Prevedere il divieto di cessione parziale della partecipazione in società di capitali
- Cosa significa divieto di trasferimento parziale
- Quanto costa prevedere il divieto di trasferimento parziale della partecipazione?
- Prima di vendere o comprare una quota con questo divieto
Tutto ciò che riguarda le modifiche dello statuto rientra nella competenza dell’assemblea dei soci: si tratta di riunioni in cui viene stabilito come e se mutare alcuni aspetti della vita sociale. Trattandosi di assemblee che comportano l’aggiornamento dello statuto, è necessario che vengano presenziate anche dal notaio, che ne redige il verbale (artt. 2375 e 2480 c.c.).
Tra le varie modifiche, è possibile anche inserire dei limiti alla circolazione, fra cui anche il divieto di cessione o trasferimento parziale, della partecipazione del socio. Vediamo di che si tratta, come si inserisce e cosa cambia per chi vende e per chi compra.
Cosa significa divieto di trasferimento parziale
All’interno delle società, sia società di persone che società di capitali, a seconda della compagine sociale, e degli obiettivi ed esigenze che si tendono a perseguire, lo statuto viene modellato in un certo modo.
È proprio questo il principio dell’autonomia statutaria, che consente, nel caso in esame, di poter prevedere dei limiti alla cessione delle proprie azioni o quote di partecipazione: fra questi, rientra anche il divieto di trasferimento parziale.
Si tratta di una clausola che prevede la possibilità di una cessione solamente totale e completa, che quindi comporta l’integrale uscita dalla società di capitali.
Nello specifico, quindi, ciò che viene vietato, è che sia trasferita e ceduta solo una parte delle azioni o quote. Volendo procedere con un esempio per chiarire, prendiamo l’ipotesi di un socio che sia titolare di 10 azioni, se volesse trasferirne solo 5, una volta introdotta questa clausola, non potrà più farlo.
A cosa può servire questo divieto
Si è detto che l’inserimento di un divieto di questo tipo, risponde a specifiche esigenze dei soci e della società. Nonostante le necessità possano essere le più varie, normalmente il motivo per cui è utile prevedere un divieto di trasferimento o cessione solo parziale, potrebbe essere quello di evitare l’eccessivo frazionamento delle partecipazioni sociali, nonché il cosiddetto disinvestimento parziale.
In questo modo, dunque, il socio sarà costretto a decidere: o opterà per la totale uscita dalla società, oppure sceglierà di mantenere intatta la sua partecipazione e di continuare ad essere socio, esattamente come lo era prima.
Come si può inserire il divieto?
Come già accennato, le modifiche statutarie sono ovviamente decise dai vari soci, ma all’assemblea, nella quale vengono deliberate è obbligatoria la presenza del notaio, perché per legge il verbale delle modifiche statutarie è redatto da notaio. È lui a redigere il verbale e, entro trenta giorni, a richiedere l’iscrizione di detta modifica nel Registro delle Imprese (art. 2436 c.c.). Avvalersi di una consulenza del notaio, oltre che essere obbligatoria, come in questo caso, potrebbe essere molto utile, anche preliminarmente all’assemblea, al fine di poter ricevere tutte le informazioni necessarie, all’introduzione di divieti di questo tipo.
Dunque per rispondere alla domanda, il divieto viene inserito con una deliberazione dei soci in assemblea, con le maggioranze previste per le modifiche dello statuto. Il divieto, però, non rientra all’interno della categoria dei cosiddetti divieti assoluti di alienazione, trattandosi solo di un divieto relativo. Dunque, poiché l’intrasferibilità non è prevista in senso assoluto, non è necessario che la clausola sia calibrata in modo da prevedere dei limiti temporali, allo scadere dei quali il divieto perderà efficacia. È la conclusione della massima n. 201 del Consiglio Notarile di Milano (5 luglio 2022), che considera queste clausole legittime sia nella srl sia nella spa.
Conseguenze dell’inserimento del divieto di cessione parziale
Una volta deliberato l’inserimento del divieto, vale la pena capirne le conseguenze, a seconda che la società nella quale viene introdotto sia una società per azioni oppure una società a responsabilità limitata.
Qualora si tratti di una società per azioni, trattandosi di un limite alla circolazione delle partecipazioni (seppur, come si è visto, non in senso assoluto) spetta al socio assente all’assemblea o che abbia espresso un voto contrario (socio dissenziente), e in generale a chi non ha concorso alla delibera, il diritto di uscire dalla società, a causa di questa decisione, salvo che lo statuto disponga diversamente. Questa considerazione viene fatta sulla base di quanto espressamente previsto dal Codice Civile (art. 2437), per il quale viene ritenuto necessario questo correttivo in qualunque ipotesi in cui la circolazione della partecipazione sociale venga circoscritta, senza distinguere fra divieti in senso assoluto, o in senso relativo.
Nel caso in cui, invece, il divieto sia introdotto all’interno di una società a responsabilità limitata, poiché non si tratta di intrasferibilità totale, potendo comunque la partecipazione essere ceduta, seppur solo nella sua interezza, non spetta il diritto di recesso e nemmeno nessun altro correttivo: secondo la massima n. 201 il recesso non sorge né in base all’art. 2469 c.c., né al momento dell’introduzione della clausola, che non rientra tra le cause previste dall’art. 2473 c.c. Questo perché il socio non resta prigioniera della società, ma rimane tale solo qualora la sua intenzione fosse quella di cedere solo una parte della sua quota.
Divieto di trasferimento in senso assoluto
Ipotesi un po’ differente da quella esaminata, è quella del divieto di trasferimento totale o assoluto: in questo caso la legge tutela il socio in modo diverso nei due tipi di società. Nella srl, se l’atto costitutivo prevede l’intrasferibilità delle partecipazioni, il socio può esercitare il diritto di uscita (diritto di recesso, art. 2469 c.c.), che lo statuto può rinviare fino a due anni dalla costituzione o dalla sottoscrizione della partecipazione; il percorso è descritto nella guida su come uscire da una srl. Nella società per azioni il divieto è ammesso solo per un periodo non superiore a cinque anni (art. 2355 bis c.c.) e chi non ha concorso alla delibera può di norma esercitare il recesso, salvo diversa previsione dello statuto.
Infatti, in questa situazione, non è giusto che il socio resti bloccato nella società, senza possibilità di andar via, una volta impostato un assetto che lui non condivide.
Inoltre, sempre per la medesima ragione, nella spa la clausola di intrasferibilità assoluta deve essere impostata in modo tale da essere delimitata nel tempo; nella srl il limite di tempo non è richiesto, perché la tutela passa dal recesso.
Cosa cambia per chi vuole comprare una parte della quota
Il divieto pesa anche su chi compra. Chi vuole entrare in una società acquistando solo una parte della quota di un socio, con questa clausola non può farlo: può valutare l’acquisto dell’intera partecipazione oppure, nella srl, l’ingresso con un aumento di capitale offerto a terzi, se lo statuto lo consente. Lo statuto aggiornato è depositato nel registro delle imprese e, nella spa, le limitazioni al trasferimento devono risultare anche dal titolo azionario (art. 2355 bis c.c.): è buona norma leggerlo, o farlo verificare al notaio, prima di firmare qualsiasi accordo sulla cessione delle quote.
Divieto parziale e divieto assoluto, srl e spa a confronto
Le regole di base su durata e recesso, in forma semplificata
Divieto di cessione parziale
Srl
Valido senza limiti di tempo. Nessun recesso legale, perché non è intrasferibilità (massima n. 201 del Consiglio Notarile di Milano).
Spa
Valido anche oltre i cinque anni. Recesso per chi non ha concorso alla delibera, salvo che lo statuto lo escluda (art. 2437 c.c.).
Divieto assoluto di trasferimento
Srl
Ammesso. Il socio può recedere per legge; lo statuto può rinviare il recesso fino a due anni (art. 2469 c.c.).
Spa
Al massimo cinque anni dalla costituzione o dall’introduzione del divieto (art. 2355 bis c.c.). Recesso salvo diversa previsione dello statuto.
Schema indicativo: la portata della singola clausola dipende da come è scritta, ed è buona norma verificarla con il notaio.

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Quanto costa prevedere il divieto di trasferimento parziale della partecipazione?
Sulla base di quanto affermato, è evidente come ciò che sia oggetto di valutazione economica non è la singola delibera, quindi, nel caso in esame, la sola introduzione del divieto parziale di trasferimento della partecipazione. La spesa, e tutti i costi, riguardano il valore attribuito al singolo verbale di assemblea, redatto dal notaio.
Non è possibile, quindi, parlare di una cifra unica, poiché un verbale può contenere più modifiche statutarie, ed inoltre ciascun professionista stabilisce in modo autonomo il suo onorario. Per un riferimento reale, il calcolatore degli atti societari di NotaioFacile stima per una singola modifica puntuale dello statuto imposte e diritti fissi per 506 euro (registro 200, bollo 156, diritti camerali 150) e un onorario tra 976 e 2.220 euro IVA inclusa; se il divieto entra in un verbale con più modifiche, l’onorario stimato sale a una forbice tra 1.708 e 3.965 euro. Qualora però si vogliano avere più informazioni, nonché un preventivo, relativamente ad un caso concreto, è possibile far arrivare dai notai della città della sede un preventivo per il verbale che introduce il divieto. Questo consentirà di avere risposta gratuitamente e senza intermediari, e senza essere in alcun modo vincolati successivamente.

Prima di vendere o comprare una quota con questo divieto
Con il divieto si può vendere la quota intera a più acquirenti?
Dipende da come è scritta la clausola: può vietare solo la vendita di una parte della partecipazione, oppure anche la sua divisione tra più acquirenti, per evitare un frazionamento eccessivo (massima n. 201 del Consiglio Notarile di Milano). È buona norma leggere il testo dello statuto prima di accordarsi.
Nella spa chi recede deve uscire con tutte le azioni?
No: nei casi di recesso previsti dalla legge il socio di spa può recedere per tutte o per una parte delle sue azioni (art. 2437 c.c.) e, secondo la massima n. 201 del Consiglio Notarile di Milano, il divieto di cessione parziale non può limitare questa possibilità.