Dichiarazione di successione dal notaio: documenti e tempi

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Alla morte di un proprio caro, la prima cosa che bisogna fare sul piano fiscale è presentare la dichiarazione di successione, per far sì che inizi il procedimento di passaggio del patrimonio dal defunto ai suoi eredi. Va fatta sempre, sia che la successione sia regolata da un testamento sia che sia regolata dalla legge, entro un anno dalla morte, e dal 2025 sono gli eredi a calcolare e versare le imposte, non più l’Agenzia. Compilare i moduli, però, non rende proprietari dei beni e non vale come accettazione dell’eredità: sono due cose diverse, e la confusione tra le due è la fonte di molti errori.

Cos’è la dichiarazione di successione e a cosa serve

La dichiarazione di successione è un documento di natura fiscale che segue il momento della morte di un certo soggetto e disciplina il momento dell’apertura della successione a favore dei chiamati all’eredità.

Tale dichiarazione è quindi a loro carico e la funzione principale è quella di fornire informazioni all’Agenzia delle entrate sull’ammontare e sulla composizione del patrimonio ereditario in modo da poter calcolare le imposte che devono essere pagate.

Molte volte è difficile capire come debba avvenire la sua esatta compilazione, ed è per questo che il Notaio ed altri professionisti vengono in aiuto.

Chi deve presentare la dichiarazione di successione?

I soggetti obbligati a presentare la dichiarazione di successione sono individuati dall’Agenzia delle entrate e sono i seguenti:

– i chiamati all'eredità (per legge o per testamento, anche se non hanno ancora accettato l'eredità, purché non vi abbiano espressamente rinunciato) e i legatari, anche nel caso di apertura della successione per dichiarazione di morte presunta, o i rappresentanti legali;

– chi è immesso nel possesso dei beni, in caso di assenza del defunto o di dichiarazione di morte presunta;

– gli amministratori dell'eredità;

– i curatori delle eredità giacenti;

– gli esecutori testamentari;

– il trustee.

Non serve che la presentino tutti: basta che uno solo tra i chiamati o i legatari la invii, senza deleghe dagli altri, e la dichiarazione vale per l’intera successione. Chi ha già rinunciato all’eredità non è tenuto a nulla. I legatari, cioè chi riceve un singolo bene per testamento, non devono fare alcun atto di accettazione, perché il bene lasciato in loro favore si acquista automaticamente alla morte della persona cara.

Chi è esonerato dalla presentazione della dichiarazione

Non è obbligatoria l’allegazione della dichiarazione di successione qualora sussistano, contemporaneamente, le seguenti condizioni:

  1. se l’eredità è devoluta al coniuge ed ai parenti in linea retta (vale a dire figli, nipoti, genitori) del defunto;
  2. se l’eredità non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari;
  3. quando l’attivo ereditario ha un valore non superiore a 100.000 euro.

Basta una casa, anche una quota di casa, e la dichiarazione torna obbligatoria.

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Come e dove va presentata la dichiarazione

La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione all’Agenzia delle entrate competente in base all’ultima residenza del defunto, in modalità telematica. Se il luogo di residenza si trova all’estero, la dichiarazione deve essere presentata all’ufficio dell’ultima residenza italiana.

La dichiarazione inviata per via telematica si considera presentata nel momento in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate. La prova della presentazione è poi data dalla ricevuta trasmessa, sempre per via telematica, dall’Agenzia stessa. Le ricevute in realtà sono quattro, e conviene conservarle tutte: quella di presentazione, quella del pagamento delle imposte, la copia della dichiarazione con gli estremi di registrazione e la ricevuta delle volture catastali eseguite. Dodici mesi sembrano tanti, ma la dichiarazione va fatta comunque prima di qualsiasi atto sul patrimonio: senza, gli eredi non possono vendere dal notaio la casa del defunto.

  • Giorno del decessoSi apre la successione. Da qui decorrono i dodici mesi.
  • Primi mesiSi raccolgono i documenti, si verifica se esiste un testamento da pubblicare, si ricostruisce il patrimonio: immobili, conti, titoli, debiti, donazioni fatte in vita.
  • Entro 12 mesiPresentazione telematica. Con la dichiarazione si versano subito le imposte ipotecaria e catastale, il bollo e i tributi minori, in autoliquidazione.
  • Entro 90 giorni dal termine dei 12 mesiVersamento dell’imposta di successione, se dovuta, calcolata dagli eredi nella dichiarazione; gli importi maggiori si possono rateizzare.
  • Dopo la registrazioneLa voltura catastale degli immobili viene richiesta in automatico con la dichiarazione telematica, salvo casi particolari. Restano da fare, quando servono, l’accettazione dell’eredità e la sua trascrizione.
La dichiarazione di successione dal Notaio

Cosa comporta la dichiarazione, e cosa no

La prima cosa da chiarire è che la presentazione della dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate non comporta l’accettazione dell’eredità. Nel momento in cui si decide di presentarla non si è automaticamente eredi: la presentazione ha lo scopo di dichiarare all’amministrazione finanziaria l’entità del patrimonio del defunto in modo tale da applicare le relative imposte, mentre l’accettazione determina il subentro nel patrimonio del defunto. Altra differenza sta nei tempi: per accettare c’è tempo dieci anni, per la dichiarazione uno.

Cosa comportaCosa non comporta
Il calcolo e il versamento delle imposte sul patrimonio dichiaratoL’accettazione dell’eredità: chi presenta può ancora rinunciare
La voltura catastale degli immobili a nome degli erediL’intestazione definitiva della casa: per venderla serve anche l’accettazione trascritta
La responsabilità solidale degli eredi per le imposte dichiarateLa divisione dei beni tra gli eredi, che è un atto separato
La possibilità di correggere con una dichiarazione integrativaLa conferma che le quote indicate siano quelle giuste per legge

C’è una sola eccezione da conoscere: chi si comporta da proprietario dopo la dichiarazione, per esempio vendendo o affittando i beni, può aver accettato in forma tacita, anche senza volerlo. Chi non ha ancora deciso se accettare fa bene a chiederlo al notaio prima di muoversi.

Quando interviene il notaio

Il ruolo del Notaio è quanto mai significativo nel momento dell’apertura della successione, soprattutto per il compimento di tutte le pratiche preliminari in cui si richiede una collaborazione di tutti gli eredi partecipanti.

In particolare, semplificando, il Notaio si occuperà di coadiuvare le parti nella compilazione della dichiarazione di successione, compiendo gli accertamenti necessari. Provvede, inoltre:

– a redigere il prospetto di autoliquidazione delle imposte, il modello di pagamento di tasse, imposte, sanzioni ed altre entrate, nonché la relativa autocertificazione;

– a registrare la dichiarazione presso l’Agenzia delle Entrate competente, con la richiesta di voltura catastale per gli immobili ereditati;

– a ricevere, quando servono, gli atti di accettazione o di rinuncia e a trascriverli, così che gli immobili risultino intestati agli eredi anche nei registri immobiliari.

La dichiarazione si può presentare anche da soli, o tramite un CAF. Conviene il notaio quando ci sono immobili, più eredi, un testamento, donazioni fatte in vita o beni in più province: in quei casi un errore nelle quote o nei valori si paga con una dichiarazione integrativa e con le sanzioni, e soprattutto lo studio mette in fila dichiarazione, accettazione e voltura, che sono i tre passaggi senza i quali la casa non si può vendere. Queste sono le attività principali: cosa comprende esattamente il servizio va chiesto allo studio.

Documenti da presentare per la dchiarazione di successione

Preliminarmente alla compilazione e presentazione della dichiarazione di successione, sono da esibire i seguenti documenti:

  • copia di un documento di identità valido e del codice fiscale degli eredi;
  • atto di provenienza delle proprietà immobiliari intestate al deceduto;
  • autocertificazione dell’erede, in carta libera, della morte del de cuius;
  • autocertificazione dello stato di famiglia storico;
  • (eventuali) atti di donazione stipulati dal de cuius;
  • documenti tecnici sugli immobili (planimetrie, visure catastali, ecc.);
  • copia del testamento (ove presente);
  • copia del verbale di rinuncia all’eredità (ove esercitata);
  • dichiarazione bancaria/postale di sussistenza e consistenza di mutui ipotecari, conti correnti, libretti, investimenti finanziari, gestioni patrimoniali, fondi comuni di investimento, azioni, obbligazioni, certificati di deposito bancari ecc.;
  • certificato di destinazione urbanistica dei terreni;
  • dichiarazione del datore di lavoro con le indennità maturate dal lavoratore dipendente (per esempio le mensilità);
  • dichiarazione societaria di titolarità di quote e valorizzazione delle stesse;
  • verbale di apertura delle cassette di sicurezza, redatto da un funzionario dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio oppure da un pubblico ufficiale.

Per la casa dei genitori, nella pratica, i documenti che fanno perdere più tempo sono tre: l’atto di provenienza, quando è vecchio e nessuno sa dove sia; la planimetria catastale, se la casa è stata modificata senza aggiornarla; l’estratto dei conti alla data del decesso, che la banca rilascia solo agli eredi. Meglio partire da questi.

Costo dichiarazione successione

Il costo relativo alla presentazione della dichiarazione di successione dipende molto dal valore dei beni ereditari, cioè dall’ammontare complessivo del patrimonio caduto in successione. Verosimilmente si tiene conto, oltre che di questo, anche dell’opera dei professionisti coinvolti nella procedura, come il Notaio, il commercialista ecc.

Le voci, in concreto, sono tre. Le imposte in autoliquidazione, dovute quasi sempre quando ci sono immobili: ipotecaria al 2% e catastale all’1% del valore catastale, oppure 200 euro l’una se almeno un erede ha i requisiti prima casa, più tassa ipotecaria, bollo e tributi speciali di importo fisso. L’imposta di successione, che scatta solo sopra le franchigie (un milione di euro per ciascuno tra coniuge e figli) e per la quale esistono agevolazioni particolari, per esempio per chi continua l’azienda ereditata: aliquote, franchigie e coefficienti sono nella pagina dedicata. E l’onorario del professionista, che cresce con il numero di immobili, di eredi e di conservatorie coinvolte e che è la sola voce a cambiare da studio a studio. Con il preventivatore puoi descrivere la successione e ricevere in poche ore i preventivi dei notai della tua zona, con imposte e onorario indicati separatamente: così il confronto si fa su cosa comprende la pratica, non solo sulla cifra.

Cosa succede se manca la dichiarazione di successione?

Per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024, se la registrazione della dichiarazione di successione è omessa si applica una sanzione pari al 120% dell’imposta liquidata; se non è dovuta l’imposta, la sanzione amministrativa va da 250 a 1.000 euro. Se invece la dichiarazione è presentata con un ritardo che non supera i trenta giorni, la sanzione è del 45% dell’imposta; se non è dovuta imposta, da 150 a 500 euro. Il tardivo versamento delle imposte comporta una sanzione del 25% sull’importo non versato, ridotta al 12,5% se il ritardo non supera i novanta giorni. Prima che avvenga l’accertamento d’ufficio si può effettuare il cosiddetto “ravvedimento operoso”, mediante il quale è possibile regolarizzare la dichiarazione e i versamenti omessi beneficiando di una riduzione delle sanzioni. L’Agenzia può accertare l’omissione entro cinque anni dalla scadenza; dopo, le sanzioni non sono più applicabili, ma la dichiarazione va fatta lo stesso per poter disporre dei beni.

Cosa succede dopo la presentazione della dichiarazione?

Fino al 2024 era l’Agenzia delle entrate a notificare agli eredi la liquidazione dell’imposta di successione. Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 il sistema è in autoliquidazione: l’imposta la calcolano gli eredi nella dichiarazione, con l’aiuto del sistema telematico dell’Agenzia, e la versano entro novanta giorni dal termine di presentazione, mentre ipotecaria e catastale si pagano al momento dell’invio. L’Agenzia controlla in un secondo momento e, se trova differenze, chiede la maggiore imposta con sanzioni e interessi. La regola della solidarietà non è cambiata: devono pagare tutti gli eredi in solido, il Fisco può agire per l’intero importo anche nei confronti di un erede soltanto che, poi, potrà rivalersi sugli altri in proporzione alle loro quote di eredità. Ovviamente l’importo dovuto a titolo di imposta dipende dal grado di parentela degli eredi rispetto al defunto, e si dovranno applicare, quindi, le relative aliquote e franchigie. Scadenze e modalità di versamento possono cambiare: prima di pagare è buona norma verificarle con il notaio.

Le domande di chi la deve fare per la prima volta

Presentare la dichiarazione di successione significa accettare l’eredità?

No. La dichiarazione è un adempimento fiscale e non fa diventare eredi; per accettare serve un atto espresso o un comportamento da erede, e c’è tempo dieci anni. Attenzione però a non compiere atti da proprietario, perché quelli valgono come accettazione tacita.

Deve presentarla ogni erede?

No, basta uno solo tra i chiamati o i legatari, senza deleghe dagli altri. La dichiarazione vale per tutta la successione e le imposte restano a carico di tutti gli eredi in solido.

Serve per forza il notaio?

No: si può presentare da soli con lo SPID o tramite un CAF. Conviene il notaio quando ci sono immobili, più eredi o un testamento, perché mette in fila dichiarazione, accettazione e voltura, i tre passaggi senza cui la casa non si vende, e risponde degli accertamenti che fa.

Dopo la dichiarazione posso vendere subito la casa?

Non ancora. Con la dichiarazione la casa viene volturata al Catasto, ma per il rogito serve anche l’accettazione dell’eredità trascritta nei registri immobiliari. Il notaio che cura la vendita la chiede prima dell’atto, se non c’è già.