L'inabilitato può essere socio di una srl o di una snc?

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Cosa significa che una persona è inabilitata?

L’inabilitazione è una misura che viene attuata nel caso in una persona si dimostri non pienamente capace di agire, sia per problemi fisici, che psichici.

Con il termine persona inabilitata, si intende la persona nei confronti della quale è intervenuta una sentenza di inabilitazione, da parte del Tribunale. Si tratta quindi, di una misura, che non viene attuata dal notaio, ma da un giudice. Tuttavia il fatto che una persona venga inabilitata, non significa che non possa compiere atti di amministrazione, ordinaria e straordinaria e stipulare atti pubblici, per i quali serve necessariamente il notaio. L’inabilitato, inoltre, può anche partecipare ad una società. In ogni caso, recandosi presso lo studio notarile, si potrebbero avere informazioni e chiarimenti in relazione alla tipologia di operazione che si voglia compiere.

Chi può essere inabilitato?

In base a quanto stabilito dalla legge, possono essere inabilitate, ad esempio:

  • le persone affette da infermità mentale, non gravi;
  • coloro che, per prodigalità o per abuso abituale di bevande alcoliche o di stupefacenti, espongono sé o la propria famiglia a gravi pregiudizi economici;
  • il sordomuto e il cieco dalla nascita o dalla prima infanzia, qualora non abbiano ricevuto un’educazione sufficiente.

La misura dell’inabilitazione diventa efficace ed effettiva, solo dopo che viene emessa la relativa sentenza. Gli effetti decorrono dal giorno della pubblicazione (art. 421 c.c.) e la sentenza viene annotata a margine dell’atto di nascita (art. 423 c.c.).

Il curatore dell’inabilitato

Nonostante il soggetto inabilitato possa compiere vari atti, bisogna tener presente che si tratta di un soggetto non pienamente capace, quindi, seppur non ci sarà bisogno di una persona che lo sostituisca pienamente nel compimento di tali azioni, avrà comunque bisogno dell’assistenza di un soggetto che lo affianchi.

Questo soggetto è il curatore. La figura del curatore, che normalmente viene scelta all’interno del contesto familiare, ha il compito di aiutare l’inabilitato nell’amministrazione del suo patrimonio. Come già affermato, non si sostituisce alla persona incapace, ma ne integra la volontà: infatti deve partecipare e controfirmare i contratti e gli altri atti patrimoniali di straordinaria amministrazione, che l’inabilitato voglia stipulare e sottoscrivere. La sentenza, o un provvedimento successivo, può però consentirgli di compiere alcuni di questi atti senza l’assistenza del curatore (art. 427 c.c.).

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Come fa a partecipare in società l’inabilitato?

Di norma, ogni atto di amministrazione straordinaria che debba essere compiuto dalla persona inabilitata richiede, oltre al consenso del curatore, un’apposita autorizzazione del giudice tutelare (art. 394 c.c., richiamato dall’art. 424). Per ottenere questa autorizzazione, qualora la stessa sia collegata ad un atto da stipulare dal notaio, potrebbe essere egli stesso a presentare il ricorso, facoltà prevista dall’art. 1 della legge notarile. Dal 2023 l’art. 21 del d.lgs. n. 149 del 2022 permette anche di chiedere l’autorizzazione al notaio rogante, efficace dopo venti giorni dalle comunicazioni alla cancelleria e al pubblico ministero se nessuno propone reclamo: è una facoltà, ed è buona norma chiedere al notaio se ritenga di avvalersene. Quindi, per riassumere, nel caso, ad esempio, in cui voglia partecipare ad una società, ci sarà bisogno:

  • della preventiva autorizzazione del giudice tutelare oppure, in alternativa, del notaio rogante (prima della riforma, in alcuni casi, era richiesta quella del tribunale);
  • della partecipazione in atto sia della persona inabilitata che del curatore, che dovrà anche apporre la sua firma alla fine dell’atto.

Bisogna precisare, che queste due condizioni sono necessarie, solo per gli atti societari e di impresa che siano considerati di straordinaria amministrazione, poiché per l’ordinaria amministrazione, la persona inabilitata è considerata pienamente capace. Quindi, non avrà bisogno dell’assistenza e del consenso del curatore, e nemmeno dovrà preventivamente munirsi di alcuna autorizzazione giudiziale.

L’inabilitato può partecipare come socio in tutte le società?

L’inabilitato non è limitato nella partecipazione alle società, che siano società di persone o società di capitali, salvo quanto sopra specificato con riferimento alle autorizzazioni e presenza del curatore.

Nel caso di partecipazione a società di persone o ad un’impresa, può partecipare solo se si tratta di organizzazione già esistente.

La persona inabilitata, infatti, non può iniziare da zero un’impresa o costituire una società di persone, come ad esempio una società in nome collettivo (Snc), nella quale sarebbe tenuta ad assumere una responsabilità illimitata per le obbligazioni. Con riferimento, invece, alle società di capitali, per esempio società per azioni e società a responsabilità limitata, non sussiste questa limitazione. In questi casi, infatti, il soggetto non pienamente capace non assumerebbe responsabilità illimitata, bensì limitata al valore di quanto inizialmente conferito nella società.

Stesso discorso vale per le società semplici, dal momento che non svolgono attività commerciale.

Il limite sulle società di persone è la lettura prevalente dell’art. 425 c.c., che consente all’inabilitato di continuare l’impresa commerciale con l’autorizzazione del giudice tutelare, eventualmente con un institore. Una parte della dottrina è più aperta, per cui è buona norma chiedere direttamente al notaio.

Socio inabilitato, si può?

✔ Sottoscrivere quote di srl o azioni di spa: sì, con curatore e autorizzazione.

✔ Entrare in una snc già esistente e proseguirne l’attività: sì, con l’autorizzazione del giudice tutelare (art. 425 c.c.).

⚠ Conferire in società la propria casa: sì, con autorizzazione; se è ereditata valgono regole diverse.

⚠ Costituire una nuova snc: per la lettura prevalente no.

✘ Fare l’amministratore o il sindaco di una società di capitali: no.

Come può conferire dei beni o denaro?

Bisogna premettere che il socio inabilitato, può conferire nella società sia denaro che beni. Nella prima ipotesi, cioè nel caso di conferimento in denaro, basterà l’autorizzazione giudiziale del giudice tutelare, trattandosi di impiego di capitali.

Nella seconda ipotesi, ovvero nel caso di conferimento di beni, trattandosi di un atto di trasferimento della proprietà, fino al 2023 servivano l’autorizzazione del tribunale e il preventivo parere del giudice tutelare. Oggi, dopo la riforma introdotta dal d.lgs. n. 149 del 2022, decide il giudice tutelare (art. 394 c.c.). Si pensi a chi voglia conferire in una srl di famiglia l’appartamento che possiede: all’atto dovrebbero intervenire sia l’inabilitato sia il curatore, con l’autorizzazione del giudice tutelare o del notaio rogante.

Nel caso in cui la persona inabilitata, si voglia anche impegnare anche ad eseguire prestazioni accessorie, sarà necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare, ad assumere obbligazioni.

Qualora, infine, il conferimento riguardi un bene ereditario, l’autorizzazione si chiede di regola al tribunale del luogo in cui si è aperta la successione (art. 747 c.p.c.) oppure al notaio rogante. Se invece le quote arrivano per eredità, l’inabilitato può accettarla solo con beneficio d’inventario (art. 472 c.c.).

Il socio inabilitato può amministrare la società?

Con riferimento alla possibilità che il socio inabilitato, possa assumere la carica di amministratore o di sindaco in una società di capitali, la normativa di legge è molto chiara. Infatti, viene espressamente affermato che i soci che siano inabilitati non possono essere eletti per tali cariche. Inoltre, qualora siano già stati nominati e nel frattempo sia intervenuta una sentenza che dichiari l’inabilitazione, decadono dal loro ufficio. Per gli amministratori la regola è nell’art. 2382 c.c., richiamato per le srl dall’art. 2475; per i sindaci, dopo il d.lgs. n. 47 del 2026, è nell’art. 2396-septies, che ha preso il posto del primo comma dell’art. 2399.

La ragione di questa previsione, si ritrova nel fatto che le persone che non siano pienamente capaci, hanno bisogno della rappresentanza o dell’assistenza di altri soggetti, le cui interferenze sarebbero incompatibili con un assetto societario, al quale sono estranei.

partecipazione in società di un soggetto inabilitato

Differenza fra socio interdetto e inabilitato

Il socio inabilitato, come visto, ha bisogno delle autorizzazioni e anche della presenza e relativo consenso del curatore, nel caso di atti di straordinaria amministrazione. Infatti è considerato dalla legge un soggetto non totalmente incapace. Invece, nel caso di socio interdetto, o, in generale, di qualsiasi persona nei confronti della quale è intervenuta la sentenza di interdizione, si tratta di soggetto completamente incapace: pertanto, non potrà compiere da solo alcun atto, ma sarà sempre necessario che sia sostituito da un tutore appositamente nominato. Fanno eccezione solo gli atti di ordinaria amministrazione che la sentenza gli consenta di compiere (art. 427 c.c.).

Per il beneficiario di amministrazione di sostegno conta invece il decreto di nomina (art. 409 c.c.); una panoramica è nei servizi notarili per minori e persone incapaci. Per un atto di questo tipo si possono confrontare i preventivi di più notai.