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Il contratto che può annullare una donazione dal notaio

Il mutuo dissenso è un atto pubblico che scioglie un precedente contratto. In alcuni casi si può andare dal Notaio per annullare una donazione

La volontà negoziale di stipulare o di sciogliere un contratto

Quando si stipula un contratto le parti che hanno firmato l’accordo sono obbligate a rispettarlo. Nell’ambito giuridico ed in particolare in materia contrattuale vige infatti un principio fondamentale, secondo cui i contratti hanno valore di legge tra le parti. Questo significa che gli obblighi assunti contrattualmente sono vincolanti e laddove non vengano rispettati nei termini previsti, la parte interessata potrà esperire una causa in tribunale per il suo rispetto e potrà anche ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di tale inadempimento. Ad esempio, qualora ci si obblighi al mantenimento vitalizio del proprio genitore, tale dovere varrà per sempre finché il genitore sarà in vita. Lo stesso vale quando si stipula una donazione: in questo caso nel momento in cui il beneficiario accetta il trasferimento a suo favore, la donazione ha effetto per sempre senza poter più essere revocata, salvo casi specifici previsti dalla legge.

Le parti di un contratto possono però in qualsiasi momento decidere di sciogliere l’accordo che avevano stipulato tra loro. Lo scioglimento è un atto consensuale che assume la forma giuridica del contratto di mutuo dissenso. Prima di perfezionare tale contratto di dissenso, però, sarebbe bene consultarsi con un Notaio: tale professionista sarà infatti in grado di individuare gli effetti che ne potrebbero scaturire, visto che il mutuo dissenso fa decadere tutti gli effetti del contratto che con esso viene sciolto, in maniera retroattiva.

Gli effetti ed i requisiti dello scioglimento

Il contratto di mutuo dissenso scioglie un atto precedente, facendone decadere tutti gli effetti. Grazie alla sua stipulazione le parti non saranno più obbligate reciprocamente a rispettare gli obblighi assunti con il contratto che viene sciolto. Se ad esempio è stato stipulato un contratto di fornitura, con il mutuo dissenso essa non sarà più dovuta. Tuttavia questa non è la sola ed unica conseguenza. Si deve infatti fare attenzione al fatto che, sciogliendo il precedente contatto, tutto ciò che è stato fatto in base ad esso non avrà più alcuna giustificazione giuridica. Il contratto viene sciolto dal suo inizio e si considera come se non avesse mai avuto origine, poiché il precedente accordo non sussiste più a causa del suo scioglimento. Perciò dev’esserci la ripetizione delle conseguenze del contratto sciolto; ad esempio, se il contratto di fornitura che è stato sciolto aveva avuto inizio, allora tutto ciò che il fornitore ha consegnato dev’essergli restituito. Per stipulare un contratto di mutuo dissenso c’è bisogno che:

  • siano presenti tutte le parti che hanno stipulato il contratto da sciogliere;
  • sia espressa la chiara volontà delle parti di sciogliere il contratto e tutti i suoi effetti;
  • nel caso in cui il contratto da sciogliere abbia comportato il trasferimento di beni o diritti, essi devono essere contestualmente restituiti

Gli importanti effetti del mutuo dissenso hanno fatto sì che tale tipologia contrattuale non sia molto diffusa; tuttavia, esiste un ambito in cui esso rappresenta un importante strumento. Premettendo che solo il Notaio può consigliare le soluzioni idonee ai casi specifici, l’atto di mutuo dissenso è generalmente riconosciuto come lo strumento da poter utilizzare per mettere in sicurezza la vendita di un bene di provenienza donativa, un bene donato.

Lo scioglimento di una donazione: come e perché far annullare la donazione, Revoca Donazione.

Quando un bene come un immobile viene donato, gli eredi legittimari del donante, una volta che questi sia morto, potrebbero esperire l’azione di riduzione e di restituzione per far annullare la donazione e riottenere il bene nell’eredità, anche a scapito di chi abbia acquistato quel bene nel frattempo. Infatti, l’articolo 563 del codice civile prevede che, se non sono trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione, gli eredi legittimari del donante possono, in determinati casi, chiedere la restituzione degli immobili da chiunque li abbia acquistati (sia a titolo oneroso sia a titolo gratuito). Tale terzo acquirente potrebbe liberarsi dall’obbligo di restituire il bene solo pagando l’equivalente in denaro agli eredi del donante. Inoltre, tale termine di venti anni dalla trascrizione potrebbe anche essere prolungato infinitamente dagli eredi, attraverso un atto chiamato opposizione alla donazione. Ciò quindi pone il bene donato in una situazione di fragilità ed incertezza e molto spesso rende difficile la sua rivendita.

Dinanzi a tali importanti problematiche, una parte della prassi negoziale consiglia di valutare la stipulazione del contratto di mutuo dissenso per le donazioni immobiliari prima di procedere alla vendita del bene immobile che era stato donato. Prendiamo come esempio il caso classico ed abbastanza frequente di un genitore che dona una casa al figlio. In tal caso il figlio risulterebbe svantaggiato nella rivendita del bene per una serie di motivi: infatti, non solo gli sarà difficile trovare un acquirente disposto a comprare la casa che egli ha ricevuto in donazione, ma anche perché molte banche non erogano con facilità i mutui per l’acquisto di immobili donanti a causa del grande rischio che essi corrono. Alcuni istituti bancari, per far fronte a ciò, predispongono delle apposite polizze assicurative sul bene di provenienza donativa.

Tuttavia, per far decadere tutti gli effetti sfavorevoli fin qui evidenziati si potrebbe far ricorso allo scioglimento della donazione tramite il contratto di mutuo dissenso. Esso si può stipulare innanzi ad un Notaio anche diverso da quello che ha stipulato la donazione. Consiste in un atto traslativo con cui l’immobile donato ritorna al donante e per tale trasferimento saranno dovute le imposte normalmente previste per le cessioni immobiliari. Dopo di che, anche nello stesso atto, il bene viene venduto però sarà l’ex donante a vendere l’immobile all’acquirente finale. Nell’esempio fatto, quindi, il bene donato tornerebbe dal figlio al padre gratuitamente e quest’ultimo venderebbe il bene al terzo acquirente.

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Autore: Notai Online articolo realizzato personalmente dall'autore e coperto da copyright ©
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