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Testamento: come far risparmiare gli eredi

testamento come risparmiare sulla divisione, eredi e notaioCon il testamento pubblico un soggetto può disporre delle proprie sostanze per il tempo in cui avrà cessato di vivere. Il testamento pubblico, a differenza di quello olografo scritto di pugno e autonomamente dal testatore, è uno strumento che consente di sfruttare l’aiuto del Notaio: questi, infatti, ricevendo le volontà espresse dal testatore, le traduce in testamento nel rispetto delle previsioni legislative, trovando le soluzioni più adatte alle esigenze del soggetto.

Molto spesso, quando si redige un testamento olografo, si utilizzano espressioni improprie, che all’apertura della successione si rivelano di difficile interpretazione per gli eredi e per coloro che devono gestire l’eredità.

Nel testamento pubblico, invece, anche il richiamo a specifiche norme di legge può essere d’aiuto nella definizione della situazione che gli eredi si troveranno a fronteggiare al momento della morte del testatore.

Perché gli eredi all’apertura della successione devono dividere l’eredità?

Quando si dispone della propria eredità con testamento, o anche quando in mancanza di testamento la successione si apre per legge, se sono nominati più eredi questi verranno a trovarsi in una situazione che si definisce comunione ereditaria. Essi sono, quindi, contitolari ciascuno nella propria quota e congiuntamente per l’intero di una massa ereditaria, formata da un insieme di beni mobili e immobili, diritti, rapporti giuridici e tutto quanto può cadere in eredità e che formava parte del patrimonio del testatore.

Quando si è titolari di una quota di eredità, non si è ancora titolari dei singoli beni che ne fanno parte, pertanto occorre che gli eredi si accordino al fine di convenire la divisione di questi beni; ovvero, devono stabilire a chi andranno attribuiti in proprietà i singoli beni che fanno parte dell’asse ereditario.

Come si struttura l’atto di divisione?

L’atto di divisione è un vero e proprio atto notarile con il quale gli eredi convengono di sciogliere la comunione ereditaria e si accordano per assegnare a ciascuno di essi un determinato bene, che diventa dunque di proprietà esclusiva del singolo erede.

Come ogni atto notarile, occorre pagare l’onorario del Notaio comprensivo di IVA, nonché le imposte di registro pari all’1% del valore catastale degli immobili da dividere, e le imposte fisse ipotecaria e catastale nella misura fissa di 200 euro cadauna.

Come possono gli eredi evitare l’atto di divisione, con relativo risparmio di costi?

È possibile che il testatore provveda nel testamento a porre in essere la c.d. divisione del testatore. In cosa consiste, vediamolo insieme.

I poteri del testatore

Il testatore ha un’ampia libertà nella definizione delle proprie sostanze ereditarie per il tempo in cui avrà cessato di vivere. Il testamento non deve necessariamente limitarsi all’indicazione degli eredi, ma si possono prevedere molte disposizioni, relative a obblighi nei confronti degli eredi, modalità di gestione della massa ereditaria, si possono nominare soggetti addetti a ciò (quali ad esempio l’esecutore testamentario); si possono gestire i propri rapporti con i creditori, stabilendo ad esempio norme relative all’adempimento di obblighi derivanti da rapporti che ha instaurato in vita.

L’autonomia del testatore può esplicarsi anche attraverso il potere di decidere non solo a chi devolvere l’eredità, bensì anche come distribuirla.

Il testatore può, quindi, con l’aiuto del Notaio che specificherà le norme di legge di riferimento, provvedere a dividere l’eredità nel testamento, oppure disporre norme che gli eredi dovranno rispettare nella futura divisione. Nel primo caso, gli eredi avranno l’enorme vantaggio di evitare i costi dell’atto di divisione.

La divisione del testatore

Il testatore può dividere i suoi beni tra gli eredi, comprendendo nella divisione anche la parte non disponibile, così recita l’art. 734 c.c.

In questo modo un soggetto può recarsi dal Notaio, fare testamento pubblico e richiedere di dividere già i beni tra gli eredi che sono stati nominati tali, ognuno in rispettive quote. In questo modo, quando si apre la successione e gli eredi accettano l'eredità, non divengono titolari di una comunione ereditaria, ma ognuno di essi acquista automaticamente i rispettivi beni assegnati. Si evita, dunque, il passaggio dell’atto della divisione ereditaria.

Facciamo un esempio sulla divisione per risparmiare

Tizio, vedovo, è titolare di tre immobili siti rispettivamente in Roma, Napoli e Milano. Si reca dal Notaio per fare testamento pubblico e dichiara la volontà di nominare eredi i suoi tre figli Caio, Sempronio e Mevio. Sapendo le difficoltà che troverebbero ad accordarsi per una divisione dei tre immobili, e volendo prevedere il maggiore risparmio di spesa, chiede al Notaio di provvedere ad una distribuzione testamentaria dei beni.

Clausola testamentaria:

“Nomino eredi i miei figli Caio, Sempronio e Mevio, ciascuno nella quota di un terzo del mio patrimonio e così divido tra loro il mio patrimonio, ai sensi dell’art. 734 c.c. Assegno a Caio l’immobile in Roma, a Sempronio l’immobile in Napoli e a Mevio l’Immobile in Milano”.

Quali limiti incontra il testatore?

Il testatore incontra principalmente due limiti. Il primo, secondo cui il bene assegnato deve corrispondere alla quota attribuita; il secondo, secondo cui deve rispettare le quote di legittima spettanti per legge. Ad esempio, non può escludere uno dei figli dalla distribuzione.

Può il testatore nel testamento prevedere norme particolari per formare le porzioni?

Non bisogna confondere la divisione del testatore sopra analizzata, dal c.d. assegno divisionale semplice. Il testatore, infatti, oltre a dividere egli stesso l’eredità, potrebbe stabilire particolari norme per formare le porzioni. Si tratta di previsioni che gli eredi, nell’atto di divisione, dovranno rispettare, adeguandosi alla volontà del testatore. Ciò avviene soprattutto quando il testatore intende evitare litigi tra gli eredi. Ad esempio: “Dispongo che l’immobile in Napoli rientri nella porzione di Caio”. In questo modo, non si dà vita ad una vera e propria divisione, che dovrà comunque essere stipulata all’apertura della successione, rispettando le norme inserite nel testamento.

In questo caso, non si avrà il risparmio di spesa che invece si ottiene con la divisione del testatore, per cui occorre tenere a mente tale divisione se si intende aiutare gli eredi a ridurre i costi di una successione.

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