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Donazione con riserva di usufrutto

Come farsi intestare la casa dai propri genitori a titolo gratuito con la donazione a favore del figlio

donazione con riserva di usufrutto da genitore a figlio riserva a sé e dopo di séL’atto di donazione è un atto a titolo gratuito che si realizza mediante un impoverimento del donante e un arricchimento del donatario. Questi infatti riceve la titolarità di un bene o di un diritto, senza alcun corrispettivo. È fondamentale per la conclusione di una donazione che vi sia un elemento soggettivo corrispondente allo spirito di liberalità: il genitore deve donare con il c.d. animus donandi, ovvero l’intenzione di “regalare” un bene a un altro soggetto.

La donazione è uno dei mezzi maggiormente utilizzati per disporre in vita dei propri beni a favore dei figli, piuttosto che non disporne affatto e lasciare che tutti i beni cadano in successione. Il vantaggio può essere sicuramente di tipo organizzativo, in quanto all’apertura della successione i figli non devono provvedere a tutta quella serie di adempimenti richiesti dalla legge per potersi intestare personalmente i beni (accettare l’eredità, dividere i beni tra gli eredi, ecc.).

Donazione a favore dei figli e anticipo dell’eredità

La donazione a favore dei figli si considera come una sorta di anticipo della propria successione ereditaria, in quanto all’apertura della successione tali donazioni vanno imputate alla propria quota ereditaria.

Cosa vuol dire “imputare”? Vuol dire considerare il bene donato come parte della propria quota ereditaria.

Esempio: Tizio dona al proprio figlio Tizietto la casa di sua proprietà in Roma. Quando Tizio muore, lascia il figlio Tizietto e il figlio Caietto al quale non ha donato nulla. I figli succedono al padre in parti uguali, ma Tizietto alla propria quota dovrà imputare la donazione fatta dal padre in vita, per cui avrà diritto a ricevere di meno dalla successione rispetto a Caietto che in donazione non ha ricevuto nulla.

Cosa è la dispensa da imputazione?

Il notaio chiederà alla parte donante se intende escludere questa imputazione di cui sopra mediante una dispensa inserita nella donazione. Con la dispensa da imputazione alla quota di legittima, questa donazione sarà considerata un surplus rispetto alla quota di legittima che spetterà al donatario – figlio al momento dell’apertura della successione.

Cosa fare se il genitore vuole continuare a vivere nella casa donata al figlio?

Spesso capita che il genitore voglia intestare la casa al figlio per regolamentare la proprietà delle proprie case, per agevolare i figli e per far sì che all’apertura della successione non residuino molte questioni irrisolte, quali ad esempio quelle relative alla divisione dell’eredità. Tuttavia, il più delle volte i genitori sono proprietari di una sola casa, quella in cui vivono, pertanto hanno interesse a donare la proprietà della casa a un figlio, senza abbandonare la stessa. L’esigenza di continuare ad abitare della casa anche dopo averla donata può essere sicuramente tutelata attraverso la c.d. riserva di usufrutto. In questo caso il figlio riceve dal genitore in donazione la nuda proprietà, che diventerà piena al momento dell’apertura della successione. Il genitore, quindi, continua ad essere titolare del diritto di usufrutto fino alla sua morte, al momento della quale si realizzerà il consolidamento tra il diritto di nuda proprietà e l’usufrutto vitalizio.

Cosa dovrà fare il figlio al momento della morte del genitore?

Nulla, in quanto il consolidamento avviene in maniera automatica. Il figlio dovrà solo richiedere una voltura catastale, in modo che la casa risulti catastalmente intestata a lui in piena proprietà.

Cosa fare se nella casa abitano entrambi i genitori?

La legge conferisce la possibilità di riservare l’usufrutto per il donante e, dopo di sé, a favore di un'altra persona che usufruirà del diritto di usufrutto. Si tratta della cosiddetta donazione con riserva di usufrutto per sé e dopo di sé, regolamentata all’art.796 c.c. Questa norma infatti prevede che sia permesso al donante di riservare l’usufrutto dei beni donati a proprio vantaggio e dopo di lui a vantaggio di un’altra persona o più persone, ma non successivamente. Cosa vuol dire?

Esempio: Tizio decide di donare (quindi di intestare) la casa familiare in cui abita con la moglie Tizia e con il figlio Tizietto a quest’ultimo. Per riservare a sé e alla moglie la facoltà di continuare ad abitare nella casa, può riservare il diritto di usufrutto per sé e dopo di sé alla moglie. In questo modo, si trasferisce la nuda proprietà al figlio; i genitori continuano ad abitare nella casa; quando il padre muore (dopo di sé) continuerà ad abitarvi la madre e quando anch’ella morirà si consoliderà tutto a favore del figlio.

Quali sono i costi di questa operazione?

Premettendo che la spesa è a carico del donante beneficiario, per quanto concerne la donazione semplice da genitore a figlio, si tratta di una operazione abbastanza conveniente in quanto vi è un importo (pari a un milione di euro) relativo al valore catastale della casa donata; se questo importo non viene superato, non vi è alcuna imposta di donazione da pagare. Qualora il valore catastale sia superiore al milione, si paga un’imposta di donazione pari al 4%.

Quanto costa invece la donazione con riserva di usufrutto?

Questo tipo di donazione presenta ulteriori vantaggi fiscali rispetto alla precedente, in quanto le imposte si pagano sul valore della nuda proprietà e non della piena, proprio perché l’usufrutto viene trattenuto dal padre donante per tutto il corso della sua vita. Ciò viene calcolato anche in base all’età del donante, in base a una tabella ministeriale. Più è anziano l’usufruttuario, meno vale il suo diritto di usufrutto.

L’imposta sulla donazione si calcola nello stesso modo sopra descritto, ovvero il 4% del valore catastale della casa, solo se questa superi il milione di euro.

Oltre all’eventuale imposta, vi è l’onorario notarile più IVA, nonché l’imposta ipotecaria pari al 2% del valore catastale e l’imposta ipotecaria pari all’1% dello stesso. Se per il beneficiario è prima casa, l’imposta in questo caso è fissa ed è pari a euro 200.

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