Usufrutto nel testamento, la casa alla moglie e ai figli
- Cos’è l’usufrutto
- L’usufrutto nel testamento mi costa meno della proprietà?
- Che fine fa l’usufrutto alla mia morte?
- L’usufrutto come disposizione testamentaria
- Due dubbi su casa, moglie e figli
Cos’è l’usufrutto
L’usufrutto è un diritto reale che consente di godere per un certo tempo di un bene altrui, ma con contenuto ridotto rispetto al diritto di proprietà. Oltre che essere caratterizzato dal fatto che venga esercitato su beni che non sono propri, un altro aspetto che contraddistingue l’usufrutto, è il fatto di trattarsi di un diritto per sua natura temporaneo. Chi è titolare del diritto di usufrutto può godere del bene in oggetto, trarne i frutti, ma non potrà cambiare la destinazione della cosa. L’usufrutto può essere costituito sia su beni immobili, quindi case o terreni, che su beni mobili, ed in generale su qualsiasi cosa che sia suscettibile di godimento.
Casa in usufrutto: chi fa cosa
Quando il bene è una casa, la domanda pratica è sempre la stessa: chi la abita, chi paga, chi può venderla. Lo schema, semplificato, mette a confronto le due posizioni; nel condominio conta in ogni caso la natura delle spese, ordinarie o straordinarie (artt. 1004 e 1005 del Codice Civile ).
| Chi ha l’usufrutto | Chi ha la nuda proprietà | |
|---|---|---|
| Abitare e affittare | Può abitare la casa o affittarla, e incassa i canoni | Non la usa finché l’usufrutto dura |
| Spese e imposte ordinarie | Paga manutenzione ordinaria, spese condominiali ordinarie e IMU | Di regola non paga queste voci |
| Riparazioni straordinarie | Non le paga, ma deve corrispondere gli interessi sulle somme spese | Le paga (tetto, solai, facciate in senso stretto) |
| Vendere | Può cedere il proprio diritto, non vendere la casa intera | Può vendere la nuda proprietà; per la piena proprietà servono entrambi |
| Alla morte dell’usufruttuario | Il diritto si estingue | Diventa pieno proprietario, senza una nuova imposta di successione |

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L’usufrutto nel testamento mi costa meno della proprietà?
L’usufrutto o la piena proprietà non hanno un costo differente, se inseriti nel testamento. Il vantaggio dello scegliere l’usufrutto è che, questo, potrebbe essere attribuito ad un soggetto, mentre la nuda potrebbe essere attribuita ad altri, al fine di non scontentare nessuno, qualora ci fossero più persone interessate allo stesso bene. In ogni caso, nessuna disposizione, che viene inserita nel testamento, viene tassata in modo autonomo al momento della sua redazione, ed il costo non dipende dal numero dei diritti che vengono inclusi o delle persone coinvolte, ma dall’atto complessivamente considerato, per il quale è possibile avere un preventivo gratuitamente sul sito, spesso in poche ore.
La differenza, semmai, si vede dopo la morte, nelle imposte: usufrutto e nuda proprietà si valutano applicando al valore del bene un coefficiente che dipende dall’età dell’usufruttuario e dal tasso di interesse legale. Per coniuge e figli, nei casi più comuni, il conto resta entro la franchigia di un milione di euro per ciascuno; i dettagli del proprio caso vanno verificati con il notaio.

Che fine fa l’usufrutto alla mia morte?
Il diritto di usufrutto è di un diritto di carattere temporaneo, la cui durata è parametrata alla durata della vita del suo titolare, quindi l’usufrutto goduto in vita da una persona, si estingue con la morte di essa: la morte dell’usufruttuario è, appunto, la principale causa di estinzione dell’usufrutto.
Questa regola subisce un’eccezione nel caso in cui l’usufruttuario abbia ceduto il suo diritto ad un altro soggetto. Se il cessionario, quindi la persona a cui è stato ceduto, muore prima dell’originario usufruttuario, l’usufrutto non si estinguerà, dato che è commisurato alla vita della persona che per prima lo ha costituito. Visto che, però, l’usufrutto non è più in capo al soggetto che lo ha ceduto, nonostante la durata della sua vita continui ad essere il parametro per la scadenza del diritto, cadrà nella successione a causa di morte del cessionario. In questo caso quindi gli eredi beneficeranno del diritto di usufrutto, senza necessariamente bisogno del testamento.
Bisogna, però, chiarire che questa non è l’unica possibilità in cui sia ammissibile ereditare un usufrutto: ci sono tanti altri modi per consentire al soggetto che decide di fare testamento, di lasciare un usufrutto come disposizione patrimoniale, con l’aiuto del notaio.
Quando l’usufrutto si estingue per la morte del titolare, la nuda proprietà si riunisce alla piena proprietà: non è un nuovo trasferimento e di regola non genera una nuova imposta di successione. Il nudo proprietario fa la voltura catastale per riunione di usufrutto, con la dichiarazione sostitutiva dell’atto di morte; la casa non entra nella dichiarazione di successione dell’usufruttuario.
L’usufrutto come disposizione testamentaria
Bisogna premettere come non sia assolutamente possibile inserire, nel testamento, una clausola con cui si deroga al principio per cui l’usufrutto di cui il testatore è titolare durante la vita, continui dopo la sua morte, dal momento che andrebbe contro la natura stessa di questo diritto. Il testatore, però, ha piena libertà di decidere di attribuire espressamente a qualcuno l’usufrutto che ha acquistato o che gli è stato attribuito con donazione, da un’altra persona.
Riprendendo l’esempio in cui l’usufrutto sia caduto in successione del cessionario, il testatore potrebbe prevedere nel testamento di attribuirlo ad una sola persona determinata. Trattandosi di un singolo bene verso una persona specifica, sarà possibile ricorrere alla figura del legato. Nel caso, invece, in cui tacesse, senza disporre nulla, lascerebbe che cada in successione, a beneficio dei soli eredi. È anche ammissibile che il testatore scelga di costituire, in favore di qualcuno, il diritto di usufrutto su un bene di sua proprietà, direttamente per testamento. In questo caso, se non fosse specificato altro, la nuda proprietà spetterebbe agli eredi, e alla morte del legatario titolare dell’usufrutto, essi sarebbero titolari della piena proprietà.
Con riferimento alla durata del diritto, quella massima sarebbe la vita del soggetto beneficiario, mentre il testatore potrebbe fissare una durata più breve, con un termine espressamente stabilito e definito.
Casa alla moglie in usufrutto e ai figli la nuda proprietà
La disposizione più frequente, per chi ha una casa e una famiglia, è lasciare la casa alla moglie in usufrutto e ai figli la nuda proprietà: lei resta a vivere nella casa finché vive, i figli ne diventano pieni proprietari alla sua morte, senza una seconda successione. I conti da fare sono due.
Il primo riguarda la legittima. Coniuge e figli hanno una quota riservata, e un usufrutto che pesa sulla quota dei figli non è libero da vincoli: l’art. 549 vieta pesi o condizioni sulla quota dei legittimari. C’è però un’eccezione, la cosiddetta cautela sociniana (art. 550): se l’usufrutto ha un reddito che eccede quello della parte disponibile, i figli ai quali è stata lasciata la nuda proprietà della disponibile possono scegliere se eseguire la disposizione o abbandonare quella nuda proprietà. Quanto spetta a ciascuno è nella pagina sulla quota disponibile.
Il secondo riguarda la casa familiare: al coniuge la legge riserva comunque i diritti di abitazione e di uso dei mobili, che gravano prima sulla quota disponibile. Come si combinano le due cose nel caso concreto è un calcolo da fare con il notaio.
Usufrutto e vendita della casa
Se l’oggetto dell’usufrutto, inserito nel testamento, è una casa, potrebbe sorgere, per il beneficiario, la necessità di venderla. Il problema è che fra i poteri del soggetto titolare dell’usufrutto non esiste quello di vendere il bene oggetto del diritto nella sua interezza: può cedere il proprio diritto o affittare la casa, ma per vendere la piena proprietà serve anche il nudo proprietario, con una vendita congiunta. Con il confronto con il notaio, in sede di redazione della scheda testamentaria, tendenzialmente è possibile affrontare questo problema. Le soluzioni potrebbero essere, unitamente al legato dell’usufrutto sulla casa:
- Attribuire anche la nuda proprietà, ma quest’ ultima sotto condizione che il legatario si trovi in stato di bisogno;
- Attribuire la somma ricavata dalla vendita della casa, compiuta da parte di terzi, e quest’ultima sempre condizionata allo stato di bisogno.
In entrambi i casi sarebbe opportuno, per maggior chiarezza, specificare cosa si intenda per stato di bisogno, se magari si voglia richiamare la normativa sugli alimenti, oppure demandare ad una terza persona, per esempio un esecutore testamentario, il concreto accertamento del bisogno.
Costituire l’usufrutto su tutti i beni ereditari
È anche possibile che il testatore scelga di costituire l’usufrutto su tutti i beni dell’asse ereditario, o una parte considerevole. Il problema si pone in presenza di una disposizione del tipo: costituisco l’usufrutto su metà del patrimonio. Ecco che, una frase simile, scritta in un testamento olografo, senza l’aiuto del notaio, creerebbe problemi, perché il testatore, scrivendo in questo modo, non si capisce se abbia voluto attribuire il diritto come quota di patrimonio, e quindi come eredità, oppure come singolo bene, e quindi come legato. In questi casi può quindi essere utile parlarne con il notaio, che tendenzialmente può aiutare a evitare che le disposizioni siano lacunose o ambigue, raccogliendo la volontà del testatore e riportandola per iscritto in modo chiaro.
Due dubbi su casa, moglie e figli
Se lascio la casa a mia moglie in usufrutto, i miei figli pagano altre imposte quando lei muore?
Di regola no. Alla morte dell’usufruttuario l’usufrutto si estingue e la nuda proprietà si riunisce alla piena proprietà senza un nuovo trasferimento, quindi senza una nuova imposta di successione: si fa la voltura catastale per riunione di usufrutto. Le imposte si calcolano prima, alla morte di chi ha lasciato la casa, sul valore dei due diritti.
Mia moglie può vendere la casa che le lascio in usufrutto?
Non da sola. L’usufruttuario può abitare e affittare la casa e cedere il proprio diritto, ma per vendere la casa intera serve anche il nudo proprietario, con una vendita congiunta. Se si vuole che al coniuge resti una somma per i bisogni futuri, nel testamento si possono prevedere soluzioni, per esempio la nuda proprietà o una somma attribuite sotto condizione dello stato di bisogno: è un punto da costruire con il notaio.