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Effetti della rinuncia all'eredità sugli altri eredi

Che cosa significa rinunciare ad una eredità?

Effetti della rinuncia all'eredità sugli altri erediAl momento dell’apertura della successione, si verificano i fenomeni della vocazione e della delazione. La vocazione è la designazione, fatta per legge o per testamento, di coloro che dovranno succedere ad una determinata persona. La delazione indica la concreta offerta del patrimonio ereditario ad un soggetto che ha, conseguentemente, la possibilità di acquistarlo attraverso un atto di accettazione. mSolitamente, i fenomeni della vocazione e della delazione si verificano nello stesso momento.

L’erede che gode di una delazione immediata ha il potere di accettare leredità, ma può anche rinunziarvi, per motivi sia morali sia patrimoniali. Si può non voler acquistare in via ereditaria beni da una certa persona, oppure non si vuole diventare eredi perché l’eredità è costituita principalmente da debiti. Con la rinunzia all’eredità, il chiamato manifesta la propria volontà di non acquisire quanto gli spetterebbe a titolo di eredità.

La rinuncia comporta rinuncia a tutti i diritti?

La rinunzia all’eredità non comporta rinunzia a tutti i diritti. Essa non comporta rinuncia ai legati, dal momento che le qualità di erede e di legatario sono indipendenti tra di loro; inoltre, il rinunciante può anche tenere le donazioni di cui sia stato beneficiato dal de cuius.

La rinuncia non comporta nemmeno la perdita dei diritti derivanti dalla liquidazione del Tfr (trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato) in caso di morte del lavoratore né la perdita della liquidazione di una assicurazione sulla vita, in quanto essi sono diritti che si acquistano non perché si è accettata l’eredità, ma perché si riveste una determinata qualifica al momento della morte di una determinata persona.

Chi può rinunciare?

I soggetti che possono rinunziare all’eredità sono gli eredi che godono di una delazione immediata. Non possono rinunziare coloro che, a fronte di una vocazione immediata, hanno una delazione differita: ad esempio, non possono rinunciare gli eredi sotto condizione sospensiva o i nascituri.

Come si rinuncia?

La rinunzia all’eredità è un atto solenne, poiché il legislatore all’art. 519 c.c. prescrive che essa debba essere fatta a mezzo di dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del Tribunale del circondario del luogo ove si è aperta la successione e inserita nel registro delle successioni.

Ci sono cause che non permettono la rinuncia?

Sì e sono principalmente tre.

La prima ipotesi riguarda il chiamato nel possesso dei beni ereditari che non abbia redatto linventario entro tre mesi dall’apertura della successione, il quale non può rinunziare perché considerato erede puro e semplice.

La seconda ipotesi riguarda anch’essa il chiamato nel possesso dei beni ereditari che, redatto l’inventario, non manifesti la volontà di accettare con beneficio nel termine prescritto di 40 giorni successivi. Trascorso questo termine, senza che abbia deliberato, è considerato erede puro e semplice.

La terza ipotesi riguarda colui che ha sottratto beni ereditari ex art. 527 c.c., che decade dalla facoltà di rinunziare all’eredità e si considera erede pure e semplice, nonostante la sua eventuale rinunzia.

Effetti della rinuncia

Cosa succede alla quota di eredità spettante a colui che ha rinunciato all’eredità?

L’art. 521, 1° comma, del codice Civile afferma il principio della retroattività della rinunzia di eredità. Si afferma, quindi, che chi rinunzia all’eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato.

Ma la retroattività non opera sempre nella stessa maniera: infatti, gli effetti per gli altri eredi dipendono da come sia regolata la successione: se dalla legge o dal testamento, oppure se si tratti di successione legittima o di successione necessaria.

Successione legittima

Se a rinunciare è un erede legittimo, la sua rinuncia comporta semplicemente la necessità di ricalcolare le quote degli eredi legittimi accettanti applicando le disposizioni generali della successione legittima come se il rinunciante non fosse stato mai chiamato all’eredità.

Successione necessaria

Nella successione necessaria, la rinuncia di un legittimario non avrebbe effetti diretti sugli altri eredi legittimari. Contrariamente a quanto avviene nella successione legittima, per effetto della rinuncia di uno dei legittimari le quote degli altri legittimari non diventerebbero più grandi, né perché la quota del rinunciante si aggiunge alla quota degli altri, né perché la quota del rinunciante si incrementerebbe a seguito del ricalcolo. Le quote degli altri legittimari resterebbero uguali.

Questo fenomeno viene denominato come principio della cristallizzazione della quota di legittima.

Quindi, la rinuncia di un legittimario incrementa piuttosto la quota disponibile, cioè quella quota di cui il testatore poteva liberamente disporre, e quindi va a beneficio di donatari, eredi e legatari.

Successione testamentaria

Nel caso in cui a rinunciare sia un soggetto non legittimario, la rinuncia ad una eredità disposta per testamento può comportare l’apertura della successione legittima, cioè quella regolata dalla legge, oppure che la quota dell’erede rinunciante venga acquistata automaticamente per accrescimento dagli altri eredi istituiti, salvo che non operi la rappresentazione e che il testatore non abbia disposto diversamente.

A cosa si deve prestare attenzione?

È bene però prestare attenzione al caso in cui chi rinuncia ha figli, soprattutto se minori. Nel caso in cui non si voglia o non si possa accettare l’eredità - compresa quindi la rinuncia - il figlio subentra per rappresentazione nel diritto di accettare del rinunciante. Nel caso si rinunci perché l’eredità è gravata da molti debiti è bene preoccuparsi di far rinunciare anche chi subentra per rappresentazione, ricordando che se il rappresentante è minore, per una valida rinuncia è necessaria l’autorizzazione giudiziaria. Per questo è sempre bene affidarsi ad un notaio piuttosto che usufruire dei servizi del Tribunale.

È possibile revocare una rinuncia di eredità?

La revoca è consentita solo fino a quando la quota rinunziata non sia stata da altri acquistata, oppure quando il termine decennale per accettare l’eredità non sia interamente trascorso.

Si può rinunciare solo a parte dell’eredità?

L’art. 520 c.c. dispone che è nulla la rinunzia fatta solo in parte.

Ma nel caso in cui il testatore abbia disposto per testamento solo di metà del suo patrimonio, ma l’altra metà è devoluta per legge allo stesso erede testamentario che rinuncia cosa succede? Ci si chiede se l’erede possa rinunziare alla successione devolutagli per testamento ed accettare quello devolutagli per legge. Sembrerebbe preferibile seguire la tesi negativa in quanto l’eredità deve considerarsi unica.

Cosa succede invece nel caso in cui l’unico erede testamentario, che rinuncia facendo sì che si apra la successione legittima è, anche, l’unico erede per legge?

Anche in questo caso, sempre in forza del principio dell’unicità dell’eredità, non sarebbe possibile accettare l’eredità precedentemente rinunziata. Sarebbe tuttavia possibile revocare la rinuncia all’eredità e quindi accettarla.

È possibile rinunciare all’eredità dietro corrispettivo?

La rinunzia all’eredità può avvenire anche verso corrispettivo ai sensi dell’art. 478, ma essa comporta accettazione dell’eredità. La rinuncia, quindi, può essere solo gratuita.

Quanto costa rinunciare all’eredità?

L’atto di rinuncia all’eredità non è un atto dispendioso. Come è bene sempre ripetere, l’onorario è liberamente determinato dal notaio che riceve l’atto. Quanto ai costi fissi, l’atto di rinuncia sconta le seguenti tasse e imposte: tassa archivio e Cassa Nazionale del Notariato vengono calcolati sul parametro fisso di euro 46,00; imposta di registro in misura fissa pari ad euro 200,00; imposta di bollo pari ad euro 45,00 oltre le marche da bollo di euro 16,00 da apporre alle copie dell’atto da inviare presso il Tribunale per l’inserzione nel Registro delle successioni.

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