per l’omissione non può più essere applicata: lo ha confermato la stessa Agenzia con la risoluzione 66/E del dicembre 2024. Le imposte, secondo l’orientamento prevalente, restano dovute e si versano con la dichiarazione tardiva. Attenzione a un dettaglio che vale soldi: l’agevolazione prima casa in una dichiarazione omessa si può chiedere solo entro quei cinque anni; oltre, ipotecaria e catastale si pagano per intero, 2% e 1% del valore catastale.
La seconda riguarda l’eredità in sé. Il diritto di accettare si prescrive in dieci anni dall’apertura della successione. Chi in quei dieci anni ha abitato la casa, pagato le tasse, fatto lavori o comunque si è comportato da proprietario ha di norma già accettato, in forma tacita: il notaio può far risultare questa accettazione tacita e trascriverla, ed è questo passaggio, insieme alla dichiarazione, che rende di nuovo vendibile l’immobile. Chi invece non ha compiuto alcun atto per dieci anni rischia di aver perso il diritto: sono situazioni da esaminare caso per caso con il notaio, senza dare nulla per scontato.
La terza riguarda la pratica. Finché la successione non è regolarizzata la casa non si può vendere, donare né ipotecare, e se nel frattempo è morto anche uno degli eredi le dichiarazioni da presentare diventano due, in ordine cronologico, ciascuna con le sue imposte. La strada è quasi sempre la stessa: dichiarazione tardiva, accettazione dell’eredità espressa o tacita trascritta, voltura catastale. Il costo, come per una successione ordinaria, è fatto di imposte e onorario, più l’eventuale trascrizione dell’accettazione; le sanzioni, dopo i cinque anni, di norma non ci sono più. Dal preventivatore puoi descrivere la situazione (anno del decesso, immobili, eredi, chi vive nella casa) e ricevere in poche ore le proposte dei notai della tua zona, così da sapere in anticipo cosa serve e quanto costa rimettere tutto in regola.
Dieci, venti, trent’anni dopo: le domande che arrivano
La successione non è stata fatta da vent’anni: si può ancora fare?
Sì, la dichiarazione tardiva si può presentare anche a distanza di decenni, senza sanzioni per l’omissione perché l’Agenzia è decaduta dopo cinque anni. Il vero nodo è l’accettazione: se chi eredita si è comportato da erede nei primi dieci anni, il notaio può trascrivere l’accettazione tacita e la casa torna disponibile.
Dopo cinque anni non si paga più nulla?
Non si pagano più le sanzioni per la dichiarazione omessa. Le imposte di successione, ipotecaria e catastale si versano comunque con la dichiarazione tardiva, e la prima casa non è più agevolabile se sono passati più di cinque anni dalla scadenza.
Quanto costa in più una successione presentata con un anno di ritardo?
Con il ravvedimento, il 15% dell’imposta di successione dovuta più gli interessi, oppure una sanzione fissa ridotta se l’imposta è zero, più una piccola sanzione sul versamento tardivo di ipotecaria e catastale. Per la casa dei genitori sotto franchigia si parla di decine di euro, non di migliaia.
Se nel frattempo è morto anche uno degli eredi?
Le successioni vanno presentate tutte, una dopo l’altra, partendo dalla più vecchia: ciascuna ha le sue imposte e i suoi eredi. È il caso in cui farsi seguire dal notaio fin dall’inizio evita di dover rifare i conti due volte.
