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Diritto Uso e Abitazione: Differenze rispetto all'usufrutto


Differenze tra diritto uso abitativo e usufrutto: Il notaio risponde

Uso e abitazione sono diritti reali di godimento che possono gravare su un determinato bene; in particolare chi ha il diritto d'uso di una cosa può servirsene e raccoglierne i frutti per quanto occorre ai bisogni propri e della sua famiglia, mentre chi ha il diritto di abitazione di una casa può abitarla limitatamente ai bisogni propri e della sua famiglia.


LE DIFFERENZE RISPETTO ALL’USUFRUTTO


Tali diritti differiscono dall'usufrutto, sia quanto all'oggetto (il bene che può formarne oggetto), che quanto al contenuto, assai più limitato, essendo circoscritto ai bisogni propri e della famiglia.

I diritti di uso e di abitazione non possono essere ceduti, né dati in locazione e non possono essere pignorati.


CONSULENZA NOTARILE – USO / ABITAZIONE


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Il diritto di Abitazione come diritto reale


È spesso molto complesso districarsi tra in mezzo alle diverse fattispecie che regolano il godimento e il possesso dei beni immobili, comprendendone caratteristiche, vantaggi e limiti. Oltre alla compravendita, abbiamo visto anche il caso della nuda proprietà con usufrutto he cosa diversa rispetto al diritto di abitazione. Quest’ultimo infatti è il diritto di godimento su una cosa altrui, grazie al quale il titolare di questo diritto può abitare una casa limitatamente ai bisogni suoi e della sua famiglia. Si tratta di un diritto personale, che è dunque riservato al titolare del diritto stesso e alla sua famiglia, che qui vivranno in relazione ai propri bisogni: è naturalmente impossibile però determinare quali siano i reali bisogni di una famiglia, pertanto questa limitazione così generica si limita di fatto all’impossibilità di destinare la casa a scopi diversi dall’abitazione della famiglia stessa.
Questo diritto (a differenza ad esempio di quanto avviene per l’usufrutto) può essere riconosciuto solo a persone fisiche e non alle persone giuridiche (società), proprio perché ha come oggetto imprescindibile il fatto che il titolare del diritto debba “abitare” l’immobile che ne è oggetto.
Diventa d’obbligo a questo punto precisare cosa si intenda in questo caso per famiglia: a risponderci è l’articolo 1023 del Codice Civile, che esemplifica appunto cosa si intenda per famiglia ai fini di questo diritto. Rientrano nell’esercizio del diritto, oltre al titolare, anche i figli avuti dopo che il diritto si è istituito, oltre a quelli precedenti, anche se in quel momento il titolare non aveva contratto matrimonio, così come i figli riconosciuti, adottati o affiliati sia prima sia dopo il sorgere del diritto. Infine sono comprese le persone che convivono con il titolare per prestare servizio ad esso e alla sua famiglia.

uso ed abitazione

Perché vi possa essere il diritto di abitazione, l’immobile sottoposto a questo diritto deve naturalmente avere i requisiti di abitabilità, dal momento che perché questo diritto possa esprimersi è necessario che il titolare e la sua famiglia come sopra indicata abitino l’immobile stesso. La Corte di Cassazione già negli anni Ottanta ha inoltre stabilito che il diritto di abitazione va esteso anche agli accessori e alle pertinenze della casa, ad esempio balconi, giardini, cantine, box, verande e quant’altro che, pur non costituendo vano abitabile, è parte accessoria della casa stessa.

Anche se su un piano intuitivo diritto di abitazione e uso possono sembrare sinonimi (se abito una casa la sto di fatto usando), in realtà da un punto di vista legale queste due espressioni hanno un sottile eppure determinante distinguo da tenere in considerazione. Entrambe le forme sono infatti espressione di diritti privati, che pertanto non si possono cedere e non si possono dare in locazione ad altri, ma la differenza fondamentale è proprio nell’utilizzo del bene. Abbiamo detto che nel diritto di Abitazione il titolare non può in alcun modo utilizzare la casa per scopi diversi da quello abitativo per sé e per la propria famiglia e non ha alcun diritto sui frutti dell’immobile stesso. Non può dunque ad esempio utilizzarla come ufficio, né tantomeno darla in locazione ad altri.

Diritto di Abitazione per il coniuge superstite o separato


Come sempre avviene in questi casi, più di un dubbio sorge quando si presenta il caso in cui il titolare del diritto sia deceduto e rimanga invece in vita il coniuge: il diritto si estende a quest’ultimo o no? E in che misura? La questione in questo caso è affrontata dall’articolo 540 del Codice Civile. La legge prevede infatti che al coniuge del defunto titolare del diritto spettino i Diritti di Abitazione sulla casa residenza della famiglia e di uso dei mobili che si trovano al suo interno. In questo modo il coniuge superstite potrà portare avanti le proprie abitudini di vita, senza dover abbandonare la sua abitazione a causa della morte del marito o della moglie.
Il che naturalmente apre una questione sull’asse ereditario, poiché gli eredi non potranno naturalmente godere del bene su cui grava il Diritto di Abitazione. Il valore del bene e dei mobili al suo interno sarà dunque stralciato dall’asse ereditario: il resto dei beni del defunto sarà diviso tra tutti gli eredi secondo le norme che regolano le successioni.

Altra questione spinosa è senza dubbio alcuno quella riguardante il coniuge separato e qui interviene quanto detto poco sopra. Abbiamo infatti sottolineato come la ratio della legge nel disporre la continuità del Diritto di Abitazione per il coniuge superstite fosse legata in particolare alla volontà di non stravolgere l’abitudine di vita della famiglia, causando ulteriore danno pratico ed affettivo. Si tratta dunque più di un interesse morale che economico, legato alla continuità dei rapporti affettivi: nel caso del coniuge separato, il fatto che non vi sia più la convivenza e che non sia possibile pertanto individuare la casa adibita a residenza familiare  nel momento in cui si apre la successione fa venir meno il principio sopra esposto su cui si basava il mantenimento del diritto.

La Consulenza del Notaio


Sebbene si tenti qui di semplificare questioni anche molto complesse, spesso dibattute e che hanno richiesto più volte nel corso degli anni l’intervento della Corte di Cassazione per derimere controversie e dare precise interpretazioni della norma, la materia è tutt’altro che semplice e ogni caso va valutato nella sua singolarità. Per questo è sempre importante avvalersi della competenza di un Notaio, chiedendo una consulenza personalizzata e chiarendo tutti i punti più ostici o che possono causare problemi o imprevisti. La competenza, l’esperienza e la preparazione del Notaio in questi settori, unita alla serietà richiesta dalla stessa figura professionale, sono una garanzia per tutti coloro che ricercano

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