Tfr nel testamento, a chi va e cosa si può decidere

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Il Tfr per testamento

Il Tfr è l’acronimo che sta indicare il trattamento di fine rapporto, cioè la prestazione economica, cui ha diritto il lavoratore subordinato, alla cessazione della sua attività lavorativa, che deve essere corrisposta dal datore di lavoro. Detta indennità può consistere in un credito, oppure, direttamente, in una somma di denaro ben determinata.

Ecco come poter fare in modo che il Tfr, a prescindere dal suo oggetto concreto, sia lasciato, nel testamento dal notaio, a beneficio di determinate persone e quali sono le regole, previste dal nostro ordinamento, alle quali bisogna attenersi.

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A chi va il Tfr dopo la morte

La disciplina del Codice Civile , relativa non solo al trattamento di fine rapporto, ma a tutte le indennità connesse al rapporto di lavoro subordinato, non può subire deroghe, poiché è composta da norme che hanno l’obiettivo di tutelare il lavoratore, contraente più debole del rapporto. Questo, però, non significa che il Tfr non possa essere oggetto di successione a causa di morte.

Infatti, è proprio il Codice Civile a regolare espressamente l’ipotesi in oggetto, stabilendo che il trattamento di fine rapporto, in caso di morte del lavoratore, deve essere corrisposto in favore del coniuge e dei suoi figli. Il coniuge separato conserva il diritto; lo perde solo con il divorzio. Con riferimento ai figli, rientrano anche quelli il cui riconoscimento sia intervenuto successivamente, magari a mezzo dello stesso testamento, e si ritiene anche i figli che siano stati solamente concepiti, ma non ancora nati.

Quindi, qualora il testatore voglia che il Tfr, dopo la sua morte, sia devoluto al proprio coniuge o ai suoi figli, non servirà che preveda nulla nello specifico, visto che si tratta di un diritto che sorge, in loro favore, in modo autonomo e automatico. Lo ricevono per diritto proprio, non come eredi: per questo lo incassano anche se rinunciano all’eredità, e incassarlo non vale come accettazione né li espone ai debiti del defunto. La funzione di questa indennità, infatti è previdenziale e di assistenza, nei confronti dei più stretti congiunti del lavoratore. Lo dimostra il fatto che questa indennità viene esclusa, in sede di dichiarazione di successione, dall’attivo ereditario soggetto all’imposta sulle successioni; resta invece soggetta all’Irpef con tassazione separata, trattenuta dal datore di lavoro.

Altri beneficiari del Tfr

Oltre al coniuge e ai figli del lavoratore, destinatari del trattamento di fine rapporto, possono essere anche i suoi parenti, entro il terzo grado e gli affini, cioè i parenti del suo coniuge, entro il secondo, ma solo qualora vivessero a carico del lavoratore defunto, cioè qualora fossero da lui regolarmente mantenuti.

Un altro potenziale beneficiario del Tfr del lavoratore defunto, è l’ex coniuge, cioè il coniuge divorziato. In base a quanto disciplinato dalla legge sul divorzio, infatti, qualora lo stesso, sia titolare dell’assegno post matrimoniale e non sia passato a nuove nozze, avrà diritto ad ottenere una parte del trattamento di fine rapporto. La porzione dovuta sarà pari al 40% dell’indennità, con riferimento agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso col matrimonio.

Bisogna precisare che, a prescindere dalla qualifica soggettiva rivestita dai novero soggetti beneficiari, secondo la legge, la ripartizione dell’indennità avviene secondo l’accordo tra gli aventi diritto e, se manca, avrà come parametro il bisogno di ciascuno di essi.

  • ✔ Nel testamento si possono fissare le quote del Tfr tra coniuge e figli, evitando la ripartizione secondo il bisogno.
  • ✔ Si può lasciare per legato a chiunque il Tfr già incassato in vita: è denaro come un altro, e come tale entra nell’eredità.
  • ✔ Si può destinare il Tfr non ancora maturato a persone diverse, ma solo se alla morte non ci sono coniuge, figli né parenti a carico.
  • ⚠ L’ex coniuge con assegno divorzile prende il 40% della parte maturata negli anni di matrimonio, qualunque cosa dica il testamento.
  • ⚠ Il Tfr versato a un fondo pensione segue regole proprie: alla morte prima della pensione la posizione va agli eredi o ai beneficiari indicati al fondo. Meglio controllare il modulo compilato all’adesione.
  • ✘ Non si possono escludere il coniuge o i figli dal Tfr, né aggiungere un beneficiario quando loro ci sono.
  • ✘ Non vale alcun accordo firmato in vita su chi prenderà il Tfr: è nullo.
Lasciare il Tfr nel testamento

Lasciare il Tfr come legato

Le considerazioni sin qui svolte, non escludono la possibilità che il trattamento di fine rapporto, possa costituire autonomo oggetto di disposizione nel testamento. Sebbene il Codice Civile sia silente in merito, è comunque possibile, con l’aiuto del notaio, che il Tfr possa essere lasciato a soggetti diversi da quelli menzionati dalla norma. Tuttavia, una disposizione simile è possibile solo in assenza delle persone sopra menzionate, alle quali il Tfr spetterebbe di diritto.

La tipologia di figura da adottare, trattandosi di un singolo diritto, potrebbe essere quella del legato, da configurarsi in vario modo, a seconda delle esigenze e delle situazioni. Per esempio, qualora la somma, al momento della redazione del testamento, non sia stata ancora riscossa, poiché il rapporto di lavoro è ancora in essere, si potrebbe ricorrere alla figura del legato del diritto di credito. Invece, qualora l’indennità sia stata già riscossa, poiché il rapporto di lavoro è già cessato, il legato potrebbe avere ad oggetto direttamente la somma di denaro: in questo caso, però, il denaro fa parte dell’eredità a tutti gli effetti, rientra nel calcolo delle quote di legittima e nella dichiarazione di successione.

Va precisato che, qualunque sia la configurazione del legato in oggetto, il datore di lavoro non può di regola trattenere il Tfr a compensazione di debiti del lavoratore, se non nei limiti in cui la legge lo consente per i crediti di lavoro. Si tratta di una tutela che vale in vita e dopo la morte.

Qualora manchi un’espressa attribuzione nella scheda testamentaria, e nel caso in cui manchino tutti i soggetti menzionati dal Codice Civile , la disciplina del Codice Civile statuisce che, il trattamento di fine rapporto, sia attribuito in base alle norme della successione legittima, o successione secondo la legge.

L’unico divieto si rinviene nella possibilità di disporre, eccetto con un atto a causa di morte, di tutte le attribuzioni e indennità connesse al rapporto di lavoro, prima della morte del lavoratore. Qualunque patto che abbia questo contenuto sarà nullo per violazione del divieto dei patti successori.

E se si è ricevuta l’anticipazione del Tfr?

È possibile che il lavoratore, qualora sia sorta una situazione di necessità, abbia già richiesto un’anticipazione del trattamento di fine rapporto, nonostante il rapporto di lavoro sia ancora in corso. In questo caso, la somma ricevuta, verrà detratta dal totale, e per il resto varranno le considerazioni già svolte.

Cosa chiede il datore di lavoro per pagare

Per liquidare il Tfr e le altre spettanze, l’azienda di norma chiede il certificato di morte, i codici fiscali dei beneficiari, lo stato di famiglia e un atto notorio o una dichiarazione sostitutiva con l’elenco degli aventi diritto, oltre alla copia del testamento pubblicato se c’è; se tra i beneficiari ci sono minori, serve l’autorizzazione del giudice tutelare. L’atto notorio si fa dal notaio o in tribunale con due testimoni, e il preventivo si può chiedere anche da qui.

Le altre indennità lavorative nel testamento

Per concludere, è opportuno chiarire se sia possibile lasciare nel testamento anche altre indennità lavorative, come ad esempio la cosiddetta indennità sostitutiva di preavviso. Si tratta dell’indennità che deve essere corrisposta per il caso di recesso dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, compiuto, senza rispettare i termini di preavviso. L’importo della stessa dovrà essere pari all’importo della retribuzione, che sarebbe spettata per il periodo di preavviso. Per l’indennità sostitutiva, come disciplinato dalla stessa normativa finora citata, valgono le stesse regole fin qui esposte, sia con riferimento ad eventuali beneficiari, che con riferimento ad un potenziale atto di disposizione del diritto per testamento. Diverso il destino delle mensilità non ancora pagate, dei ratei di tredicesima e delle ferie non godute: quelle sono crediti del lavoratore, entrano nell’eredità e seguono il testamento o la successione legittima.

Le domande sul Tfr di chi scrive testamento

Posso lasciare tutto il Tfr a mia moglie e niente ai figli? No. I figli sono beneficiari per legge insieme al coniuge; nel testamento si possono fissare le proporzioni, ma non azzerare la quota di uno di loro.

Mio padre non aveva più moglie e io sono figlio unico: devo accettare l’eredità per avere il Tfr? No. Il Tfr spetta per diritto proprio e si chiede direttamente al datore di lavoro; si può anche rinunciare all’eredità, se ci sono debiti, e incassarlo lo stesso.

Il Tfr va nella dichiarazione di successione? Quello non ancora riscosso no, è escluso dall’attivo e non paga imposta di successione. Quello già incassato in vita è denaro sul conto del defunto e va dichiarato come il resto.