Clausola tetto massimo agli utili

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Distribuzione utili della società

La distribuzione degli utili tra i soci di un qualsiasi tipo di società, sia di persone che di capitali, è la principale prerogativa all’interno di una compagine sociale, in quanto lo scopo della società è quello di conseguire un lucro.

Ci si chiede a tal proposito come debbano essere distribuiti gli utili e in base a quale criterio; in assenza di indicazioni specifiche gli utili si attribuiscono in base alla partecipazione che un socio ha al capitale. Che cosa vuol dire questo? Significa che se la società è composta da più soci in parti uguali, in assenza di clausole statutarie che possano prevedere una diversa distribuzione, gli utili si suddividono in base alle proporzioni previste per la partecipazione al capitale sociale.

Non è escluso che i soci possano disciplinare in maniera differente in virtù di ragioni interne concordate, prevedendo, ad esempio, un tetto massimo. Vediamo in che modo è possibile procedere.

Quando avviene la distribuzione agli utili

La distribuzione agli utili avviene generalmente dopo che è stato approvato il bilancio di esercizio. Questo altro non è un documento contabile che fotografa lo stato patrimoniale-finanziario della società e indica il benessere della stessa.

I soci possono decidere di distribuire gli utili conseguiti, così come di prevedere che quegli utili, con delibera dell’assemblea ordinaria siano accantonati in una riserva, che viene messa a disposizione della società.

Le riserve possono assumere le forme più svariate a seconda della volontà dei soci e dell’utilizzo che intendano farne: spesso si parla di riserve “targate”, ossia di riserve che possono essere utilizzate solo ed esclusivamente per determinate operazione prefissate in via anticipata dai soci.

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Che cos’è la clausola del tetto massimo agli utili

Come abbiamo anticipato, i soci possono decidere di distribuire gli utili in maniera diversa dal criterio della proporzionalità, essendo proprio la legge a sancire che “i diritti sociali spettano ai soci in misura proporzionale alla partecipazione da ciascuno posseduta”.

In particolare secondo gli esperti del diritto in materia societaria, sono ammissibili le clausole statutarie che prevedano un tetto massimo nella distribuzione degli utili, inteso come limite entro il quale sia possibile ricevere gli utili in un determinato periodo di tempo oppure al ricorrere di determinate circostanze, come adesso analizzeremo nel dettaglio, considerando anche i limiti che ne possono derivare.

Quali sono i limiti del tetto massimo agli utili?

Cercare di comprendere quali siano i limiti entro i quali poter prevedere la distribuzione agli utili, è compito arduo degli esperti in materia societaria. Tuttavia è possibile affermare che un primo limite ammesso attiene a un dato temporale. Che cosa vuol dire questo? Significa che è possibile prevedere limiti massimi espressi in misura assoluta, esercizio per esercizio: generalmente la durata di un esercizio di una società coincide con l’anno solare.

I soci possono anche scegliere di inserire un limite massimo alla distribuzione degli utili in modo relativo, assumendo come parametro un dato variabile come, ad esempio, il capitale sociale e il patrimonio netto.

Altro limite che può essere apposto, può riferirsi anche soltanto a un dato temporale: si pensi al caso in cui venga stabilito che gli utili spettino solo al decorrere di una determinata data.

Pertanto le clausole di tetto massimo possono assumere i contenuti più disparati e in questo caso è opportuno affidarsi a un notaio, per comprendere quale sia la scelta più consona e adatta alle esigenze della compagine sociale.

Limite per gli utili del patto leonino: che vuol dire?

Una domanda molto frequente è se sia possibile escludere un socio dalla partecipazione agli utili di una società. La risposta è negativa in quanto esiste il cosiddetto patto leonino che non consente l’esclusione dalla partecipazione, in senso assoluto, sia agli utili che alle perdite.

L’ammissibilità di siffatte clausole è subordinata alla circostanza che le partecipazioni che risultano del tutto private del diritto alla partecipazione agli utili, mantenessero comunque una parte dei propri diritti patrimoniali, in modo da poter continuare a riscontrare una forma di partecipazione ai risultati dell’impresa sociale, pur se private dal diritto di ricevere, esercizio per esercizio, le distribuzioni degli utili via via maturati.

Clausola tetto massimo agli utili

Come inserire la clausola del tetto massimo agli utili dal notaio

Inserire una clausola del tetto massimo agli utili vuol dire effettuare una modifica statutaria dal notaio. Ciò significa che è necessario convocare l’assemblea dei soci di una srl, discutere su tale punto posto all’ordine del giorno ed eventualmente deliberarne la modifica.

Con riferimento al quorum per poter adottare modifica, deve considerarsi quello necessario per la modifica di una clausola statutaria. Nelle srl o più in generale nelle società di capitali, vige il principio di maggioranza e ciò significa che l’introduzione della clausola può avvenire con la raccolta della maggioranza dei consensi espressi dai soci in assemblea dinanzi al notaio.

Tetto massimo agli utili come diritto particolare o categoria di quote

Il tetto massimo agli utili, inteso come limitazione alla partecipazione degli utili conseguiti dalla società, può essere previsto in favore di particolari soci oppure per categorie di quote. Qual è la differenza?

La differenza risiede nel fatto che nel caso in cui venga assunta la delibera che un socio possa partecipare agli utili entro un determinato limite deve essere approvata all’unanimità (trattandosi di un diritto particolare), mentre le categorie di quote di srl che abbiano tali caratteristiche possono essere introdotte anche a maggioranza.

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Autore: Notai Online articolo realizzato personalmente dall'autore e coperto da copyright ©
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