Testamento che divide i beni, come far risparmiare gli eredi

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Con il testamento pubblico un soggetto può disporre delle proprie sostanze per il tempo in cui avrà cessato di vivere. Il testamento pubblico, a differenza di quello olografo scritto di pugno e autonomamente dal testatore, è uno strumento che consente di sfruttare l’aiuto del Notaio: questi, infatti, ricevendo le volontà espresse dal testatore, le traduce in testamento nel rispetto delle previsioni legislative, trovando le soluzioni più adatte alle esigenze del soggetto.

Molto spesso, quando si redige un testamento olografo, si utilizzano espressioni improprie, che all’apertura della successione si rivelano di difficile interpretazione per gli eredi e per coloro che devono gestire l’eredità.

Nel testamento pubblico, invece, anche il richiamo a specifiche norme di legge può essere d’aiuto nella definizione della situazione che gli eredi si troveranno a fronteggiare al momento della morte del testatore.

Perché gli eredi all’apertura della successione devono dividere l’eredità?

Quando si dispone della propria eredità con testamento, o anche quando in mancanza di testamento la successione si apre per legge, se sono nominati più eredi questi verranno a trovarsi in una situazione che si definisce comunione ereditaria. Essi sono, quindi, contitolari ciascuno nella propria quota e congiuntamente per l’intero di una massa ereditaria, formata da un insieme di beni mobili e immobili, diritti, rapporti giuridici e tutto quanto può cadere in eredità e che formava parte del patrimonio del testatore.

Quando si è titolari di una quota di eredità, non si è ancora titolari dei singoli beni che ne fanno parte, pertanto occorre che gli eredi si accordino al fine di concordare la divisione di questi beni; ovvero, devono stabilire a chi andranno attribuiti in proprietà i singoli beni che fanno parte dell’asse ereditario.

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Come si struttura l’atto di divisione?

L’atto di divisione è un vero e proprio atto notarile con il quale gli eredi decidono di sciogliere la comunione ereditaria e si accordano per assegnare a ciascuno di essi un determinato bene, che diventa dunque di proprietà esclusiva del singolo erede.

Come ogni atto notarile, occorre pagare l’onorario del Notaio comprensivo di IVA, nonché le imposte di registro pari all’1% del valore catastale degli immobili da dividere, e le imposte fisse ipotecaria e catastale nella misura fissa di 200 euro cadauna.

Due linee per l’eredità di Franco

Esempio: Franco, vedovo, vive a Milano e ha due appartamenti con rendita catastale di 1.000 euro ciascuno. Vuole lasciarli alle figlie Chiara e Laura.

Linea 1: testamento con le sole norme per dividere

Testamento
Successione
Atto di divisione: 2.920 € di imposte e onorario
Una casa a testa

Linea 2: testamento che divide i beni

Testamento
Successione
Nessun atto di divisione
Una casa a testa

Le due linee arrivano alla stessa fermata, ma la seconda salta l’atto di divisione. Per le case di Franco, che valgono 126.000 euro ciascuna ai fini fiscali, sono 2.520 euro di imposta di registro e 400 euro di imposte ipotecaria e catastale in meno, oltre all’onorario di quell’atto.

Schema semplificato: una sola conservatoria e nessun conguaglio tra le figlie. La dichiarazione di successione resta in entrambi i casi.

Come possono gli eredi evitare l’atto di divisione, con relativo risparmio di costi?

È possibile che il testatore ponga in essere nel testamento la c.d. divisione del testatore. In cosa consiste, vediamolo insieme.

testamento come risparmiare sulla divisione, eredi e notaio

I poteri del testatore

Il testatore ha un’ampia libertà nella definizione delle proprie sostanze ereditarie per il tempo in cui avrà cessato di vivere. Il testamento non deve necessariamente limitarsi all’indicazione degli eredi, ma si possono prevedere molte disposizioni, relative a obblighi nei confronti degli eredi, modalità di gestione della massa ereditaria, si possono nominare soggetti addetti a ciò (quali ad esempio l’esecutore testamentario); si possono gestire i propri rapporti con i creditori, stabilendo ad esempio norme relative all’adempimento di obblighi derivanti da rapporti che ha instaurato in vita.

L’autonomia del testatore può esplicarsi anche attraverso il potere di decidere non solo a chi devolvere l’eredità, bensì anche come distribuirla: è uno degli strumenti per pianificare la successione quando si è ancora in vita.

Il testatore può, quindi, con l’aiuto del Notaio, che può indicare le norme di legge di riferimento, dividere l’eredità nel testamento, oppure disporre norme che gli eredi saranno tenuti a rispettare nella futura divisione. Nel primo caso, gli eredi avranno l’enorme vantaggio di evitare i costi dell’atto di divisione.

La divisione del testatore

Il testatore può dividere i suoi beni tra gli eredi, comprendendo nella divisione anche la parte non disponibile, così recita l’art. 734 c.c.

In questo modo un soggetto può recarsi dal Notaio, fare testamento pubblico e richiedere di dividere già i beni tra gli eredi che sono stati nominati tali, ognuno in rispettive quote. In questo modo, quando si apre la successione e gli eredi accettano l'eredità, secondo l’opinione prevalente non divengono titolari di una comunione ereditaria, ma ognuno di essi acquista automaticamente i rispettivi beni assegnati. Si evita, dunque, il passaggio dell’atto della divisione ereditaria.

Facciamo un esempio sulla divisione per risparmiare

Tizio, vedovo, è titolare di tre immobili siti rispettivamente in Roma, Napoli e Milano. Si reca dal Notaio per fare testamento pubblico e dichiara la volontà di nominare eredi i suoi tre figli Caio, Sempronio e Mevio. Sapendo le difficoltà che troverebbero ad accordarsi per una divisione dei tre immobili, e volendo prevedere il maggiore risparmio di spesa, chiede al Notaio di predisporre una distribuzione testamentaria dei beni.

Clausola testamentaria:

“Nomino eredi i miei figli Caio, Sempronio e Mevio, ciascuno nella quota di un terzo del mio patrimonio e così divido tra loro il mio patrimonio, ai sensi dell’art. 734 c.c. Assegno a Caio l’immobile in Roma, a Sempronio l’immobile in Napoli e a Mevio l’Immobile in Milano”.

Quali limiti incontra il testatore?

Il testatore incontra principalmente due limiti. Il primo riguarda il valore: se i beni assegnati non corrispondono alle quote indicate possono nascere contestazioni, ed è buona norma che il testamento chiarisca se le differenze vadano compensate oppure no. Il secondo, secondo cui deve rispettare le quote di legittima spettanti per legge. Ad esempio, non può escludere uno dei figli dalla distribuzione: la divisione che dimentica uno dei legittimari o degli eredi nominati è nulla (art. 735 c.c.).

Può il testatore nel testamento prevedere norme particolari per formare le porzioni?

Non bisogna confondere la divisione del testatore sopra analizzata con il c.d. assegno divisionale semplice. Il testatore, infatti, oltre a dividere egli stesso l’eredità, potrebbe stabilire particolari norme per formare le porzioni. Si tratta di previsioni che gli eredi, nell’atto di divisione, sono tenuti a rispettare, adeguandosi alla volontà del testatore, salvo che il valore effettivo dei beni non corrisponda alle quote stabilite (art. 733 c.c.). Ciò avviene soprattutto quando il testatore intende evitare litigi tra gli eredi. Ad esempio: “Dispongo che l’immobile in Napoli rientri nella porzione di Caio”. In questo modo, non si dà vita ad una vera e propria divisione, che andrà comunque stipulata all’apertura della successione, rispettando le norme inserite nel testamento.

In questo caso, non si avrà il risparmio di spesa che invece si ottiene con la divisione del testatore, ed è un aspetto da tenere a mente per chi intende aiutare gli eredi a ridurre i costi di una successione.

Il testamento con la divisione dei beni è a carico di chi lo fa, mentre il risparmio va agli eredi. Chi vive a Milano, come Franco, può chiedere ai notai della provincia di Milano un preventivo per un testamento pubblico che divide i beni tra i figli, e lo stesso vale per Roma o Torino; le prime risposte arrivano di solito in poche ore.

Divisione nel testamento: tre dubbi di chi lo scrive

La divisione si può fare anche in un testamento olografo?

Sì, l’art. 734 c.c. non richiede una forma particolare: la divisione può stare in un testamento pubblico, olografo o segreto. Nel testamento olografo il rischio sta nelle espressioni imprecise, che all’apertura della successione possono rendere difficile capire se il testatore abbia voluto dividere i beni o soltanto dare indicazioni agli eredi.

Cosa succede ai beni che il testamento non ha diviso?

Se nella divisione fatta dal testatore non sono compresi tutti i beni lasciati al momento della morte, quelli rimasti fuori sono attribuiti secondo la legge, salvo che dal testamento risulti una volontà diversa (art. 734 c.c.). Su quei beni, se gli eredi sono più di uno, si forma la comunione e può servire un atto di divisione.

Con la divisione nel testamento gli eredi pagano comunque la successione?

Sì, la dichiarazione di successione e le sue imposte restano. Secondo il calcolatore successione di NotaioFacile, per una casa con rendita catastale di 1.000 euro ereditata da un figlio le imposte ipotecaria e catastale valgono 3.780 euro, oppure 400 euro se l’erede ha i requisiti prima casa, più 120 euro di tributi fissi; l’imposta di successione resta a zero fino a 1.000.000 di euro per ciascun figlio. Quello che si evita è l’atto di divisione.